Temperatura 850 hPa, perché se ne parla
Per comprendere meglio il quadro termico in arrivo, è importante spiegare cosa si intende per quota isobarica di 850 hPa. A questa altitudine, che corrisponde approssimativamente a 1.500 metri sopra il livello del mare, si osservano le temperature che più efficacemente rappresentano l’aria in libera atmosfera, al netto delle influenze diurne e notturne della superficie terrestre.
Quando le temperature a 850 hPa superano i 20 °C, possiamo già parlare di una massa d’aria molto calda, ma nel caso in esame si prospettano valori compresi tra 25 e 28 °C, con punte superiori nelle aree più interne della SARDEGNA, della SICILIA, ma anche di BASILICATA, CALABRIA e PUGLIA.
Effetto mitigante del mare: perché al Sud farà meno caldo sulle coste
Nonostante la violenza dell’affondo caldo, la temperatura superficiale dei mari nel Mediterraneo resta al momento in linea con la media, con un’eccezione importante: il settore occidentale, dove si registrano anomalie lievemente positive. Questo significa che lungo le coste, in particolare sulle isole e sulle regioni affacciate al Tirreno e allo Ionio, l’effetto mitigatore delle brezze marine sarà ancora in grado di contenere almeno in parte l’eccesso termico.
Tutt’altra storia nelle zone interne, dove l’irraggiamento solare diretto e l’assenza di ventilazione potranno portare facilmente le temperature massime giornaliere oltre i 40 °C.
Nord Italia più vulnerabile: perché l’afa sarà insopportabile
A differenza del Sud, le regioni del Nord Italia non potranno contare sulla mitigazione del mare, e neppure sull’influenza dell’Oceano Atlantico, temporaneamente “tagliato fuori” dalla circolazione dominante a causa dell’espansione dell’anticiclone africano verso le latitudini elevate.
Qui, la combinazione tra umidità elevata, assenza di ventilazione e aria bollente in quota genererà condizioni di afa estrema, soprattutto nelle grandi aree urbane della Pianura Padana, da TORINO a MILANO, passando per BOLOGNA, MANTOVA e PADOVA.
Aalta Pressione africana in ascesa
Ciò che sta accadendo non è del tutto inedito, ma sta assumendo un carattere più frequente e violento negli ultimi anni. Il “blocco africano” rappresenta un assetto barico in cui una massiccia alta pressione subtropicale si spinge verso Nord, inglobando Italia, Francia e in parte anche il Sud della Germania.
Questa espansione, guidata da una cella di Hadley allargata e rinforzata dai cambiamenti climatici globali (vedi la pubblicazione scientifica Nature Geoscience), produce effetti molto persistenti e difficili da smantellare.
Temporali sì, ma solo a Nord
Un altro aspetto interessante riguarda il comportamento dell’aria atlantica, ancora in grado di irrompere a tratti sull’Europa occidentale. In FRANCIA, ad esempio, la calura africana sarà spesso interrotta da temporali violenti, generati dall’incontro tra l’aria calda e quella fresca oceanica.
In ITALIA, questa dinamica sarà più marginale, ma potrà produrre temporali intensi e localizzati tra PIEMONTE, LOMBARDIA, VENETO e TRENTINO, specie nel tardo pomeriggio o nelle ore notturne, in presenza di forti contrasti termici.
La formula che meglio spiega questa instabilità è:
Caldo umido preesistente + irruzione fresca improvvisa = energia convettiva esplosiva
Fenomeni del genere possono generare nubifragi, grandinate e raffiche di vento anche distruttive, specie laddove il terreno sia già provato da settimane di siccità.
Fonti utili per approfondimenti:
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- Copernicus Climate Change Service (C3S)
- Nature Geoscience – Expansion of the Hadley cell