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Sul lato nascosto della Luna, in prossimità del polo sud lunare, si estendono due colossali strutture geologiche finora poco conosciute: Vallis Schrödinger e Vallis Planck. Questi canyon lunari, dalle dimensioni imponenti, rappresentano una scoperta affascinante che rivoluziona la comprensione del paesaggio del nostro satellite naturale. Vallis Schrödinger si sviluppa per 270 chilometri di lunghezza e raggiunge una profondità di 2,7 chilometri, mentre Vallis Planck, leggermente più lungo, si estende per 280 chilometri, ma si inabissa fino a 3,5 chilometri.

 

Queste profondità superano nettamente quelle dei canyon terrestri più noti, compreso il celebre Grand Canyon in Arizona, che, sebbene più esteso in lunghezza con i suoi 446 chilometri, non raggiunge profondità comparabili. Le differenze non si limitano però alla dimensione, ma coinvolgono anche il meccanismo di formazione, che nei canyon lunari si rivela completamente diverso.

 

© NASA\SVS\Ernie T. Wright

A differenza della formazione millenaria del Grand Canyon, scavato lentamente dal fiume Colorado, le cicatrici profonde della Luna hanno avuto origine in modo rapido e violento. Studi recenti dimostrano che Vallis Schrödinger e Vallis Planck si sono generati in seguito a un gigantesco impatto cosmico, che ha colpito la superficie lunare con una forza estrema. L’intero processo di formazione di queste strutture non avrebbe superato i dieci minuti, un tempo quasi istantaneo in scala geologica.

 

Durante l’impatto, materiali rocciosi vennero proiettati a velocità impressionanti, comprese tra 0,95 e 1,28 chilometri al secondo, formando raggi di espulsione che contribuirono alla scultura dei canyon oggi visibili. Si stima che l’evento risalga a circa 3,8 miliardi di anni fa, in una fase del Sistema Solare primordiale caratterizzata da una maggiore presenza di corpi rocciosi erranti.

 

Le analisi scientifiche condotte suggeriscono che i detriti espulsi dall’impatto si siano distribuiti lontano dalle zone attualmente individuate per le missioni Artemis. Questa circostanza potrebbe rivelarsi un vantaggio strategico per le future esplorazioni lunari: l’assenza di materiali rielaborati nei pressi dei siti di atterraggio aumenterebbe infatti la possibilità di accedere a rocce e minerali più antichi, utili per ricostruire le fasi iniziali della storia geologica lunare.

L’interesse per queste zone è dunque in crescita, anche in vista dei progetti spaziali internazionali volti al ritorno sulla Luna. Le informazioni raccolte potrebbero fornire indizi preziosi sull’evoluzione del satellite, sulla sua struttura interna e sul ruolo degli impatti nell’evoluzione dei corpi celesti.

 

Questi canyon nascosti nel buio del lato opposto della Luna rappresentano una delle testimonianze più evidenti della violenza degli impatti cosmici nel modellare i corpi celesti. La rapidità della loro formazione, la loro collocazione remota e l’estrema profondità li rendono unici nel panorama del Sistema Solare. Mentre sulla Terra la geologia è plasmata da acqua e tettonica, sulla Luna dominano fuoco e collisioni: un mondo silenzioso, ma segnato da cicatrici profonde e antiche che oggi, finalmente, iniziamo a comprendere.

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