Un gruppo di ricercatori statunitensi ha impiegato 2000 sismometri per analizzare le onde sismiche generate da oltre 500 terremoti. Attraverso l’analisi della velocità di queste onde a diverse profondità, gli scienziati sono stati in grado di identificare la tipologia di rocce che attraversavano prima di raggiungere i sensori. È in questo modo che è stata scoperta la ringwoodite, una roccia particolarmente interessante perché capace di trattenere acqua all’interno della sua struttura molecolare, ma non in forma liquida.
La ringwoodite, infatti, si forma solo sotto le immense pressioni che caratterizzano le zone più profonde della Terra. Il suo comportamento particolare, simile a una spugna che assorbe acqua, è stato descritto dal geofisico Steve Jacobsen, che ha spiegato come la struttura cristallina della ringwoodite attragga l’idrogeno e intrappoli l’acqua. Si stima che questa roccia possa contenere fino all’1,5% del suo peso in acqua, un dato che ha suscitato grande interesse tra gli studiosi.
L’unico campione diretto di ringwoodite terrestre, sebbene sia stato trovato anche in alcuni meteoriti, è stato rinvenuto intrappolato all’interno di un piccolo diamante. Questa scoperta ha aperto la strada a nuove teorie sul ciclo idrico del nostro pianeta. Le onde sismiche analizzate durante lo studio hanno confermato che le rocce della zona di transizione contengono effettivamente una quantità significativa d’acqua.
Se solo l’1% delle rocce in quella regione fosse costituito da acqua, il volume totale di questo serbatoio sarebbe tre volte superiore a quello contenuto negli oceani della superficie terrestre. Questo dato è stato confermato anche dal sismologo Brandon Schmandt, che ha aggiunto come la presenza di acqua nella zona di transizione possa provocare una fusione nelle aree in cui avviene il flusso verso il mantello inferiore.
La scoperta ha implicazioni importanti per la comprensione della formazione dell’acqua sul nostro pianeta. Jacobsen ha ipotizzato che questa grande quantità d’acqua nelle profondità terrestri possa supportare l’idea che l’acqua presente sulla Terra provenga principalmente dall’interno del pianeta, piuttosto che essere stata portata da comete o asteroidi. Questo nuovo studio potrebbe quindi contribuire a spiegare perché la Terra ha una quantità così abbondante di acqua liquida sulla sua superficie, rendendo il pianeta un luogo abitabile.
Le ricerche, pubblicate sulla prestigiosa rivista Science, segnano un passo avanti nella nostra comprensione del ciclo idrico globale e delle dinamiche profonde che modellano il nostro pianeta.