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El Niño, un nome evocativo quanto inquietante nel vocabolario meteorologico globale, è un fenomeno climatico che si manifesta a migliaia di chilometri dall’Italia, ma che riesce comunque a imprimere il suo marchio sul nostro meteo estivo. Se n’è parlato anche in questi GIORNI di MAGGIO: El Niño si è indebolito, mentre La Niña, il suo opposto meteorologico, inizia a far intravedere i primi segnali di ritorno. Ma cosa accade esattamente e perché questi fenomeni hanno un’influenza crescente sul clima anche nel nostro continente?

 

Dove nasce El Niño

Il cuore pulsante di El Niño si trova nel Pacifico equatoriale centrale e orientale, lungo la fascia che va dalla costa del Perù e dell’Ecuador verso la zona centro-occidentale dell’Oceano Pacifico. Qui, durante la fase attiva del fenomeno, si registra un riscaldamento anomalo delle acque superficiali, che altera profondamente la circolazione atmosferica globale.

Le modifiche più evidenti avvengono nella zona tropicale, ma le conseguenze si propagano su scala planetaria. Le perturbazioni delle correnti a getto (jet stream) che regolano il flusso atmosferico nelle medie latitudini possono determinare ondate di calore, siccità o precipitazioni estreme anche a migliaia di chilometri di distanza.

Come spiegato dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), El Niño modifica la struttura delle celle convettive tropicali e di conseguenza il bilancio energetico dell’intero Pianeta. Quando è attivo, l’energia in eccesso nella fascia tropicale viene ridistribuita attraverso l’atmosfera fino alle latitudini più alte, generando instabilità anche su Europa e Mediterraneo.

 

L’influenza sull’Europa e sull’Italia

Nonostante El Niño si manifesti in una regione molto distante dal nostro continente, i suoi effetti possono arrivare a condizionare il tempo atmosferico in Europa, e in particolare il meteo estivo italiano. Alcuni studi, come quelli pubblicati sul Journal of Climate dell’American Meteorological Society (link diretto allo studio), evidenziano come le estati europee tendano a essere più calde e secche in coincidenza con i picchi di El Niño, a causa della deviazione delle onde planetarie e dei pattern di alta pressione più persistenti.

D’altra parte, La Niña — che corrisponde a un raffreddamento anomalo delle acque del Pacifico orientale — produce effetti quasi opposti, generando correnti atmosferiche più zonali, che possono facilitare un flusso umido e instabile verso il Mediterraneo. Anche questo fenomeno, come illustrato dal Met Office britannico, contribuisce a modificare le dinamiche meteorologiche globali.

 

Perché oggi El Niño e La Niña sembrano avere più influenza?

La risposta non risiede tanto nella natura di questi due fenomeni — che sono presenti da millenni — quanto nella nuova configurazione del sistema climatico globale. I cambiamenti climatici in atto, come documentato nel Sesto Rapporto IPCC (fonte IPCC), hanno aumentato la sensibilità del clima terrestre alle oscillazioni tropicali. In altre parole, il Pianeta è diventato più reattivo, e ogni perturbazione termica o dinamica si amplifica attraverso l’atmosfera, producendo effetti più intensi e duraturi.

Questo vale in modo particolare per le stagioni estreme, come l’estate e l’inverno, quando il sistema atmosferico è più vulnerabile agli squilibri. Le ondate di calore record registrate in EUROPA nelle ultime estati (come quella del 2022), così come le siccità persistenti osservate nel BACINO DEL MEDITERRANEO, sono esempi chiari di come una maggiore presenza di El Niño possa accentuare tendenze già avviate dal riscaldamento globale.

 

Un meteo sempre più marcato

Siamo ormai entrati in un’epoca in cui il meteo locale non esiste più in senso stretto. Come ben illustrato in uno studio del Nature Geoscience (vedi articolo), gli eventi meteorologici estremi sono spesso innescati da interazioni teleconnettive: legami a distanza tra fenomeni climatici. Ecco perché El Niño, pur avvenendo nel cuore del Pacifico, può influenzare la probabilità di un’estate torrida a ROMA, un periodo di piogge anomale a MILANO o persino un inverno più nevoso sulle ALPI.

Oggi, con strumenti satellitari più precisi e modelli climatici sempre più avanzati, possiamo misurare questi effetti con maggiore accuratezza e prevederne in parte gli sviluppi. Tuttavia, la combinazione tra El Niño, La Niña e i cambiamenti climatici in corso rende il meteo dell’estate particolarmente incerto e instabile, con effetti a catena che spesso sfuggono alle previsioni tradizionali.

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