Heat Dome gigantesco in Europa e Italia. La Tregua è vicina
Con l'ausilio di ICON (modello matematico tedesco che elaboriamo), questa la previsione al 9 al 13 Agosto 2026. Osserverete nelle mappe ilk grande caldo dovuto ad una gigantesca anomalia barica in quota che schiaccia l'aria sull'Europa occidentale: Parigi e Londra scaldano quanto Madrid, mentre le coste nordafricane restano più fresche dell'Italia. Assurdo, vero?
Vi presentiamo una nuova pulsazione dell’ondata di caldo che è iniziata a Maggio 2026. Le mappe elaborate con il modello tedesco ICON del Deutscher Wetterdienst, aggiornate alla corsa delle 00Z di domenica 9 agosto 2026 dal Meteo Giornale mostrano un continente spaccato in due: da una parte un’Europa sud-occidentale che ribolle, dall’altra un nord-est che respira aria di fine estate. Insomma, non la solita ondata di calore uniforme.
ContentsIl motore vero: una cupola di alta pressione, non un vento del deserto, si chiama Heat Dome
Il caldo di questi giorni non arriva perché “soffia” qualcosa dal Sahara. Lo so che vi diciamo spesso caldo africano, anzi, praticamente sempre, ma non è intuitivo e nessuno è obbligato a comprendere per abbiamo questo caldo e poi anche l’alto tasso di umidità. La domanda che fate è quando finisce questo inferno che ci tappa in casa.
Il caldo arriva perché sopra l’Europa occidentale e il Mediterraneo centrale si è insediata una fortissima anomalia positiva di pressione in quota: quella che la letteratura meteo anglosassone chiama Heat Dome e che dalle nostre parti viene tradotta come cupola di alta pressione nord-africana.
Il meccanismo è semplice, volendo, in fisica dell’atmosfera, ma brutale nei suoi effetti. L’aria intrappolata sotto la cupola non può salire: viene costretta a scendere, e scendendo si comprime. Comprimendosi, si riscalda. Circa 1°C ogni cento metri di discesa, per compressione adiabatica. Ovvero, l’aria viene schiacciata verso il basso, lo so bene che non ci accorgiamo di questo, non c’è nemmeno il vento a mostrare quello che si realizza.
A questo effetto perverso della natura, aggiungete un cielo terso d’agosto che lascia passare il Sole a picco per circa quattordici ore, un suolo ormai secco da settimane che non ha più acqua da evaporare, e il gioco è fatto. Il calore si accumula giorno dopo giorno, come in una pentola coperta. E quel che è peggio, è che se questa cupola dovesse persistere anche nella prima parte di settembre, se non tutto il mese, avremmo ancora molto caldo, con temperature massime sicuramente inferiori alle attuali dopo metà mese, ma ancora bollenti, fastidiose, con diffuse notti tropicali (temperatura minima sopra i 20°C).
Parigi e Londra come Madrid: l’effetto schiacciamento dell’aria genera caldo asfissiante
Ecco il dato che colpisce di più. Giovedì 13 agosto la mappa assegna a Parigi 39°C, a Londra 36°C, a Bruxelles 36°C, ad Amsterdam 34°C. Nello stesso momento Madrid si ferma a 38°C. Avete letto bene: la capitale francese più calda di quella spagnola, e quella britannica appena due gradi sotto.
Come è possibile, con oltre mille chilometri di differenza in latitudine? Proprio per lo schiacciamento dell’aria nei bassi strati. Nella Penisola Iberica il caldo estivo è ormai una condizione di regime, il suolo è già saturo di energia e le massime faticano a salire ancora. Sulla Francia e sulle Isole Britanniche, invece, la subsidenza agisce su masse d’aria che in agosto starebbero normalmente su valori ben più contenuti. Il risultato è un’anomalia al suolo mostruosa, nell’ordine dei 12-14°C sopra media in alcune aree della Francia sud-occidentale.
E infatti il picco assoluto non è nelle coste del Mediterraneo. È atlantico: Bordeaux 41°C giovedì 13 agosto, dopo i 38°C del 12 e i 37°C di domenica 9. Una città a poche decine di chilometri dall’Oceano. La città dei grandi incendi di luglio.
Il caldo “africano” che africano non è
Facciamo chiarezza, anche se le mie parole si perderanno nell’oceano di centinaia di articoli che non diranno mai questo. Definire questo caldo “africano” è una comoda formula giornalistica, ripetuta per abitudine più che per esattezza. I numeri, se si ha la pazienza di confrontarli, raccontano una storia rovesciata.
Guardate le città costiere del Nord Africa mediterraneo nelle stesse date. Algeri oscilla fra 32°C e 34°C, Tunisi fra 34°C e 36°C, Tripoli resta inchiodata su 31-32°C, Casablanca non supera i 29°C, Alessandria d’Egitto si mantiene fra 31°C e 32°C.
Nel frattempo Roma viaggia stabilmente su 38°C dal 9 al 12 agosto, per toccare 39°C giovedì 13.
Milano segna 36°C domenica, 37°C lunedì 10, di nuovo 37°C giovedì 13.
Tradotto: Roma e Milano sono più calde di Tunisi, Algeri e Tripoli. Anche di parecchio. Non è il mare delle coste africane che fa da termostato, ma da loro c’è una minore compressione dell’aria, in Italia c’è una maggiore subsidenza (schiacciamento dell’aria). Il “caldo africano” – almeno inteso come aria che viaggia dal deserto verso nord – è più un’immagine retorica che una descrizione fisica. La massa d’aria è in buona parte già nostra, semplicemente schiacciata e ricotta in loco.
Russia europea al fresco: l’aria artica gira attorno all’ostacolo
Sull’altro versante del continente accade l’esatto contrario, e non per caso. Mosca scende a 17°C il 12 e il 13 agosto, Arcangelo a 15°C, Pietroburgo a 19°C, Helsinki a 19°C, Trondheim addirittura 13°C martedì 11.
Il motivo è tutto dentro la cupola. Un’anomalia di pressione così estesa funziona come un masso in mezzo alla corrente: le perturbazioni atlantiche non riescono ad attraversarla e sono costrette a circumnavigarla, risalendo verso latitudini polari. Da lì, aggirato l’ostacolo, ridiscendono lungo il fianco orientale passando sulla Scandinavia settentrionale e trascinandosi dietro masse d’aria di estrazione artica. Che finiscono, per l’appunto, sulla Russia europea e sul Baltico. Una circolazione a ferro di cavallo, se volete. Chi sta sotto la struttura cuoce, chi sta sul bordo esterno incassa il conto rovesciato.
Cronologia di un’ondata
Il quadro evolve con una certa logica. Domenica 9 e lunedì 10 agosto il nucleo più intenso interessa Italia, Spagna ed Europa centro-orientale, con Praga a 36°C, Budapest a 35°C, Vienna a 36°C. Poi l’anticiclone ruota e si sposta verso ovest.
Martedì 11 e mercoledì 12 tocca ai Balcani il momento peggiore, con Tirana a 40°C e Belgrado a 35-36°C, mentre l’aria comincia a scaldarsi sul golfo di Guascogna. Giovedì 13 il baricentro è ormai completamente traslato: Francia, Benelux e Regno Unito raggiungono valori che in quelle zone si vedono di rado, mentre la Germania settentrionale resta su 27-28°C.
Un dettaglio che vale la pena tenere d’occhio: Berlino passa da 31°C di domenica 9 ai 22-23°C dell’11 e del 12. Duecento chilometri più a sud, nessun sollievo. Il bordo della cupola è una linea sottile, e ci si trova dal lato giusto o dal lato sbagliato quasi per caso. Resta poi da capire quando e come arriverà la svolta, perché al termine di fasi come questa il conto si paga spesso con temporali violenti e grandinate.
In caso di emissione di allerte da parte delle autorità nazionali, il riferimento ufficiale resta il portale della Protezione Civile.
Credit
- Deutscher Wetterdienst – modello ICON
- Copernicus Climate Change Service (C3S)
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
- World Meteorological Organization (WMO)
- Nature Climate Change
