
Sopra il Polo Nord, in Stratofera sta succedendo qualcosa che i meteorologi non avevano mai osservato così presto nella stagione: il Vortice Polare stratosferico, che proprio a Novembre dovrebbe rinforzarsi, sta invece perdendo forza a vista d’occhio: al 5-6 Novembre i venti che lo alimentano, misurati sopra il 60° parallelo, soffiavano a poco più di 1 metro al secondo, quando la media del periodo si aggira sui 25 metri al secondo. Il modello matematico europeo ECMWF vede una previsione di un’inversione dei venti, da occidentali a orientali, già verso il 10 Novembre, e tutti i 50 scenari del suo insieme di previsioni la fanno comparire entro metà mese, come avevamo anticipato parlando dello Stratwarming più precoce mai rilevato. Sostanzialmente, l’evento in Stratosfera si materializzerebbe, ma dobbiamo ancora conoscere se avrà un’influenza in Troposfera, dove si verificano i fenomeni atmosferici. Va detto che ci sono opinioni contrastanti su questo, e attendiamo tracce più chiare da parte dei modelli matematici.
Cos’è il Vortice Polare e perché questo evento fa storia
Il Vortice Polare stratosferico è una grande giostra di venti da ovest che gira attorno all’Artico nella Stratosfera, lo strato che sta sopra la Troposfera dove nascono nuvole e perturbazioni, e che d’inverno tiene l’aria gelida chiusa alle alte latitudini. Quando dal basso risalgono le grandi ondulazioni della corrente a getto, le cosiddette onde planetarie, la “trottola dei venti” si deforma, si allunga come un elastico, si sposta dal Polo e nei casi più forti va in crisi con un brusco aumento della temperatura in quota: è lo Stratwarming, che diventa “maggiore” quando i venti arrivano a girare al contrario. Il riscaldamento è già evidente, visto che lassù ci sono circa -57°C contro i -64°C tipici del periodo, e il Vortice appare stirato tra Siberia e Canada, come mostravano le prime simulazioni sullo Split del Vortice Polare di fine Ottobre. In sostanza le previsioni dei modelli matematici erano giuste.
Finora nessuno Stratwarming maggiore era stato registrato prima del 28 Novembre, data raggiunta nel 1968 e nel 2025, quindi un’inversione nella prima metà del mese anticiperebbe il primato di circa tre settimane, e questo lo rende eccezionale e forse record.
Cosa dicono gli esperti
Judah Cohen, ricercatore del MIT e responsabile delle previsioni stagionali di AER, tra i massimi specialisti al mondo del tema, ha definito la previsione senza precedenti, con l’indice che misura lo stato della Stratosfera finito letteralmente fuori dai grafici. Nel suo aggiornamento del 2 Novembre, però, invita alla calma, ed anche le sue uscite si sono ridotte a commentare senza lasciare opinioni. Spiegava nella sua ultima analisi che gli effetti al suolo non saranno immediati e che nelle prossime due settimane prevarrà anzi un tempo piuttosto mite su gran parte dei continenti dell’emisfero nord, mentre più avanti crescerà la probabilità di fasi invernali intense in qualche regione, senza poter dire oggi quale. Lo stesso Cohen aveva già acceso i riflettori, a fine Ottobre, su questo disturbo e sull’incognita dell’Inverno.
Anche il Met Office britannico parla di uno sviluppo eccezionale per la data, e il meteorologo Aidan McGivern ha spiegato che il fortissimo El Niño nel Pacifico sta amplificando le onde della corrente a getto, che risalendo vanno a urtare e deformare il Vortice. L’Ente inglese ricorda però che non arriveranno automaticamente neve o gelo, perché gli effetti potranno scendere verso il basso in un arco di 2-6 settimane e molto dipenderà da dove si piazzeranno le alte pressioni. Sulla stessa linea il NOAA Climate Prediction Center, che considera rarissimo un disturbo simile a Novembre ma per ora non vede grandi irruzioni artiche sugli Stati Uniti. Quindi, c’è chiarezza, e c’è da augurarsi che a chi legge questo articolo sia chiaro che questi eventi vanno seguiti a tappe.
Cosa potrebbe succedere in Europa e in Italia
Fino a metà Novembre alcuni modelli matematici mostreranno qualche fase più fresca sull’Europa centro-settentrionale, con una possibile discesa di aria polare verso la Germania intorno al 10 Novembre e, negli scenari più spinti, neve a quote basse oltralpe. Sono però previsioni che al momento sono precosi sugli effetti del Vortice Polare stratosferico, che come detto, impiega anche settimane a manifestare gli effetti.
Se dovessimmo avere un riscontro, lo intercetteremo nelle previsioni dei modelli matematici per fine Novembre e Dicembre. Se lo Stratwarming verrà confermato e il disturbo riuscirà a scendere di quota, aumenteranno le probabilità di blocchi atmosferici, cioè grandi anticicloni che si fermano alle alte latitudini tra Groenlandia, Atlantico settentrionale e Scandinavia e interrompono il flusso di correnti miti e umide da ovest. In quel caso l’aria fredda potrà scivolare da nord o da est soprattutto verso Regno Unito, Nord Europa e parte dell’Europa centrale e forse meridionale (Italia) e solo nelle configurazioni più estreme si arriverebbe a correnti gelide orientali come quelle del 2018, ribattezzate Beast from the East. Il Buran o Burian, sostanzialmente.
Il super El Niño giocherà la sua partita
A complicare le cose ci sarà un El Niño fra i più intensi mai osservati, che di norma spinge verso inverni più miti e piovosi su buona parte dell’Europa occidentale, nella prima metà della stagione, andando così in direzione opposta al segnale freddo del vortice. Non a caso le proiezioni stagionali indicavano già un Inverno 2026-2027 tendenzialmente mite, con il Vortice Polare. Ma nessuna previsione stagionale può prevedere le complicazioni di cui parliamo, che sarebbe un evento in una parte della stagione. Per dirvi, l’ondata di gelo del 2012 di febbraio non gelo tutto l’inverno, ma solo quel periodo in cui si realizzò, e niente faceva presagirne la sua intensità, per altro, anche la sua fine fu annunciata con ritardo.
Cosa aspettarsi davvero
Il Vortice dovrebbe riprendere forza in Stratosfera già nella seconda metà di Novembre, ma un disturbo così precoce aumenterà le probabilità di un secondo Stratwarming più avanti, nel cuore dell’inverno, eventualità che Cohen considera concreta pur senza sbilanciarsi sui tempi. Più che un inverno di gelo assicurato avremo quindi una stagione più variabile e meno prevedibile del solito, con finestre fredde possibili ma tutte da verificare, e saranno gli aggiornamenti quotidiani dei modelli matematici, insieme alla risposta reale del Vortice nei prossimi 7-10 giorni, a dirci se il record resterà confinato lassù in Stratosfera o se scenderà fino a farsi sentire anche nelle nostre città.
Credit
- Deep dive: Could changes high above the Arctic influence the UK’s weather? – Met Office
- Arctic Oscillation and Polar Vortex Blog – Judah Cohen, AER
- Sudden Stratospheric Warming Monitoring – NOAA Climate Prediction Center

