Nel periodo di raccolta, Perseverance ha estratto campioni da quattro siti intorno al ventaglio sedimentario del Cratere Jezero, un’area di grande interesse per gli scienziati poiché le rocce sedimentarie presenti sono le prime e uniche di questo tipo ad essere studiate e raccolte su un altro pianeta. L’importanza di queste rocce risiede nella loro possibile alterazione chimica avvenuta in presenza di acqua liquida sulla superficie marziana in un passato remoto, un indizio cruciale nella ricerca di vita antica.
David Shuster, coautore dello studio pubblicato su AGU Advances il 14 agosto 2024 e professore di scienze della terra e planetarie all’Università della California a Berkeley, ha sottolineato come questi campioni siano essenziali per gli obiettivi complessivi della missione Perseverance. Tanja Bosak del MIT ha aggiunto che i nuclei rocciosi raccolti potrebbero rappresentare i materiali più antichi mai campionati da un ambiente che potrebbe aver ospitato forme di vita.
Alcuni campioni contengono sedimenti a grana molto fine, che sono considerati i più promettenti per conservare evidenze di vita microbica passata su Marte. L’acqua liquida, come noto, è un elemento chiave per l’attività biologica come la conosciamo, e la presenza di questi sedimenti suggerisce un ambiente che potrebbe essere stato favorevole alla vita.
Il 25 luglio scorso, la NASA ha annunciato un’altra scoperta significativa: il ritrovamento di nuovi campioni rocciosi presso Cheyava Falls su Marte, che potrebbero contenere segni di vita passata grazie alla rilevazione di molecole organiche tramite gli strumenti scientifici a bordo del rover.
Tuttavia, Shuster ha osservato che l’apparato analitico organico del rover non ha rilevato molecole organiche nei quattro principali campioni prelevati dal ventaglio sedimentario. Questo risultato non esclude la presenza di queste molecole, ma indica che la loro concentrazione potrebbe essere inferiore alla soglia rilevabile dagli strumenti a bordo di Perseverance.
Fino ad oggi, Perseverance ha raccolto un totale di 25 campioni, comprendenti duplicati, campioni atmosferici e tre “tubi testimoni” utilizzati per catturare possibili contaminanti vicino al rover. Otto duplicati sono stati depositati nella cache Three Forks sulla superficie marziana come misura di backup in caso di problemi con i campioni a bordo, mentre altri 15 campioni rimangono sul rover in attesa di essere recuperati in futuro.
Le prime otto rocce ignee raccolte suggeriscono che siano state create dall’impatto meteorico che ha formato il Cratere Jezero, mentre i sette nuovi campioni analizzati tra luglio e novembre 2022 presentano composizioni prevalentemente arenacee o fangose, derivanti da processi fluviali localizzati principalmente all’inizio dell’estensione occidentale del ventaglio sedimentario.
Le missioni future si concentreranno sul ritorno di questi materiali sulla Terra, dove laboratori avanzati potranno effettuare indagini approfondite sui dati organici, isotopici, chimici, morfologici, geocronologici e paleomagnetici registrati nei campioni. Questo rappresenta uno degli obiettivi scientifici più significativi nell’esplorazione planetaria moderna, aprendo nuove strade per la comprensione della storia di Marte e delle possibilità di vita passata sul pianeta rosso.