In Italia, fenomeni meteorologici come la Dana spagnola, che ha portato piogge torrenziali in pochi giorni, non sono frequenti, ma si manifestano eventi estremi altrettanto pericolosi. Anche se la Dana, nota anche come “Depresión Aislada en Niveles Altos”, è tipica del territorio spagnolo e deriva da una depressione chiusa che si forma sull’Atlantico, il nostro Paese subisce spesso forti perturbazioni atmosferiche che provocano conseguenze devastanti.
In poche parole è una “goccia d’aria fredda in quota”, una delle tante che investono l’Italia. Ma la Dana, in Spagna, diviene pericolosa quando spinge verso la terraferma, nubi foriere di pioggi che vengono dal Mediterraneo. Queste correnti vengono sbarrate dai rilievi e vi rilasciano notevoli piogge. Nel contesto dell’alluvione di Valencia il fenomeno è stato generato da un temporale noto come V-shapped.
Un temporale V-shaped è un tipo di sistema temporalesco caratterizzato da una particolare forma a “V” ben visibile dalle immagini satellitari. Questa struttura si sviluppa spesso in condizioni di forte instabilità atmosferica e consiste in una linea di temporali che si estende con una base stretta e una testa più larga, dove la maggior parte delle precipitazioni si concentra.
I temporali V-shaped sono noti per generare piogge intense e prolungate in un’area specifica, perché il loro nucleo centrale tende a rimanere quasi stazionario. Questa persistenza può causare alluvioni locali e accumuli pluviometrici molto elevati in breve tempo. Sono frequenti nelle stagioni più instabili, come la primavera e l’autunno, soprattutto nelle zone mediterranee e su territori soggetti a forti contrasti termici tra aria calda e fredda.
L’Italia si differenzia dalla Spagna non solo per la dinamica atmosferica, ma anche per il tessuto idrografico. Mentre i bacini idrici spagnoli sono particolarmente ampi, in Italia il maggiore bacino idrografico è rappresentato dal Po al Nord, seguito dall’Arno e dal Tevere al Centro, con dimensioni significativamente minori. Nonostante la scala diversa, l’Italia non è immune da alluvioni di forte intensità, e la memoria collettiva spesso dimentica eventi drammatici. Gli esperti confermano che con il cambiamento climatico in atto, la probabilità di piogge intense aumenta. Non sappiamo se stiamo vivendo un ciclo con maggiori eventi, o se è il trend derivante per davvero dal cambiamento climatico.
Condizioni estreme e cambiamenti climatici nel Mediterraneo
In un contesto di riscaldamento globale, il Mar Mediterraneo ha registrato negli ultimi anni temperature insolitamente elevate, accumulando calore e contribuendo alla formazione di eventi estremi. Quando le temperature del mare aumentano, l’evaporazione produce maggiori quantità di vapore acqueo, che alimenta le perturbazioni atmosferiche rendendole più potenti. Si ritiene che le recenti alluvioni in Sardegna e Sicilia siano state aggravate proprio dal riscaldamento del mare, fenomeno che ha intensificato le precipitazioni.
Un esempio evidente si è verificato nelle zone settentrionali di Cagliari e nella provincia di Oristano in Sardegna, dove una settimana fa sono stati registrati picchi di pioggia superiori ai 300 mm in poche ore. In Spagna, gli accumuli hanno raggiunto anche i 400 mm, ma la particolare conformazione geografica e l’alta urbanizzazione hanno amplificato i danni, trasformando l’evento in una tempesta perfetta. Anche in Italia, tuttavia, sono state registrate precipitazioni da record, come nel Savonese, con 496 mm caduti in sole 6 ore a Montenotte Inferiore nel 2021.
I cicloni mediterranei: fenomeni peggiori alla Dana
Il fenomeno più vicino alla Dana in Italia è il cosiddetto Medicane (abbreviazione di “Mediterranean hurricane”), una depressione ciclonica che si forma nel Mar Mediterraneo. Come la Dana, si sviluppa per l’isolamento di aria fredda in quota e rimane stazionario per vari giorni, causando piogge torrenziali. Questi cicloni mediterranei, anche se meno frequenti della Dana, possono verificarsi in ogni stagione, con una maggiore incidenza in autunno, e spesso portano con sé forti contrasti termici che creano condizioni meteorologiche estreme.
Le differenze con la Dana sono dovute alla loro origine: mentre quest’ultima si forma tipicamente nell’Oceano Atlantico e si sposta verso la Spagna, i cicloni mediterranei si sviluppano direttamente sul Mediterraneo, colpendo principalmente le regioni costiere italiane. Anche se di solito meno potenti degli uragani tropicali, i Medicane possono raggiungere intensità elevate, con venti e piogge pericolosi per la popolazione e le infrastrutture.
Alluvioni in Italia: un rischio sempre presente
L’Italia è soggetta a fenomeni meteorologici estremi, e le alluvioni sono tra gli eventi più comuni e devastanti. La loro incidenza è maggiore nelle aree montuose e lungo le coste, dove il territorio fragile e urbanizzato amplifica gli effetti delle precipitazioni. Recentemente, le alluvioni hanno colpito pesantemente l’Emilia-Romagna con oltre tre eventi significativi in un solo anno, mentre altre regioni come le Marche e la Toscana sono state ripetutamente interessate da piogge eccezionali. Un esempio è l’alluvione nelle Marche tra il 15 e il 16 settembre 2022, quando un temporale autorigenerante ha stazionato sulla zona per ore, riversando oltre 400 mm di pioggia e causando danni ingenti.
In questi casi, non è solo la quantità d’acqua a rappresentare una minaccia, ma anche la rapidità con cui si accumula, con effetti devastanti per le infrastrutture e la sicurezza delle persone. L’Italia detiene record europei di pioggia intensa, come i 740,6 mm caduti in 12 ore a Rossiglione in Liguria nel 2021. Questi episodi dimostrano che il nostro Paese non è estraneo a eventi di portata estrema, spesso provocati dalla combinazione di temporali violenti e dalla saturazione del terreno.
Lo scirocco: un altro nemico del Sud Italia
Oltre ai cicloni mediterranei, il vento di scirocco rappresenta un altro fenomeno meteorologico molto pericoloso per il Sud Italia e le Isole. Questo vento caldo e umido, che soffia dal Nord Africa, trasporta grandi quantità di umidità che, condensandosi, danno origine a piogge intense. Le aree più colpite sono le coste orientali e meridionali, come la Sardegna orientale, la Sicilia orientale e meridionale, la Calabria ionica, la Basilicata ionica e parte della Puglia.
Lo scirocco, associato a forti perturbazioni, può causare accumuli di pioggia molto elevati in breve tempo, aumentando il rischio di frane e inondazioni. Le regioni centrali come l’Abruzzo, il Molise e le Marche sono esposte a questi effetti, specialmente in presenza di terreni collinari e montuosi.
Impatto dei temporali autorigeneranti
Un ulteriore fattore di rischio per l’Italia sono i temporali autorigeneranti, capaci di stazionare su un’area per diverse ore, scaricando enormi quantità di pioggia in un tempo ridotto. Questo tipo di temporale si è verificato nel settembre 2022 nelle Marche: la pioggia intensa e prolungata ha provocato un’alluvione devastante con perdite di vite umane e danni diffusi. Tali eventi sono difficilmente prevedibili e amplificano il rischio di disastri naturali nelle zone colpite.