Un’analisi basata sugli “analoghi” climatici
In questo caso si utilizza un metodo chiamato analisi per analoghi per prevedere come potrebbe evolvere una stagione. In pratica, si confronta la situazione attuale dell’atmosfera e degli oceani con quella di anni passati in cui le condizioni erano simili, per capire che tipo di inverno si era verificato allora. I risultati attuali suggeriscono una maggiore probabilità di un inverno freddo e dinamico, tipico delle stagioni “vecchia scuola”.
La Niña: il motore oceanico del freddo
Al centro dell’attenzione c’è il fenomeno ENSO (El Niño–Southern Oscillation), che oscilla tra fasi calde e fredde ogni pochi anni. Le ultime analisi NOAA indicano la formazione di una La Niña debole nel Pacifico tropicale, cioè un raffreddamento delle acque oceaniche.
Questa condizione tende a rinforzare l’alta pressione sul Pacifico e una bassa pressione sul Canada, favorendo così un getto polare più ondulato e incursioni di aria fredda sugli Stati Uniti settentrionali ed Europa.
In passato, gli inverni con La Niña hanno spesso portato temperature rigide e nevicate abbondanti negli Stati Uniti centro-settentrionali e sul Canada occidentale, mentre in Europa hanno favorito fasi più fredde alternate a periodi miti.
Il ruolo della QBO e del vortice polare
Un altro elemento chiave è la QBO (Quasi-Biennial Oscillation), un ciclo di venti nella stratosfera tropicale che cambia direzione ogni circa 17 mesi. Attualmente la QBO è in fase negativa, una condizione che storicamente è associata a un vortice polare più debole e instabile. Questo significa che l’aria gelida dell’Artico può scendere più facilmente verso le medie latitudini, portando ondate di freddo più frequenti su Europa e Nord America.
Quando La Niña e QBO negativa si combinano, il rischio di un inverno freddo e nevoso aumenta sensibilmente. Anche la frequenza dei cosiddetti riscaldamenti stratosferici improvvisi (SSW), che spesso anticipano forti ondate di gelo, tende a crescere in questo tipo di scenario.
Gli oceani come indicatori di ciò che verrà
L’analisi delle temperature superficiali oceaniche a livello globale mostra un pattern particolare: acque fredde nel Pacifico tropicale e più calde nel Pacifico settentrionale. In passato, combinazioni simili hanno prodotto ondate di freddo intense in Nord America e un inverno più variabile e umido in Europa occidentale.
Gli esperti del centro ERA5 evidenziano come gli anni analoghi a quello attuale abbiano mostrato nevicate sopra la media su USA e Canada, mentre in Europa il segnale più forte si è concentrato su Regno Unito e regioni montuose del centro-nord.
L’importanza della neve siberiana di ottobre
Un ulteriore indicatore da osservare è l’estensione del manto nevoso in Siberia nel mese di ottobre. Quando l’innevamento cresce rapidamente, tende a indebolire il vortice polare nelle settimane successive, favorendo la discesa di masse d’aria artiche in Europa e Nord America.
Le ultime previsioni ECMWF confermano un’ampia copertura nevosa in crescita sulla Siberia, segnale che potrebbe preludere a un inverno con freddo precoce e potenzialmente intenso anche alle medie latitudini.
Conclusioni: inverno 2025/2026, un ritorno al passato?
Combinando tutti gli elementi — La Niña, QBO negativa e neve siberiana in espansione — lo scenario più probabile indica un inverno dinamico, con ondate di freddo intermittenti e nevicate più frequenti sul Nord America e in alcune aree d’Europa.
In sintesi, il 2025/2026 potrebbe segnare un ritorno a un inverno “vecchio stile”: più freddo, più nevoso e con un vortice polare meno stabile rispetto agli ultimi anni.
