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rondini migrano in ritardo uy

Fine settembre, cielo terso e pomeriggi ancora tiepidi. Sui fili della luce le rondini resistono, e viene spontaneo pensare che il caldo le stia trattenendo. L’idea è comprensibile, soprattutto in una stagione in cui l’Estate si prende l’Autunno. La realtà però è più sfumata, e anche più interessante.

 

Due strategie, due risposte al caldo

Uno degli studi più citati sul tema, pubblicato dalla Royal Society da Lukas Jenni e Marc Kéry, ha analizzato 42 anni di catture su 65 specie migratrici in Europa occidentale. Il risultato ha diviso gli uccelli in due gruppi. Le specie che svernano a sud del Sahara, come la rondine, hanno anticipato il passaggio autunnale. Le specie che svernano a nord del deserto, nel Mediterraneo o in Nord Africa, lo hanno invece ritardato.

Il motivo sta nella distanza da percorrere. Chi fa pochi chilometri può permettersi di sfruttare fino in fondo un autunno mite, con insetti e bacche ancora disponibili. Chi deve attraversare un deserto non ha questo margine.

 

Il nodo del Sahel

Per la rondine il passaggio decisivo è il Sahel, la fascia semiarida a sud del Sahara. Qui gli uccelli fanno rifornimento prima della traversata, ma solo finché dura la vegetazione lasciata dalle piogge estive. Poi arriva la stagione secca e le risorse crollano. Partire tardi significa trovare poco cibo. Per questo la partenza dei migratori a lungo raggio dipende meno dalla temperatura locale e più dalla durata del giorno, un orologio interno che non si lascia ingannare da una settimana di anticiclone.

 

Le rondini che vediamo a ottobre

Allora chi sono le rondini che ancora volteggiano a ottobre? Spesso sono giovani di covate tardive o individui in transito dal Nord Europa. I dati del British Trust for Ornithology mostrano che nel Regno Unito l’arrivo primaverile è anticipato di 15 giorni rispetto agli anni Sessanta, e anche la deposizione delle uova è più precoce. Una stagione riproduttiva più lunga permette talvolta una seconda o terza covata, e quei piccoli partono più tardi. Uno studio finlandese pubblicato su Ibis ha osservato che i giovani delle covate tardive partono più giovani, accumulano meno riserve e tornano in percentuale minore l’anno successivo.

Un fenomeno simile, fatto di avvistamenti inusuali di rondini, è stato segnalato anche in Italia.

 

Un equilibrio delicato

Il punto non è quindi un ritardo generalizzato, ma un possibile disallineamento tra calendario biologico e condizioni ambientali. Quando il caldo si prolunga, come indicano le prime stime sulla durata dell’anticiclone, le specie a corto raggio ne approfittano. Quelle a lungo raggio restano legate all’Africa e ai suoi ritmi. È uno dei tanti esempi di come le specie animali si adattano ai cambiamenti climatici, con risposte diverse da specie a specie.

Nelle prossime settimane, con il passaggio dal caldo anomalo alle piogge di ottobre, anche le ultime rondini lasceranno i cieli di Nord, Centro e Sud. Torneranno a marzo, se il viaggio andrà bene.

 

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