Piogge e Temporali, le aree d'Italia più esposte al cambiamento
Le proiezioni a lungo termine indicano un lento ritorno dell'instabilità: Alpi e Nord Italia le aree più esposte, con temporali pomeridiani anche lungo le coste.
- Piogge e temporali fino a fine agosto: la tendenza per l’Italia
- I primi cinque giorni, quelli su cui si può davvero contare
- Il Nord fa la parte del leone
- Tra i due modelli matematici, due caratteristiche diverse
- Il Mediterraneo bollente e i temporali che le carte non vedono
- Oltre le Alpi: Francia, Germania, penisola iberica
- Quanto vale davvero una proiezione a quindici giorni
Piogge e temporali fino a fine agosto: la tendenza per l’Italia
Ci sono momenti, in estate in cui le previsioni sono alquanto mutevoli. È quello che sta accadendo adesso: dopo settimane di dominio quasi assoluto dell’anticiclone africano, le proiezioni per le prossime due settimane iniziano a disegnare un lento sfaldamento del blocco caldo e il ritorno di una circolazione più mobile sull’Europa occidentale. Non un cambio di stagione, sia chiaro. Ma un’estate che comincia a respirare in modo irregolare, e che proprio per questo merita attenzione.
Vediamo cosa raccontano, passo dopo passo, le proiezioni dei due principali modelli matematici di previsione.
I primi cinque giorni, quelli su cui si può davvero contare
Fino a mercoledì 19 agosto siamo nel campo della previsione vera e propria, l’unico intervallo in cui i modelli matematici mantengono un’affidabilità concreta. E qui il quadro è abbastanza definito: le precipitazioni si concentrano quasi tutte lungo l’arco alpino, con il settore occidentale nettamente favorito. Piemonte settentrionale, Valle d’Aosta, alta Lombardia: sono queste le aree dove i fenomeni risultano più frequenti e più intensi, con rovesci e temporali che nascono sui rilievi nel corso del pomeriggio e a volte scivolano verso le pianure nelle ore serali.
Il modello matematico americano GFS è decisamente più generoso. Disegna nuclei di precipitazione robusti tra Alpi Occidentali e crinale appenninico ligure-piemontese, con qualche segnale anche sul settore adriatico centrale. Il modello matematico europeo ECMWF, invece, tiene il freno tirato: fenomeni più contenuti, distribuiti in modo più uniforme, e sostanzialmente confinati alle zone montuose. Due letture della stessa atmosfera, con la solita diffidenza reciproca che accompagna ogni fase di transizione.
Il resto della penisola vedrebbe poco o nulla, almeno in questa prima finestra. Il Centro e il Sud restano in gran parte all’asciutto, salvo isolati temporali di calore lungo la dorsale appenninica. Il primo vero segnale di rottura, come già anticipato in questa analisi sulla svolta attesa dal 16 agosto, riguarda soprattutto il Nord.
Il Nord fa la parte del leone
Superata la soglia dei cinque giorni entriamo in un territorio diverso. Non parliamo più di previsioni, ma di proiezioni a lungo termine, cioè di linee di tendenza. Indicano dove l’atmosfera tende a scaricare energia, non quando né con quale precisione.
Detto questo, il segnale che emerge estendendo lo sguardo fino a lunedì 24 agosto e poi fino a sabato 29 agosto è piuttosto coerente, ed è tutto sbilanciato verso settentrione. L‘accumulo complessivo cresce in modo progressivo su Alpi e Prealpi, con il massimo assoluto sui settori di confine tra Piemonte, Lombardia e Trentino-Alto Adige. Sono quelle le aree in cui, nell’arco delle due settimane, si concentreranno le precipitazioni più abbondanti e i temporali più intensi: chi si trova tra le valli di Torino, Bolzano o nell’area di Milano farà bene a tenere d’occhio gli aggiornamenti quotidiani.
Subito dietro, per esposizione, si piazzano la Liguria di ponente e l’Appennino settentrionale, con Genova e l’entroterra appenninico ricorrenti in entrambe le proiezioni. Verso la fine del periodo il segnale si allarga anche all’Appennino centrale e a una parte del versante adriatico, con qualche traccia che raggiunge le aree interne tra Firenze e Roma.
Il Sud e le Isole Maggiori restano invece ai margini. Il modello matematico americano, nella corsa più lunga, prova ad allungare qualcosa verso la Campania e la Basilicata, mentre quello europeo si mostra molto più conservativo su Palermo, Cagliari e sulle coste ioniche. Mediando le due visioni, il quadro è quello di un’Italia spaccata: bagnata e instabile al Nord, alternante al Centro, largamente asciutta al Sud. Una distribuzione che ricalca, peraltro, quanto già emerso in questo approfondimento sulle aree più esposte per il resto del mese.
Tra i due modelli matematici, due caratteristiche diverse
Va detto una volta per tutte: il modello matematico americano tende a produrre scenari più piovosi, il modello matematico europeo lavora con maggiore prudenza. Non è una novità, è una caratteristica strutturale che chi segue le carte ogni giorno conosce bene, e che si è ripresentata puntualmente anche nella discussione sul possibile affondo perturbato di metà settimana.
La verità, quasi sempre, sta nel mezzo. E il punto d’incontro tra le due proiezioni racconta esattamente questo: instabilità ricorrente sul settore alpino, episodi più organizzati in occasione dell’ingresso della perturbazione atlantica attesa attorno al 17-18 agosto, e una progressiva erosione del campo anticiclonico che, come segnalato nell’analisi sul ritiro del caldo africano, non equivale però alla fine dell’estate.
Il Mediterraneo bollente e i temporali che le carte non vedono
C’è poi un elemento che nessuna mappa di accumulo può restituire, e che invece pesa parecchio. Il Mar Mediterraneo si trova su valori termici superficiali molto elevati, ben oltre le medie del periodo, soprattutto nel bacino occidentale, tra Mar Ligure e Tirreno. Acqua calda significa vapore acqueo disponibile in quantità, e quindi carburante.
I temporali marittimi nascono proprio da lì. Si formano al largo, spesso nelle ore notturne, quando l’aria in quota si raffredda e il contrasto con la superficie del mare diventa marcato. I modelli matematici di previsione faticano enormemente a inquadrarli con largo anticipo: sono strutture piccole, rapide, che si organizzano in poche ore e che a volte risalgono verso la costa scaricando quantità d’acqua importanti in tempi brevissimi. Non compaiono nelle proiezioni a lungo termine, ma questo non significa che non possano verificarsi.
Discorso in parte diverso per le aree costiere della penisola, dove nel corso del pomeriggio la convezione termica può innescare celle temporalesche anche in contesti apparentemente tranquilli. Temporali pomeridiani, dunque, brevi ma capaci di sorprendere chi si trova in spiaggia o in barca. Succede regolarmente in questa fase della stagione.
Oltre le Alpi: Francia, Germania, penisola iberica
Allargando lo sguardo al continente, il quadro conferma la natura prevalentemente temporalesca dei fenomeni. In Francia, le aree più coinvolte sono il Massiccio Centrale, i Pirenei e il settore alpino, con rovesci a sviluppo diurno che si ripetono a intervalli irregolari. La Germania meridionale e i paesi alpini – Svizzera e Austria in primo luogo – rientrano nella stessa dinamica, con l’orografia che funziona da innesco quotidiano.
Nella penisola iberica il segnale si concentra sul settore nord-orientale, tra Pirenei, Catalogna e coste della Comunità Valenciana, mentre l’interno della Spagna e il Portogallo restano in condizioni decisamente più stabili. Anche qui, temporali. Non piogge continue da fronte organizzato, ma celle convettive che si accendono nelle ore centrali della giornata e si spengono altrettanto in fretta.
Quanto vale davvero una proiezione a quindici giorni
Poco, se la si legge come un calendario. Molto, se la si legge come una traccia. Le carte di accumulo servono a individuare le aree bersaglio, non i giorni esatti né le quantità, e l’esperienza insegna che oltre la prima settimana le posizioni delle strutture bariche possono slittare di centinaia di chilometri.
Quello che resta, e che vale la pena tenere a mente, è la direzione: Nord Italia e settore alpino nel mirino, Centro in posizione intermedia, Sud ancora sotto l’ala protettiva dell’alta pressione. Con un mare troppo caldo che, all’occorrenza, sa scrivere il finale a modo suo.
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