Le nanoplastiche sono particelle microscopiche, invisibili a occhio nudo, e più sottili di un capello umano. Queste particelle, che si accumulano nei corpi idrici di tutto il mondo, sono state associate a malattie cardiovascolari e respiratorie, ma sono difficili da rilevare e rimuovere a causa delle loro dimensioni ridotte.
Il metodo innovativo sviluppato dai ricercatori impiega solventi idrofobici derivati da ingredienti naturali. Questi solventi, quando miscelati con l’acqua, assorbono le nanoplastiche. Dopo la miscelazione, i solventi, che galleggiano sulla superficie dell’acqua, trascinano con sé le nanoplastiche inglobandole all’interno della loro struttura molecolare. Una volta completato il processo, il solvente carico di nanoplastiche viene rimosso dall’acqua utilizzando una pipetta, lasciando l’acqua pulita e priva di contaminanti.
Questa tecnica non solo affronta efficacemente il problema dell’inquinamento da nanoplastiche, ma apre anche nuove prospettive per lo sviluppo di tecnologie avanzate per la purificazione dell’acqua. Il processo è attualmente in fase di ottimizzazione per una possibile applicazione su larga scala, come nei laghi o negli oceani, il che potrebbe rappresentare una svolta nella gestione dell’inquinamento ambientale.
Piyuni Ishtaweera, che ha guidato lo studio durante il suo dottorato in chimica dei nanomateriali presso Mizzou e attualmente lavora presso la Food and Drug Administration degli Stati Uniti a St. Louis, ha evidenziato l’efficacia del metodo sia in acqua dolce che salata. Ishtaweera ha sottolineato come i solventi utilizzati siano composti da elementi sicuri e non tossici. La loro capacità di respingere l’acqua evita ulteriori contaminazioni delle fonti idriche, rendendo questa soluzione altamente sostenibile.
Dal punto di vista scientifico, questa metodologia non solo stimola innovazioni nelle tecnologie di filtrazione, ma offre anche preziose informazioni sul comportamento dei nanomateriali, contribuendo allo sviluppo di politiche ambientali più informate e responsabili.
Durante gli esperimenti, i ricercatori hanno testato l’efficacia della soluzione su cinque diverse dimensioni di nanoplastiche a base di polistirene, comunemente utilizzate nella produzione di bicchieri in Styrofoam. I risultati ottenuti sono stati superiori rispetto a studi precedenti, che si erano concentrati su singole dimensioni di particelle plastiche, dimostrando il potenziale di questa tecnologia per affrontare una vasta gamma di contaminanti plastici.