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La storia degli ippopotami in Europa

Gli ippopotami, noti per la loro imponente stazza e per la loro vita semi-acquatica, sono stati una presenza significativa nel continente europeo durante il Pleistocene, un’epoca geologica che va da circa 2,58 milioni di anni fa fino a 11.700 anni fa. Questo periodo è stato caratterizzato da intensi cambiamenti climatici e ambientali che hanno influenzato la diffusione di molte specie animali, tra cui l’ippopotamo comune (Hippopotamus amphibius).

Un ritrovamento significativo a Roma

Un importante indizio sulla presenza di questi mammiferi in Europa è stato fornito dal ritrovamento di un antico cranio fossile di ippopotamo, scoperto nella prima metà del XX secolo nell’area di Tor di Quinto a Roma. Il reperto è stato recentemente riesaminato da un team di ricercatori dell’Università La Sapienza e dell’Istituto di Geologia ambientale e geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Lo studio, pubblicato sulla rivista Plos One, ha permesso di ottenere nuove informazioni sull’età e sulla classificazione tassonomica del cranio.

Beniamino Mecozzi, uno dei ricercatori coinvolti nello studio, ha sottolineato l’importanza dell’approccio multidisciplinare adottato per analizzare il reperto. Grazie all’integrazione di dati geologici, sedimentologici e cartografici, è stato possibile stimare che il cranio appartiene alla specie Hippopotamus amphibius e risale a circa 500 mila anni fa. Inoltre, è stato confermato che il reperto è stato rinvenuto presso una cava, denominata Montanari, che operava lungo la via Flaminia, oggi non più esistente.

Il legame con i cambiamenti climatici

La presenza dell’ippopotamo comune in Europa è strettamente legata ai cambiamenti climatici e ambientali avvenuti negli ultimi 800 mila anni. In particolare, durante la Transizione Pleistocene Inferiore–Pleistocene Medio, si è assistito all’estinzione di molte specie vissute durante il Quaternario e alla comparsa di forme moderne, come cervi, cinghiali, daini e lupi. Questi cambiamenti hanno favorito la diffusione dell’ippopotamo, che ha trovato in Europa un habitat adatto alla sua sopravvivenza.

Il progetto di restauro del Must

Lo studio del cranio di ippopotamo fa parte di un più ampio progetto di restauro dei reperti di grandi mammiferi esposti presso il Museo Universitario di Scienze della Terra della Sapienza Università di Roma (Must). Il lavoro di restauro ha permesso di rimuovere precedenti integrazioni effettuate nel XX secolo, che nascondevano alcune morfologie originali del cranio, e di recuperare sedimenti ancora presenti in alcune cavità craniali e mandibolari.

Il cranio, identificato come appartenente a un individuo maschile di circa 22-24 anni, rappresenta un tassello fondamentale per comprendere la storia evolutiva degli ippopotami e la loro diffusione in Europa. Questi studi contribuiscono a ricostruire le dinamiche ambientali e climatiche del passato, offrendo spunti preziosi per comprendere i processi di adattamento e migrazione delle specie animali in risposta ai cambiamenti del pianeta.

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