15 Regioni: Caldo estremo, STOP al lavoro sotto il sole
Il divieto di attività all’aperto scatta in 15 regioni italiane
Nel cuore dell’estate italiana, lavorare sotto il sole cocente tra le 12:30 e le 16:00 non sarà più consentito in gran parte del Paese. A causa dell’aumento delle temperature e dei ripetuti episodi di caldo estremo , 15 regioni hanno introdotto ordinanze per tutelare la salute di chi opera all’aperto , con particolare attenzione ai lavoratori dei settori agricolo , edile , florovivaistico , e in alcuni casi anche in piazzali della logistica e cave .
Le regioni che hanno adottato il divieto
Hanno già firmato le ordinanze le regioni di Basilicata , Calabria , Campania , Lazio , Liguria , Puglia , Sardegna , Sicilia , Toscana , Umbria , Molise , Emilia-Romagna , Marche , Abruzzo e Piemonte . In queste aree, le attività fisiche pesanti all’aperto saranno vietate nei momenti di maggiore esposizione al calore, ma solo quando la mappa Worklimate dell’INAIL segnala un rischio “alto” per lo stress termico.
Come funziona la mappa Worklimate
La valutazione del rischio si basa su un sistema dinamico, aggiornato giornalmente, che tiene conto di temperatura , umidità relativa e livello di sforzo fisico richiesto dal lavoro . Il portale www.worklimate.it fornisce queste indicazioni, determinando così quali giornate risultino effettivamente a rischio elevato . Solo in quei giorni, e solo in determinate fasce orarie, il divieto diventa operativo .
Fasce orarie coinvolte e durata delle misure
La finestra critica , comune a tutte le ordinanze, va dalle 12:30 alle 16:00 , orario in cui il sole raggiunge il massimo livello di intensità. Le misure saranno valide fino al 31 Agosto 2025 , salvo diverse disposizioni. In alcune regioni, il termine è stato fissato al 31 Agosto 2024 , a seconda della data di approvazione della norma. La validità è legata all’andamento meteorologico giornaliero e non si applica automaticamente tutti i giorni.
Esclusioni e obblighi per i datori di lavoro
Non sono soggetti al blocco gli interventi urgenti o di pubblica utilità , come quelli della protezione civile o di emergenza infrastrutturale . Tuttavia, anche in questi casi, i responsabili devono garantire misure organizzative atte a ridurre i rischi , ad esempio fornire ombreggiature , acqua fresca , o ridurre i tempi di esposizione . Il mancato rispetto delle ordinanze comporta sanzioni , con controlli attivati dalle autorità competenti.
Regioni che non hanno ancora introdotto il divieto
Friuli-Venezia Giulia , Trentino-Alto Adige , Valle d’Aosta e Veneto , al momento, non hanno emesso ordinanze formali. Tuttavia, anche in queste aree del Nord, le istituzioni invitano i datori di lavoro ad applicare buone pratiche di prevenzione , come modificare gli orari , introdurre pause più frequenti e favorire la rotazione del personale durante le ore più calde.
Un’estate che riscrive le regole del lavoro all’aperto
Le nuove disposizioni regionali rappresentano una svolta nella gestione del rischio climatico nei luoghi di lavoro , rispondendo all’evidente cambiamento climatico che ha trasformato il mese di Luglio in un periodo sempre più pericoloso per la salute umana . La sicurezza nei campi, nei cantieri e negli spazi aperti non può più essere affidata solo al buon senso , ma richiede regole precise, coordinate e basate su dati scientifici in tempo reale.
