Le cartine geografiche con cui intere generazioni hanno studiato, e che ancora oggi popolano le aule scolastiche, non sono mai state strumenti completamente neutri. Ogni mappa riflette un punto di vista, un’interpretazione, spesso legata a un preciso contesto politico e culturale. Per questo molti studiosi parlano di un retaggio eurocentrico nella rappresentazione del pianeta, un’impostazione che per secoli ha ridimensionato visivamente l’Africa, relegandola al ruolo di continente “minore”, pur essendo vastissima e centrale per la storia umana.
L’Unione Africana ha deciso di riportare il tema al centro del dibattito internazionale con una campagna dal titolo emblematico: «Correct The Map». L’iniziativa vuole sostituire le mappe tradizionali con rappresentazioni più fedeli, in grado di restituire al continente africano il suo reale peso, non solo geografico ma anche simbolico.
La discussione prende avvio da una delle proiezioni cartografiche più celebri e longeve: quella di Gerardo Mercatore, datata 1569. Ideata per la navigazione, permetteva ai marinai di tracciare rotte lineari e sicure, ma la sua logica matematica aveva un effetto collaterale: le terre vicine ai poli apparivano enormemente più grandi rispetto a quelle in prossimità dell’equatore. Così, sulle cartine che abbiamo tutti imparato a leggere, la Groenlandia sembra quasi rivaleggiare con l’Africa, quando in realtà è quattordici volte più piccola. Allo stesso modo, il Canada e la Siberia dominano lo sguardo, mentre il Brasile e lo stesso continente africano appaiono ridotti e marginali.
Questa sproporzione non nasceva da un intento discriminatorio consapevole, ma nel tempo si è trasformata in una sorta di distorsione simbolica. Il mondo disegnato su quelle mappe raccontava un pianeta in cui l’Europa e il Nord America erano i protagonisti assoluti, mentre l’Africa rimaneva un’appendice lontana, utile solo come riserva di risorse. È in questa cornice che si inserisce la riflessione contemporanea: le mappe influenzano la nostra percezione della realtà e continuano a trasmettere, a milioni di studenti, una visione squilibrata del globo.
Da qui nasce la proposta di abbandonare le vecchie cartografie a favore della proiezione Equal Earth, sviluppata nel 2018 da Bernhard Jenny, Tom Patterson e Bojan Šavrič. Questa rappresentazione, già adottata da istituzioni come la NASA e la Banca Mondiale, mantiene l’estetica familiare delle mappe scolastiche ma ne corregge le proporzioni. Nell’Equal Earth l’Africa riacquista la sua imponenza: con 30,2 milioni di chilometri quadrati, è il secondo continente più vasto del mondo, grande quanto Cina, Stati Uniti ed Europa messi insieme.
Il passaggio a una nuova mappa non è un semplice aggiornamento tecnico. Significa insegnare ai giovani che la geografia non è mai neutrale, ma racconta una storia fatta di rapporti di forza, scelte politiche e, spesso, di retaggi coloniali. Correggere queste rappresentazioni significa ridare centralità a regioni storicamente marginalizzate, favorire una visione più equilibrata del pianeta e scardinare stereotipi sedimentati nel tempo.
Cambiare prospettiva cartografica equivale a cambiare sguardo sul mondo. Ed è proprio questo l’obiettivo della campagna «Correct The Map»: trasformare la mappa in un linguaggio di giustizia, capace di ridisegnare non solo i confini, ma anche l’immaginario collettivo.
Credit
BBC Future – The Guardian – National Geographic – Scientific American
