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L’immagine iniziale del buco nero supermassiccio situato al centro della nostra galassia, ottenuta grazie al Telescopio Event Horizon, ha svelato dettagli inaspettati riguardo alla sua velocità e al suo angolo di rotazione. Queste caratteristiche suggeriscono una possibile fusione antica tra Sagittarius A, il buco nero della Via Lattea, e un altro buco nero di dimensioni considerevoli, proveniente dal nucleo di una galassia inglobata dalla nostra.

 

Secondo le ipotesi del Dr. Yihan Wang e del Professore Bing Zhang dell’Università del Nevada a Las Vegas, questi fenomeni potrebbero essere il risultato di una fusione tra Sagittarius A e un buco nero di massa comparabile. Il fatto che Sagittarius A ruoti a una velocità così elevata e in una direzione non allineata con l’asse rotazionale della Via Lattea ha catturato l’attenzione della comunità scientifica.

 

I buchi neri supermassicci, noti come SMBH, crescono attraverso due principali meccanismi: l’accrezione, durante la quale il gas circostante si avvolge formando un disco luminoso che viene progressivamente assorbito dal buco nero, e le fusioni con altri SMBH. Sebbene le fusioni tra buchi neri supermassicci siano eventi estremamente rari, gli scienziati ritengono che possano avvenire quando galassie si scontrano e si fondono, fenomeno osservato con una certa regolarità. Anche se non sono stati ancora osservati direttamente attraverso le onde gravitazionali, molte prove supportano la loro esistenza e plausibilità.

 

Wang e Zhang ipotizzano che la fusione di Sagittarius A sia avvenuta circa 9 miliardi di anni fa, quando la Via Lattea si è scontrata con la Galassia Gaia-Enceladus. Durante questo evento, i due buchi neri supermassicci si sarebbero fusi con un rapporto di massa di circa 4:1. Se la galassia Gaia-Enceladus si fosse avvicinata dalla direzione del piano galattico, Sagittarius A avrebbe mostrato una rotazione veloce, ma senza un’inclinazione così evidente. Tuttavia, la marcata angolazione della rotazione di Sagittarius A rispetto all’asse rotazionale galattico suggerisce uno scenario diverso e più complesso.

 

I ricercatori hanno sviluppato modelli che indicano come un’inclinazione tra 145° e 180° del buco nero in fusione rispetto alla rotazione precedente di Sagittarius A possa spiegare meglio l’angolo di rotazione osservato. Alcuni modelli basati esclusivamente sull’accrezione riescono a giustificare la velocità di rotazione, ma non l’angolo, mentre altri spiegano l’angolo ma non la velocità. Questo suggerisce che solo un evento di fusione potrebbe spiegare entrambe le caratteristiche.

 

L’influenza dei buchi neri supermassicci sul movimento degli oggetti vicini permette agli scienziati di dedurre informazioni chiave sulla loro rotazione, che in genere ci si aspetta sia allineata al piano galattico. La scoperta che Sagittarius A ruoti in una direzione inclinata rispetto a tale piano rappresenta un’anomalia che potrebbe essere spiegata solo da una fusione con un altro SMBH di dimensioni significative.

 

Secondo Wang, questa scoperta fornisce nuove prospettive sulla crescita e l’evoluzione dei buchi neri supermassicci. Il Professore Zhang, inoltre, sottolinea come questi risultati offrano prove a sostegno della teoria delle fusioni gerarchiche dei buchi neri, gettando luce sulla complessa storia dinamica della Via Lattea.

 

In futuro, rilevatori avanzati di onde gravitazionali nello spazio potrebbero fornire ulteriori dettagli sulle fusioni di SMBH avvenute miliardi di anni fa. Questi strumenti, attualmente in fase di sviluppo, potrebbero rilevare eventi simili a quello che ha coinvolto Sagittarius A, offrendo una visione più chiara dell’evoluzione delle galassie e dei buchi neri.

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