Il cambiamento climatico è una realtà che non possiamo più ignorare. Nonostante ci siano ancora persone che negano o minimizzano il problema, i dati scientifici sono chiari e inconfutabili. Durante le festività natalizie, è possibile che si sentano ancora frasi come “fa sempre lo stesso caldo” o “non è così grave come dicono”. Tuttavia, abbiamo a disposizione numerose cifre e studi che ci permettono di confutare queste affermazioni negazioniste e di contrastare le informazioni false o fuorvianti.
2023: l’anno più caldo della storia
Il 2023 è stato un anno record per quanto riguarda le temperature globali. I mesi di giugno, luglio e agosto sono stati i più caldi mai registrati sul pianeta dalla metà del XIX secolo. Secondo il rapporto provvisorio sullo stato del clima globale del 2023 dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), è quasi certo che quest’anno verrà incoronato come il più caldo di sempre. Inoltre, gli ultimi nove anni, dal 2015 al 2023, sono stati i più caldi mai registrati.
Record nelle emissioni di CO2
Un altro dato allarmante del 2023 è che le emissioni globali di CO2 hanno raggiunto livelli record. Il rapporto ‘Global Carbon Budget 2023’ indica che una delle principali cause è l’aumento dei megaincendi, che rilasciano tutto il CO2 accumulato dalle foreste. Questi incendi sono sempre più probabili e intensi a causa del cambiamento climatico.
Le emissioni di CO2 di ogni paese sono aumentate dell’8,2% in India e del 4% in Cina, rispettivamente l’8% e il 31% delle emissioni mondiali. La buona notizia, seppur parziale, è che l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno ridotto le loro emissioni, rispettivamente del 7,4% e del 3%. Tuttavia, gli esperti affermano che la riduzione non è abbastanza rapida per evitare le conseguenze della crisi climatica.
Temperatura mondiale in aumento
Se i livelli di emissioni continuano come fino ad ora, nel febbraio del 2034 supereremo la soglia di aumento della temperatura mondiale di 1,5°C, stabilita come limite nell’Accordo di Parigi. Attualmente, si stima che l’aumento sia di 1,25°C. Più velocemente raggiungeremo questo aumento di temperatura, minore sarà il nostro margine di azione per rispondere agli eventi climatici estremi, che saranno più intensi e frequenti quanto più si riscalda il pianeta.
Eventi climatici estremi
Il rapporto dell’OMM sul clima nel 2023 avverte che gli eventi climatici estremi continuano a causare danni a livello sociale ed economico. Tra questi, quest’anno spicca il ciclone Daniel, che ha causato circa 6.800 morti in Libia a metà settembre. Questo fenomeno ha anche provocato gravi inondazioni in Grecia, con piogge che hanno superato gli 800 litri per metro quadrato.
Quest’estate, inoltre, si è verificato un grande incendio alle Hawái, aggravato dall’uragano Dora, che ha lasciato quasi 100 vittime. Anche in Canada si sono moltiplicati gli incendi, con circa 18,5 milioni di ettari bruciati. Durante la COP28, tenutasi questo mese a Dubái, è stato avviato un fondo per pagare le perdite e i danni derivanti dalla crisi climatica nei paesi vulnerabili.
In Spagna, oltre a registrare un totale di 24 giorni di ondata di calore quest’estate, si è sofferto una siccità che persiste gravemente in alcune zone, come in Cataluña, dove alcuni comuni continuano con restrizioni d’acqua. Questa siccità potrebbe essere la causa principale di perdite fino al 90% del raccolto di cereali nel paese, tra il 50% e il 60% in meno di olive e tra il 50% e il 70% in meno di mandorle, secondo i calcoli dell’Unión de Pequeños Agricultores y Ganaderos (UPA).
Oceani più caldi
In attesa dei dati del 2023, il rapporto dell’OMM rileva che nel 2022 gli oceani hanno raggiunto i massimi storici di contenuto di calore negli ultimi 65 anni. Tutto indica che questo riscaldamento continuerà. Quando queste acque si scaldano oltre i 26°C, si creano le condizioni per la formazione di potenti tempeste e uragani. Inoltre, questo processo non è facilmente reversibile: se c’è un riscaldamento netto dell’atmosfera, l’oceano rimarrà caldo fino a quando non si raggiungerà un nuovo equilibrio.
Aumento del livello del mare
Non possiamo dimenticare i poli e l’aumento del livello del mare tra i dati sul cambiamento climatico del 2023. L’OMM segnala che quest’anno il livello del mare ha continuato a salire, aggravato dagli effetti del fenomeno de El Niño. La velocità di aumento del livello del mare a lungo termine si è più che raddoppiata dai primi rilevamenti satellitari, passando da 2,14 millimetri all’anno tra il 1993 e il 2002 a 4,72 tra il 2013 e il 2022. Inoltre, le estensioni di ghiaccio dell’Artico e dell’Antartide continuano a essere al di sotto della norma. Infatti, a febbraio il ghiaccio antartico ha raggiunto il suo minimo storico dal 1979.
In conclusione, i dati sul cambiamento climatico del 2023 sono allarmanti e richiedono un’azione immediata e decisa da parte di tutti noi. Non possiamo permetterci di ignorare o minimizzare il problema, perché le conseguenze sono già evidenti e potrebbero diventare ancora più gravi se non interveniamo subito.