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Eruzione dell’Etna, suggestiva vista da lontano. Foto di archivio.

L’attività vulcanica dell’Etna registrata oggi, 2 Giugno 2025, con la rilevazione di flussi piroclastici attraverso le telecamere termiche dell’INGV, ci ricorda ancora una volta la pericolosità intrinseca di questo maestoso vulcano. I flussi piroclastici rappresentano uno dei fenomeni vulcanici più letali, capaci di causare distruzione totale al loro passaggio, spesso senza lasciare il tempo di fuggire o organizzare difese adeguate.

 

Cosa sono i flussi piroclastici

Definizione e caratteristiche

Un flusso piroclastico, detto anche colata piroclastica o nube ardente, è una miscela letale di gas ad alta temperatura, granuli di lava, ceneri vulcaniche e frammenti rocciosi di varie dimensioni che discende velocemente lungo i pendii di un vulcano. Il termine deriva dal greco “piro” (fuoco) e “clastico” (frantumato), indicando materiali che devono la loro genesi alle fasi esplosive del vulcanismo.

 

Meccanismi di formazione

I flussi piroclastici possono originarsi attraverso differenti processi:

Collasso di colonne eruttive: Quando una colonna di materiale vulcanico emesso durante un’eruzione esplosiva perde sostegno e cede su se stessa per assenza di vento o per eccessiva densità.

Cedimenti strutturali: Il collasso parziale o completo di un cratere, di un duomo lavico o di parte del fianco vulcanico può generare valanghe incandescenti che trascinano a valle grandi quantità di materiale.

Interazione esplosiva: L’incontro tra lava incandescente e neve, ghiaccio o acqua può provocare esplosioni violente che generano flussi piroclastici, fenomeno particolarmente rilevante sull’Etna data la frequente presenza di neve sui versanti superiori.

Trabocchi esplosivi: Durante eruzioni particolarmente intense, il materiale può traboccare dai crateri formando flussi che scorrono rapidamente lungo i fianchi del vulcano.

 

Caratteristiche fisiche estreme

Le peculiarità che rendono i flussi piroclastici così pericolosi sono:

Velocità: Possono muoversi tra 50 e 700 chilometri all’ora, raggiungendo andature che rendono impossibile qualsiasi tentativo di fuga a piedi o in veicolo dalle aree direttamente coinvolte.

Temperature: Il materiale trasportato tocca temperature comprese tra 500 e quasi 1.000 gradi Celsius, sufficienti a incenerire all’istante qualsiasi forma vivente e fondere numerosi materiali.

Densità e composizione: La miscela di gas, cenere, lapilli e blocchi rocciosi forma una massa straordinariamente densa che si muove a contatto con il terreno, diversificandosi dalle nubi di cenere che si elevano in atmosfera.

Effetto cuscinetto d’aria: Studi recenti hanno dimostrato che i flussi piroclastici superano l’attrito grazie a un cuscinetto d’aria che si genera tra la colata e il suolo, consentendo al flusso caldo di avanzare rapidamente anche su superfici irregolari o quasi pianeggianti.

 

Potere distruttivo

I flussi piroclastici sono responsabili di oltre il 50% delle vittime delle eruzioni vulcaniche mondiali. La loro potenza distruttiva deriva dalla combinazione di:

  • Forza d’impatto: L’energia cinetica accumulata durante la discesa può abbattere edifici, sradicare alberi e trasformare radicalmente la morfologia del territorio.
  • Temperatura estrema: L’elevatissima temperatura determina combustione istantanea di materiali organici e fusione di metalli.
  • Asfissia: I gas tossici trasportati dal flusso causano decesso immediato per mancanza d’ossigeno.
  • Sepoltura: Il deposito di materiale piroclastico può sommergere completamente edifici e persone sotto metri di detriti incandescenti.

 

I flussi piroclastici nella storia dell’Etna

Periodi remoti: le eruzioni pliniane

Circa 15.000 anni fa, durante un’intensa fase esplosiva caratterizzata da numerose eruzioni pliniane, l’Etna generò una serie di depositi piroclastici ampiamente diffusi sui suoi fianchi. Questi eventi portarono alla formazione di una caldera e costituiscono la più antica testimonianza di attività piroclastica rilevante sul vulcano.

In questo periodo, noto come fase del Trifoglietto (dal nome del principale centro eruttivo dell’epoca che raggiungeva un’altitudine stimata di 2.400 metri), si accumularono ingenti depositi di colate di fango (lahar) e flussi piroclastici. Le successioni stratigrafiche visibili nella Valle del Bove mostrano chiaramente i segni di questi violenti fenomeni esplosivi che definirono l’attività dell’antico edificio vulcanico.

 

Eventi storici documentati

L’eruzione del 252 d.C.

Nota anche come “eruzione di Plinio” perché descritta dallo storico romano, questo evento rappresenta la prima testimonianza storica certa di flussi piroclastici etnei. La lava e i flussi piroclastici causarono gravi danni alle comunità circostanti e, secondo la tradizione, quando raggiunsero Catania furono miracolosamente fermati dal velo di Sant’Agata, patrona della città. Questo episodio stabilì un precedente nella memoria collettiva dell’associazione tra protezione divina e fenomeni vulcanici distruttivi.

 

La grande eruzione del 1669

L’eruzione del 1669 rimane l’evento vulcanico più rovinoso dell’Etna in epoca storica. Cominciata l’11 Marzo e conclusasi a metà Luglio, fu ricordata dai contemporanei come “l’anno della grande ruina”. Sebbene dominata da attività effusiva, l’eruzione produsse anche rilevanti fenomeni piroclastici:

  • Formazione dei Monti Rossi: l’intensa attività esplosiva alla bocca principale, detta “monte della ruina”, generò una colonna eruttiva che, ricadendo al suolo, formò depositi piroclastici talmente spessi e pesanti da far crollare i tetti di numerose abitazioni a Pedara, Trecastagni e Viagrande.
  • Distribuzione della cenere: i prodotti piroclastici più fini giunsero in Calabria e nella Sicilia sud-orientale, con un volume complessivo stimato intorno ai 66 milioni di metri cubi.
  • Collasso del cratere centrale: il 25 Marzo, il cratere centrale dell’Etna collassò improvvisamente con un fragore assordante, scagliando violentemente il materiale sprofondato e originando fenomeni piroclastici secondari.

Eventi recenti e contemporanei

I parossismi del 2011-2013

Durante la serie di episodi parossistici verificatisi tra il 2011 e il 2013, l’Etna ha prodotto più volte flussi piroclastici attraverso violente interazioni esplosive tra colate di lava e neve in scioglimento. Questi episodi hanno dimostrato che anche l’Etna attuale può generare fenomeni piroclastici rilevanti, seppur limitati.

 

L’evento del 10 febbraio 2025

Un episodio particolarmente violento è avvenuto il 10 Febbraio 2025, quando il collasso di una parte del cono del Cratere di Sud-Est ha dato origine a un flusso piroclastico. L’evento si è caratterizzato per:

  • Formazione di una nube di cenere che ha raggiunto 8-10 km di altezza
  • Generazione di flussi piroclastici causati dal collasso parziale del cono
  • Presenza di fenomeni triboelettrici (fulmini vulcanici) all’interno della nube eruttiva

I recenti eventi del maggio 2025

Nella notte tra il 21 e il 22 Maggio 2025, si sono verificati due flussi piroclastici che hanno raggiunto la Valle del Leone, accompagnati da un raro episodio di fulmine vulcanico. Questi eventi hanno confermato la persistenza dell’attività piroclastica etnea anche in tempi recentissimi.

 

Confronti storici con altri vulcani

Il Vesuvio (79 d.C.)

Il flusso piroclastico più celebre della storia rimane quello che distrusse Pompei, Ercolano e Stabia nel 79 d.C. A differenza dell’Etna, dove i centri abitati si trovano relativamente distanti dai crateri principali, il Vesuvio aveva insediamenti urbani molto prossimi alla base del vulcano, aumentando enormemente l’impatto distruttivo.

Eventi moderni catastrofici

  • Mont Pelée, Martinica (1902): L’8 Maggio 1902, flussi piroclastici rasero al suolo la città di Saint-Pierre, causando circa 30.000 vittime.
  • Mount St. Helens, USA (1980): Il collasso di un intero fianco del vulcano generò flussi piroclastici che si trasformarono in colate di fango bollente (lahar).
  • Nevado del Ruiz, Colombia (1985): I flussi piroclastici provocarono lo scioglimento dei ghiacciai, generando lahar che distrussero tre città, causando 23.000 vittime.

 

Monitoraggio e prevenzione sull’Etna

Sistemi di sorveglianza

L’Etna è uno dei vulcani più monitorati al mondo. L’INGV – Osservatorio Etneo impiega:

  • Telecamere termiche: Consentono l’osservazione continua anche con condizioni meteorologiche avverse
  • Sensori sismici: Rilevano i precursori delle esplosioni
  • Monitoraggio del tremore vulcanico: Indica variazioni nell’attività magmatica
  • Analisi dei gas: Fornisce dati sui processi interni al sistema vulcanico

Fattori di protezione naturale

L’Etna presenta alcuni vantaggi rispetto ad altri vulcani:

  • Distanza dai centri abitati: I paesi più vicini sono situati ai piedi del vulcano, protetti da vallate profonde e coni secondari antichi
  • Morfologia favorevole: La Valle del Bove convoglia molti flussi verso est, allontanandoli dalle aree urbane
  • Prevedibilità relativa: L’attività dell’Etna è generalmente anticipata da segnali premonitori ben riconoscibili

Rischi persistenti

Nonostante il monitoraggio avanzato, esistono ancora aree a rischio:

  • Zone turistiche ad alta quota: Rifugi e impianti oltre i 1.800 metri
  • Guide e visitatori: Persone che si spingono oltre le quote consentite
  • Infrastrutture: La pista Altomontana e altre strutture possono essere in pericolo

 

Articolo realizzato con la collaborazione dello staff attualmente reperibile, in considerazione dell’evento estremo. Supervisione, Antonio Lombardi.

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