La fibrillazione atriale è la forma più diffusa di aritmia e può portare a gravi complicazioni come ictus e insufficienza cardiaca. Secondo le statistiche dell’American Heart Association del 2024, si prevede che oltre 12 milioni di persone negli Stati Uniti saranno affette da AFib entro il 2030, rendendo urgente l’individuazione e la gestione dei fattori di rischio.
Il dottor Xavier Trudel, epidemiologo occupazionale e cardiovascolare nonché professore associato all’Università Laval a Quebec City, ha guidato questo studio che per la prima volta esamina l’impatto combinato della tensione lavorativa e dello squilibrio tra sforzo e ricompensa sullo sviluppo della fibrillazione atriale. Questi due fattori psicosociali erano già stati precedentemente collegati a un aumento del rischio di malattia coronarica, ma non era stato esplorato il loro effetto combinato sulla AFib.
I risultati dello studio sono particolarmente preoccupanti: i dipendenti con elevata tensione lavorativa presentano un rischio maggiore dell’83% di sviluppare AFib rispetto ai colleghi meno stressati. Inoltre, coloro che percepiscono uno squilibrio tra gli sforzi profusi nel lavoro e le ricompense ricevute (come stipendio o riconoscimenti) hanno un rischio aumentato del 44%. La combinazione di entrambi i fattori porta a un incremento del rischio di AFib del 97%.
L’analisi si basa su un campione di quasi 6.000 adulti impiegati in settori amministrativi in Canada, utilizzando dati raccolti dallo studio PROspective Quebec (PROQ) on Work and Health, avviato nella regione del Quebec tra il 1991 e il 1993. I partecipanti avevano un’età media di 45 anni all’inizio dello studio (1999-2001) e sono stati seguiti fino ai 65 anni alla fine del periodo monitorato (dicembre 2018). Durante questo periodo, sono stati identificati 186 casi di fibrillazione atriale.
Il team ha misurato lo stress lavorativo tramite questionari auto-somministrati focalizzati sulla tensione lavorativa e sullo squilibrio tra sforzo e risultato, correlando questi dati con variabili socio-economiche come sesso, educazione e fattori legati allo stile di vita, quali fumo e consumo di alcol.
Gli autori dello studio sottolineano l’importanza di strategie organizzative volte alla riduzione degli stressor psicosociali nei luoghi di lavoro, come possibile mezzo per mitigare il rischio associato alla fibrillazione atriale. Questo studio evidenzia ulteriormente la necessità di considerare lo stress lavorativo non solo come un problema di benessere psicologico, ma anche come un fattore di rischio concreto per gravi condizioni cardiache.