La Bolivia sta affrontando la sua stagione di incendi più devastante degli ultimi vent’anni, con impatti significativi su ecosistemi unici come il Bosque Seco Chiquitano. Di fronte a questa crisi ambientale, il governo ha dichiarato lo stato di disastro nazionale, un segnale della gravità della situazione. Il presidente Luis Arce ha annunciato ufficialmente lo stato di emergenza dalla città di Santa Cruz, la regione più colpita, evidenziando la necessità di assistenza internazionale per combattere gli incendi.
Alla data del 30 settembre, le aree bruciate avevano già superato i 10.125 milioni di ettari, stabilendo un nuovo record, superiore a quello del 2019, quando erano stati distrutti circa 5,3 milioni di ettari. Questa tragedia è stata in parte attribuita alla mancanza di misure preventive adeguate e alla risposta ritardata delle autorità di fronte all’emergenza, aggravando ulteriormente le condizioni di vita della popolazione.
Jhanisse Vaca Daza, fondatrice del movimento Ríos de Pie, ha criticato duramente l’inefficacia dell’azione del governo, sostenendo che dietro tale inefficacia vi siano ragioni politiche, legate alle prossime elezioni e agli interessi dell’industria agricola, che promuove una continua deforestazione. La debole applicazione delle leggi ambientali e la crescente espansione dell’agricoltura sono direttamente collegati alla distruzione degli habitat naturali, contribuendo all’intensificarsi degli incendi.
Le prime fiamme sono divampate circa tre mesi fa, colpendo soprattutto le regioni orientali del Paese, come Santa Cruz e Beni, quest’ultima famosa per la sua vasta biodiversità, ora gravemente compromessa. Circa il 70% degli incendi ha devastato foreste primarie, vitali per la biodiversità e per il sequestro del carbonio atmosferico, un processo cruciale per contrastare il cambiamento climatico.
Gli effetti non si sono limitati all’ambiente: la popolazione boliviana ha dovuto affrontare gravi difficoltà, con oltre 1.289 scuole che hanno sospeso le lezioni in presenza a causa della scarsa qualità dell’aria provocata dal fumo. Queste emergenze potrebbero diventare sempre più frequenti se non si adotteranno misure drastiche per prevenirle, considerato che il cambiamento climatico sta intensificando fenomeni come la siccità e le alte temperature, favorendo la diffusione degli incendi.
Questi incendi sono il risultato di un complesso insieme di fattori, inclusi la siccità, le temperature elevate e l’espansione agricola, che in molte aree è associata a conflitti legati alla proprietà terriera.
Critiche nei confronti del governo sono state sollevate anche da Gabriela Keseberg Dávalos, analista politica ed ecologista, che ha descritto le azioni governative come inadeguate e tardive. La gestione degli incendi è stata influenzata, secondo Dávalos, dalle tensioni sociali e politiche legate alle imminenti elezioni presidenziali del 2025, con divisioni all’interno del partito Movimento Al Socialismo (MAS), guidato precedentemente da Evo Morales. Sebbene siano state abrogate alcune leggi che tolleravano la pratica della bruciatura dei terreni, Dávalos sostiene che manca ancora una profonda trasformazione culturale nel rispetto dell’ambiente.
In Bolivia, alcune normative incentivano l’uso del fuoco per la pulizia dei terreni agricoli, senza un controllo rigoroso o sanzioni adeguate per chi viola le leggi. La Ley de Agroforestería del 2012 incoraggia la conversione delle foreste in aree agricole, favorendo lo sviluppo economico. Il Decreto Supremo N° 1048, inoltre, facilita l’occupazione delle terre statali per scopi agricoli, favorendo la deforestazione.
Molti attivisti, come Patricia Gualinga, hanno denunciato che la distruzione delle foreste, tra cui l’Amazzonia, è spesso attribuibile all’azione umana, piuttosto che a cause naturali. Mariel Cabero, nel suo studio sulla giustizia ambientale, ha evidenziato come le politiche governative abbiano contribuito agli incendi attraverso pratiche come la coltura itinerante con il metodo “taglia e brucia”, privilegiando lo sviluppo economico a discapito della tutela ambientale.
Infine, Vaca Daza ha sollevato ulteriori preoccupazioni riguardo a interessi nascosti dietro questi incendi devastanti, tra cui il narcotraffico e il commercio illegale di fauna selvatica, che complicano ulteriormente il già complesso quadro degli incendi forestali in Bolivia.