Una marine heatwave si verifica quando le temperature della superficie marina restano significativamente sopra la norma per almeno cinque giorni consecutivi. La definizione scientifica si basa sul superamento del 90° percentile della climatologia stagionale calcolata su 30 anni. Questa classificazione è stata introdotta da Hobday et al. (2016) in un lavoro fondamentale pubblicato su Progress in Oceanography (link allo studio).
Ma ciò che colpisce è la persistenza e la profondità di questi fenomeni. Le onde di calore marine non si limitano alla superficie, possono scendere a centinaia di metri e coprire superfici oceaniche enormi, come documentato da studi recenti condotti dal NOAA (link).
In questo MAGGIO 2025, la North Atlantic Marine Heatwave è sotto osservazione da parte del Copernicus Marine Service, che riporta temperature superiori di 4°C a ovest dell’Irlanda e fino a 2,5°C intorno al Regno Unito (Copernicus bulletin). È un’anomalia senza precedenti, che ha scosso la comunità scientifica per la sua durata e intensità.
I fattori responsabili sono noti: alta pressione persistente, vento debole, cielo sereno e una spinta costante di aria calda da sud-est. Questo tipo di forzante è stato osservato in numerose MHW, come dimostrano i lavori pubblicati su Nature Communications (link allo studio).
Non è fantascienza: una bolla calda sull’oceano può alterare il tempo sulla terra. Le ricerche del UK Met Office hanno mostrato che le MHW attorno alla Gran Bretagna hanno aumentato le temperature medie terrestri di 0,5-1,0°C nel mese successivo (UK Climate Projections).
Questo è il feedback terra-mare: meno nuvole sul mare significano più radiazione solare assorbita, quindi più calore che resta in loco, e più calore restituito all’atmosfera. Uno studio del WMO ha quantificato una riduzione del 15% nella copertura nuvolosa e un aumento dell’11% nella radiazione incidente durante forti MHW (WMO report).
Nel frattempo, APRILE e MAGGIO 2025 hanno visto l’Europa centrale e occidentale attraversate da ondate di calore di origine africana. Il fenomeno è coerente con le proiezioni dell’ECMWF e del Copernicus Climate Change Service, che prefigurano ondate di calore sempre più anticipate durante l’anno (Copernicus seasonal forecast).
L’AEMET (l’agenzia meteo spagnola) ha lanciato l’allarme sul superamento dei 50°C in SPAGNA in presenza di condizioni favorevoli come bassa umidità e forte soleggiamento, un’eventualità impensabile fino a pochi anni fa (AEMET extreme heat study).
Nel Pacifico e nel Mediterraneo, le MHW hanno causato sconvolgimenti nella catena alimentare marina, come descritto nei rapporti dell’IPBES e del NOAA Fisheries. Gli effetti includono mortalità di massa, cambiamenti nei pattern migratori e comparsa di specie invasive come meduse e pesci tropicali (NOAA ecological impacts).
Il MAR MEDITERRANEO è particolarmente vulnerabile, come descritto da una ricerca pubblicata su Global Change Biology che documenta gli impatti delle MHW su alghe, spugne, pesci e coralli mediterranei (link allo studio).
Secondo l’IPCC AR6 Synthesis Report (link al documento), le MHW che una volta erano eventi rari (una volta ogni 100-1000 anni) diventeranno annuali o decennali, a seconda dell’entità del riscaldamento globale. Con +3°C, le MHW potrebbero essere 50 volte più frequenti rispetto all’era preindustriale.
Uno studio del CSIRO e NOAA conferma che le MHW sono ora 20 volte più probabili rispetto al secolo scorso, e che l’oceano assorbe oltre il 90% del surplus termico antropogenico (CSIRO marine trends).
La risposta non può essere parziale. Gli esperti raccomandano strategie basate sulla natura, l’aumento di sistemi di osservazione oceanica, e la riduzione drastica delle emissioni fossili, come indicato dall’UNEP Emissions Gap Report (link).
Il Paris Agreement resta il riferimento normativo globale, ma oggi serve anche educazione climatica, previsione meteo oceanica e adattamento economico nelle comunità costiere. Perché il mare, quando si scalda, non resta mai solo nel suo riscaldarsi.