Dopo diversi giorni caratterizzati da un clima mite e ampiamente stabile, grazie alla presenza di un campo di Alta Pressione sub-tropicale che sta favorendo temperature diurne ben oltre le medie stagionali su gran parte d’Europa e sull’Italia, gli ultimi aggiornamenti dei modelli meteorologici iniziano a delineare uno scenario molto diverso sul lungo termine. Potremmo infatti essere vicini a un deciso cambio di rotta sul finire della seconda decade di Novembre, con l’arrivo di una fase più dinamica e soprattutto più fredda.
Già nel corso del weekend, una perturbazione nord-atlantica è attesa interessare il Centro-Nord portando un primo calo termico e un ritorno di piogge e rovesci. Tuttavia, ciò che risulta più interessante è l’evoluzione successiva: l’assetto barico sull’Europa potrebbe modificarsi in modo tale da favorire la discesa di una imponente saccatura di origine artica verso le latitudini più meridionali. Secondo le proiezioni modellistiche, tra il 18 e il 20 Novembre una massa d’aria molto fredda potrebbe dilagare sull’Europa settentrionale e centro-occidentale e successivamente raggiungere anche il bacino del Mediterraneo.
In questo scenario, il Nord Italia sarebbe la prima zona a risentire dell’afflusso di aria fredda, con un calo termico sensibile e la possibilità delle prime nevicate a quote relativamente basse, se si creeranno le giuste condizioni di instabilità. Il Centro-Sud, invece, potrebbe inizialmente trovarsi in una fase più mite, per via di un richiamo prefrontale di aria temperata innescato dall’affondo della saccatura artica sull’Europa centro-occidentale. Tuttavia, con il progressivo spostamento del sistema verso est, anche le regioni meridionali verrebbero coinvolte da un deciso raffreddamento e da un probabile peggioramento del tempo, con temperature in forte calo e possibili nevicate in Appennino.
Insomma, dopo un lungo periodo, potremmo dire, di stampo primaverile, l’Italia potrebbe conoscere un’improvvisa virata verso un clima dal sapore invernale, tra freddo, maltempo e venti pungenti. Naturalmente si tratta ancora di tendenze a medio-lungo termine, e l’esatta traiettoria della saccatura artica giocherà un ruolo determinante per stabilire quali aree verranno maggiormente coinvolte: nei prossimi aggiornamenti sarà quindi fondamentale seguire l’evoluzione con attenzione.