Caldo estremo ma pure violenti nubifragi, perché i temporali fanno sempre più paura
Downburst, supercelle e grandine record: ecco cosa sta rendendo i temporali sempre più violenti, e fino a quando dovremo conviverci
Sono sicuro che è capitato a molti di voi. Nelle ultime estati è esplosa la paura dei fenomeni meteo estremi, quei temporali violentissimi che scoppiano all’improvviso e che scaricano tanta acqua, raffiche di vento furiose e grandine grossa. Fortunatamente non tutti i sistemi temporaleschi sono così, anche se è indubbio che il pericolo stia aumentando. E qual è la zona più interessata da questi episodi? La Pianura Padana, anche se nulla vieta di avere temporali violentissimi anche altrove, come è successo il 21 luglio nella devastante grandinata in Abruzzo.
Una gigantesca pentola a pressione
Per comprendere perché i fenomeni temporaleschi possano risultare così violenti, si può immaginare la Pianura Padana come una gigantesca pentola a pressione. Nei bassi strati dell’atmosfera si accumulano masse d’aria molto calda e umida che, a causa della scarsa ventilazione, restano intrappolate per diverse ore. In queste condizioni cresce progressivamente l’energia potenziale disponibile per la formazione dei temporali, nota in meteorologia con l’acronimo CAPE (Convective Available Potential Energy). È un termine tecnico che indica quanto la colonna d’aria sia propensa allo sviluppo di fenomeni meteo estremi. Ovviamente serve anche una spinta, ovvero l’arrivo di aria fredda in quota. Nelle giornate più bollenti possiamo avere un CAPE altissimo, ma non si forma uno straccio di nuvola se la colonna atmosferica resta totalmente stabile.
Nascono così i cumulonembi
Si tratta di temporali che sono sempre esistiti: non è certo una novità degli ultimi anni. Il problema è che nelle ultime estati stanno diventando molto più violenti, e ogni volta che transita un piccolo passaggio perturbato si creano disastri. Tra i fenomeni più pericolosi e purtroppo diffusi spiccano i downburst, violente correnti discendenti di aria fredda che precipitano dalla nube fino al suolo. Arrivano con grande violenza al terreno e si espandono orizzontalmente, generando venti lineari che possono superare gli 80-100 km/h, con punte anche oltre i 130, abbattendo alberi, danneggiando tetti e provocando numerosi disagi nel giro di pochi minuti. Non parliamo poi delle grandinate: chicchi sempre più grandi, che ormai superano agevolmente le dimensioni di noci e uova. Non che un tempo non ce ne fossero, ma non c’è alcun dubbio che negli ultimi anni siano diventati enormemente più frequenti.
Occhio ai temporali di calore
La loro formazione è legata a un meccanismo semplice ma molto efficace. Fin dalle prime ore del mattino il sole riscalda intensamente i versanti montuosi, facendo salire rapidamente l’aria più calda e leggera lungo i pendii. Le montagne amplificano questo fenomeno, favorendo l’ascesa delle masse d’aria cariche di umidità provenienti dalle valli e dai boschi. Questo, però, è del tutto normale e capita dalla notte dei tempi. Il problema è che nelle ultime estati anche i modesti temporali di calore sono diventati violenti, con venti forti e grandine di piccola o media taglia anche a 1000 metri di quota.
Purtroppo dobbiamo convivere ancora a lungo con questi fenomeni meteo estremi: nella zona alpina e, in generale, in Valle Padana almeno fino a fine settembre, mentre sulle coste e al sud praticamente tutto l’anno, o comunque fino a inverno inoltrato. Del resto, come confermano i più recenti bollettini, anche in queste settimane di agosto diverse regioni restano sotto sorveglianza speciale, mentre le tempeste elettriche in Val Padana continuano ad assumere connotati sempre più simili a quelli tropicali.
Crediti e fonti
- NOAA – Thunderstorm Hazards: Damaging Wind
- Science Advances – European supercell thunderstorms: a prevalent current threat and an increasing future hazard
- Nature Communications – Future changes in severe hail across Europe
- Geophysical Research Letters – The effect of 3°C global warming on hail over Europe
- Copernicus NHESS – Insights from hailstorm track analysis in European climate change simulations
