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Noi europei ci lamentiamo del tempo che fa perché non ci siamo abituati

Noi europei siamo abituati a lamentarci per il clima inclemente, ma il motivo è che non siamo abituati ad averlo: l’Europa è sostanzialmente una delle aree del mondo con il clima più stabile rispetto a tutte quelle che esistono nel resto del pianeta. Ripeto, una delle più stabili, non effettivamente la più stabile, perché ci sono delle isole felici. Alcune sono veramente delle isole, devo dire, altre sono piccole aree che si trovano magari protette dai monti e magari con una corrente oceanica che attenua il caldo estremo estivo e il freddo invernale.

 

Le isole felici nel Mondo

Mi viene in mente in questo momento San Francisco, tanto per dirne una, dove le stagioni estive sono mitissime. Tra le altre cose bisogna però dire che, se si va verso la costa, fa addirittura fresco, e la differenza di temperatura tra estate e inverno sulla costa di San Francisco è irrisoria, volendo circa 5°C: pensate un po’. Avvicinandosi alla città la forbice tra estate e inverno si riduce ancora, in un centro urbano estremamente ventilato. Sono però delle isole felici nel vero senso del termine, perché se ci si sposta un po’ verso l’entroterra della California le condizioni climatiche sono ben diverse. È una storia che raccontiamo da tempo, quella di una città dove l’estate quasi non esiste.

 

Estati europee con indici di calore tropicali

L’Europa, invece, nella sua vastità vive un clima dolce, si potrebbe dire, nonostante gli estremi meteo che noi osserviamo e di cui ci lamentiamo. Le ondate di calore estreme sono state effettivamente decisamente imponenti e hanno superato, come picchi estremi, le temperature altissime che si verificano negli Stati Uniti d’America. Abbiamo avuto indici di calore incredibilmente elevati, paragonabili a quelli del sud del Giappone tanto per dirvene una, e in alcune giornate abbiamo vissuto situazioni meteorologiche simili a quelle della Foresta Amazzonica, tanto il clima era umido e tanto erano elevate le temperature.

 

Dove si convive davvero con il grande caldo

Di certo c’è di peggio nel nostro pianeta. Poi, finita l’estate, in Europa abbiamo una situazione che tutto sommato ci consente di non patire il grande caldo, perché in effetti il problema è patire e convivere con il grande caldo. Ci sono località nel mondo che sono abituate a viverlo, località sorte nel deserto: posso darvi un esempio per tutti, Dubai, ma anche Abu Dhabi ad esempio, oppure Kuwait City. Sono città modernissime che durante la stagione estiva vivono addirittura 50°C reali, e poi anche con alti tassi di umidità. Nel mondo ci sono situazioni molto peggiori di quelle che viviamo alle nostre latitudini.

 

Il turismo cambia rotta, dal Mediterraneo al Mare del Nord

Però noi in Europa siamo anche abituati a vivere un clima molto piacevole, che è stato molto piacevole anche durante la stagione estiva. Questo clima sta però talmente cambiando che persino i flussi turistici sono stati deviati, e si stanno già facendo i primi studi sull’impatto delle ondate di calore sul turismo. Cambia non solo in Italia, ma in tutta l’Europa meridionale, e sta cambiando anche l’Europa settentrionale: le coste oceaniche e anche quelle del mare del nord, per molti giorni durante la stagione estiva, vengono prese d’assalto dalle persone che vivono in loco, visto che il clima da quelle parti è divenuto mite e caldo come lo era anni fa nel Mar Mediterraneo, e a volte ancor più caldo. Devo dire che da loro il mare è piuttosto freddo e non c’è sicuramente un paragone con il Mediterraneo, uno dei mari più piacevoli al mondo, si potrebbe dire. Poi esistono sicuramente aree ancor migliori, mete turistiche abbastanza privilegiate: posso parlare delle Maldive e così della Polinesia. Ma qui stiamo parlando di clima.

 

Grandinate devastanti, danni ad auto, tetti e agricoltura devastata

Stiamo parlando del fatto che comunque noi siamo abituati ad avere una situazione atmosferica che ora ogni volta ci pone in allarme. Pensate solo alle violente grandinate che abbiamo avuto: non eravamo abituati a subire fenomeni così devastanti. Ancora in questo momento ci sono migliaia di persone che hanno l’auto danneggiata dalla grandine e che a malapena sono riuscite a riparare i vetri infranti. Non solo: ci sono persone che hanno il tetto della casa danneggiato, oppure i pannelli solari, insomma che hanno subito grossi danni. E poi parliamo anche dell’agricoltura, degli agricoltori che hanno perso il raccolto e che hanno perso il loro lavoro a causa di queste grandinate. Ci sono infine quegli agricoltori che, a causa del caldo, vedono le loro colture rimodellate nella raccolta: faccio l’esempio dell’uva, con vendemmie estremamente precoci come mai avvenuto prima.

 

Ci stiamo abituando al caldo

Ci stiamo sostanzialmente immergendo in una situazione diversa, come se ci immergessimo gradualmente in una vasca da bagno dove la temperatura sale oltre i 38°C, cioè dove l’acqua diventa bollente. Se entri di impatto senti l’acqua bollente e avverti addirittura dolore, ma se quella temperatura la percepisci con gradualità, diciamo che soffri per il gran calore e però ti abitui parzialmente, per poi dover uscire, insomma. E sì, noi non siamo abituati a queste situazioni, ed ecco che quindi ci siamo rifugiati durante la stagione estiva, chi poteva perlomeno, in casa e magari vicino a un climatizzatore.

 

Stagioni intermedie irriconoscibili

Quello che voglio dire è che anche queste stagioni intermedie le stiamo vivendo, in alcune aree, riaccendendo persino i climatizzatori a metà settembre. Io ricordo di aver acceso il climatizzatore in studio, mi trovo nel Nord Italia, anche alla fine di settembre e ai primi di ottobre, mentre poi qualche settimana dopo ho addirittura patito il freddo, perché i termosifoni non venivano accesi, e dopo che sono stati accesi ecco divampare nuovamente il clima mite. È questo che stiamo vivendo: stiamo vivendo un’irregolarità, non ci sono più quelle che erano le stagioni.

 

La neve sparita dal Nord Italia

Tra le altre cose, io che vivo nel Nord Italia e che ho vissuto lì, come i miei familiari, ciò che mi dicono e ciò che io ho vissuto è l’assenza ormai della neve. Ricordo da giovane di vedere la mia cittadina immersa in fitte nevicate durante l’inverno: tantissime volte ho dovuto spalare la neve dal giardino, ora la neve non c’è più. Ci sono solo delle gelate notturne, ma non tutte le notti. Ecco, stiamo osservando in casa nostra quello che si dice in generale il cambiamento del clima, viene definito così, cambiamento del clima, e dal punto di vista scientifico Cambiamento Climatico.

 

Hotspot climatico, un termine che mi spaventa

L’Europa è un hotspot dei cambiamenti climatici, il Mar Mediterraneo è un hotspot dei cambiamenti climatici, il Nord Italia, la Pianura Padana e le Alpi sono hotspot dei cambiamenti climatici. Hotspot è un brutto termine, devo dire: è come dire che siete proiettati verso una situazione indefinita, una situazione nuova, dove non avete la possibilità di adeguarvi perché il cambiamento del clima è troppo rapido. Molto più rapido rispetto ad altre parti del pianeta.

 

Il futuro mi preoccupa

Questo aspetto mi preoccupa, mi spaventa, mi fa venire a tratti una sorta di ansia. E sì, io che lavoro in questo settore, io che mi occupo di climatologia, vivo queste condizioni atmosferiche con una preoccupazione forse maggiore rispetto a molti che non se ne occupano, perché penso a quando sarò anziano, a quando i miei figli vivranno in queste terre dove d’estate si vivranno tutti i giorni magari temperature sopra i 40°C, dove ci dovremo proteggere, dove cambierà tutto: cambierà la vegetazione, cambieranno le stagioni, cambierà l’intensità dei temporali. Questo aspetto mi preoccupa, mi preoccupa il futuro, e io, uomo piccolo, non posso farci niente.

 

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