La mappa diffusa dal Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) mostra le concentrazioni di ozono al suolo durante la stagione di picco del 2026. Il Nord Italia, Pianura Padana compresa, emerge ancora una volta come uno degli hotspot dell’Europa. Chi segue la qualità dell’aria in Val Padana non si stupirà per i numeri dell’analisi Atmosphere Watch, pubblicata il 30 settembre, danno una misura precisa al problema.
Finora, nel 2026, metà della popolazione europea è stata esposta a livelli di ozono classificati come “scarsi”, “molto scarsi” o “estremamente scarsi”. L’area di Milano è tra quelle con le concentrazioni di alta stagione più elevate del continente.
Come nasce l’ozono che respiriamo
Questo ozono non va confuso con lo strato protettivo in alta quota. Si forma vicino al suolo con reazioni fotochimiche, cioè innescate dalla luce del sole, tra ossidi di azoto (NOx) e composti organici volatili (VOC). Sono i cosiddetti precursori, prodotti soprattutto da traffico, industria, combustioni e solventi.
La radiazione solare e le alte temperature accelerano queste reazioni. Per questo le ondate di calore possono favorire episodi particolarmente intensi. Tra giugno e agosto ne sono arrivate diverse, una dopo l’altra: dal caldo che già a fine giugno aveva raggiunto livelli estremi fino alla grave ondata di calore di fine luglio. A ogni episodio le emissioni locali hanno prodotto altro ozono, e le concentrazioni hanno superato le soglie fissate per proteggere la salute.
La Pianura Padana paga anche la sua conformazione. Chiusa tra Alpi e Appennini, favorisce il ristagno dell’aria, un fenomeno ben visibile nelle immagini del satellite Meteosat. A questo si è aggiunto un contributo dall’esterno: i grandi incendi boschivi in Francia, Spagna e Belgio hanno trasportato fumo che ha influito sulla qualità dell’aria a migliaia di chilometri di distanza.
Effetti sulla salute e sulle colture
L’ozono non è solo un indicatore ambientale. Irrita le vie respiratorie e riduce la funzionalità polmonare, con effetti più pesanti su bambini, anziani e persone con patologie croniche. Danneggia anche la vegetazione, gli ecosistemi e le rese agricole.
Per la stagione di picco l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda un valore di 60 microgrammi per metro cubo. Nel 2026 quel limite è stato superato in quasi tutta l’Europa meridionale, dove i livelli di alta stagione sono stati i più alti del continente.
Come si misura l’inquinamento in Europa
Il quadro nasce dall’incrocio di più fonti. I Paesi membri misurano l’inquinamento a terra e l’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) raccoglie questi dati. CAMS li combina poi con le osservazioni satellitari e con i modelli matematici dell’atmosfera. Per Ian Marnane, capo dell’Unità Ambiente e Salute dell’EEA, queste misure, insieme alla previsione del trasporto a lungo raggio degli inquinanti, sono essenziali perché Stati e Regioni possano rispondere in modo efficace all’inquinamento atmosferico.
Clima e qualità dell’aria, un’unica partita
Il caso dell’ozono mostra perché le politiche per il clima e quelle per l’aria vadano pensate insieme. Per ridurre i precursori bisogna intervenire su trasporti, industria, produzione di energia e uso dei combustibili. Limitare il Riscaldamento Globale rende invece meno frequenti le condizioni meteorologiche che favoriscono gli episodi più estremi, come quelle viste con il ritorno del caldo estremo in Europa di questa estate.
È un problema che non si può ignorare, perché riguarda l’aria che respiriamo ogni giorno.
Credit
- Copernicus Atmosphere Monitoring Service: Atmosphere Watch, analisi globale su qualità dell’aria e inquinamento transfrontaliero nel 2026
- World Health Organization: linee guida globali sulla qualità dell’aria, ozono compreso