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La galassia Gz9p3 è‌ stata scoperta nel 2023 durante una delle ‌prime campagne osservative del telescopio spaziale Webb ⁢grazie alla⁣ survey Glass, ed è stata poi confermata come una ​delle galassie più lontane da noi – con un redshift pari⁤ a 9.3, che corrisponde a un’età dell’universo ​di circa 525 milioni di anni – grazie a ⁣una⁤ serie di ​osservazioni spettroscopiche.

 

Questa galassia si trova prospetticamente dietro l’ammasso di galassie ‍Abell 2744, del quale sfrutta l’effetto di lente gravitazionale, che la fa ⁣apparire di un fattore⁢ 1.7 volte più ⁢luminosa. ⁢La prima particolarità‌ di Gz9p3 è che si tratta di un sistema interagente. La galassia è infatti composta da una parte ‌centrale che sta formando stelle a un ritmo di circa 10 masse⁣ solari all’anno, e di una lunga coda di gas e stelle derivante dall’interazione e ‌che si estende per oltre​ 10mila anni luce dal centro.

 

Jwst, lanciato a dicembre del 2021, consente agli ⁢astronomi⁢ di vedere l’universo primordiale in modi prima⁤ impossibili. Gli ⁤oggetti che apparivano come singoli ⁣punti luminosi attraverso i ⁣telescopi⁤ precedenti, come il telescopio spaziale Hubble, ‍stanno rivelando la loro complessità. Grazie all’alta risoluzione spaziale‍ raggiunta nel vicino infrarosso con Jwst, i ricercatori hanno potuto vedere che la zona centrale di Gz9p3 è formata in realtà da‌ due nuclei distinti e molto vicini tra loro,‍ e dunque che stiamo assistendo a uno scontro⁢ tra titani.

 

Le sorprese, però non sono finite qui. La luminosità intrinseca della galassia (M ​= -21.8)⁤ è del 50 per cento più alta di quella caratteristica delle galassie alla stessa​ epoca, mentre la massa stellare, stimata a 2.5 miliardi di masse‌ solari, supera di almeno un ordine di grandezza la massa ⁢di tutte le altre galassie⁤ finora scoperte ⁢a redshift 9. Tutte queste proprietà ‌fanno di questa galassia una delle più massive e brillanti confermate finora ⁤all’epoca della reionizzazione.

 

Sebbene la ⁢probabilità di osservare​ delle ​galassie interagenti a queste distanze cosmiche sia piuttosto alta (intorno al 20 per cento), i modelli non sono in grado di prevedere‌ luminosità e masse stellari così‌ grandi, per di più in una porzione di cielo molto ridotta, di circa 10 arcominuti quadrati. Questo può significare due cose: o i ricercatori sono⁢ stati molto fortunati, e hanno individuato una galassia molto⁤ rara in quell’epoca cosmica, oppure c’è qualcosa di importante da rivedere nei ‌modelli teorici, ​affinché contengano al loro interno gli ingredienti per poter⁣ formare galassie di ⁤questo tipo in tempi così brevi. Questo dilemma⁤ ci riporta ⁣all’eccesso di ⁢sorgenti brillanti ‌e massicce osservate, sempre grazie a Jwst, a redshift superiori a 10, su cui‌ gli astronomi stanno ancora lavorando.

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