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Molto spesso sento dire che in passato faceva caldo, che si registravano temperature estreme anche durante la stagione estiva con picchi altissimi. Su questo non c’è niente da eccepire: nel passato non solo si verificavano ondate di calore estreme, ma abbiamo anche avuto dei record di temperatura in tempi in cui non si parlava ancora di cambiamenti climatici. Tra questi eventi memorabili posso citare il lungo episodio di grande calura che si ebbe tra la fine di Luglio e la prima decade di Agosto del 1983, quando molte città italiane registrarono valori davvero stratosferici.

 

Fu un’ondata di calore giunta improvvisamente, e nessuno allora, con i mezzi disponibili in ambito meteorologico, aveva la possibilità di prevederne la durata effettiva. In alcune regioni italiane, soprattutto nel centro dell’evento, l’ondata di calore fu drammatica. Particolarmente devastante fu in Sardegna, dove si toccarono in varie località valori superiori ai 45°C per più giorni consecutivi. Di notte non si scendeva sotto i 30°C, creando una situazione di stress termico continuo.

 

Era un caldo folle che, tra l’altro, creò le condizioni meteorologiche ideali per l’innesco di immani incendi che divennero incontrollabili per giorni e giorni. Ricordo ancora la tragedia di quegli incendi che causarono una disgrazia con diverse vittime nella località di Tempio Pausania, in provincia di Sassari. Alcune stazioni meteorologiche italiane registrarono in quell’epoca il record storico di temperatura che, a tutt’oggi, rimane invariato in molte località.

 

È necessario fare una riflessione importante: ondate di calore di proporzioni immani come quella del 1983 si verificarono in una situazione climatica che potremmo definire abbastanza tranquilla dal punto di vista climatologico. Durante l’estate ci veniva a trovare l’anticiclone delle Azzorre che mitigava il calore proveniente dal Nord Africa, le cui masse d’aria raggiungevano l’Italia solo per qualche giorno. Ecco la differenza sostanziale rispetto a oggi: le ondate di calore africane avevano una durata breve, mentre adesso tendono a persistere anche per settimane intere. È proprio per questo motivo che il caldo diventa così assurdo e difficile da sopportare.

 

In Italia abbiamo la fortuna di avere il Mar Mediterraneo che attenua per buona parte dell’estate gli eccessi di calura, cosa che non succede in altre regioni europee. Penso soprattutto alla Francia, dove da un clima oceanico umido e piovoso si passa improvvisamente a temperature altissime, anche superiori a quelle che si registrano, a parità di latitudini, in Italia o addirittura nel Nord Italia nella Pianura Padana.

 

Ricordo che a Parigi si registrò una temperatura record di ben 43°C qualche anno fa. Nell’ultima ondata di calore, varie località francesi hanno toccato temperature superiori a 38°C per un’estensione in chilometri quadrati di oltre due volte e mezzo la Pianura Padana. Da loro esiste un’amplissima area continentale che si surriscalda, soprattutto in coincidenza di quelle che chiamiamo alte pressioni a cupola, ovvero una sorta di campana di alta pressione che intrappola il calore.

 

A causa di valori di pressione atmosferica molto elevati in quota, l’aria viene schiacciata nei bassi strati, surriscaldandosi e portando temperature che superano addirittura quelle che si registrano molto più a sud, come ad esempio nelle coste nordafricane. È un fenomeno che trovo particolarmente interessante dal punto di vista meteorologico: più ci si allontana dal mare, più il surriscaldamento continentale diventa estremo.

 

In questa settimana vivremo un periodo di pace, una sorta di fase decisamente meno calda. Il caldo ci lascerà con i suoi valori estremi, tuttavia molte regioni del Centro e Sud Italia registreranno ancora temperature superiori alle medie di riferimento. Nel Nord Italia, a seguito di una fase di maltempo di una certa gravità, avremo alcune giornate con temperature probabilmente nella norma.

 

Eppure questa media di riferimento apparirà a molti come un clima fresco, perché ormai ci siamo abituati al caldo esagerato, al calore fuori dalle medie climatiche tradizionali. Viviamo delle stagioni estive di una nuova era, quella del caldo persistente, ed è per questo che dovremmo prepararci psicologicamente alla prossima ondata di calore che giungerà tra non molto. Probabilmente avrà una durata di una certa importanza, anche perché avverrà in prossimità o durante il periodo più caldo dell’anno.

È questa la realtà con cui dobbiamo confrontarci: un’estate che non è più quella dei nostri ricordi, ma che richiede nuove strategie di adattamento e una maggiore consapevolezza dei rischi legati al calore estremo.

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