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Piogge ⁣torrenziali nel ⁢Corno d’Africa⁣ causano inondazioni e‍ sfollamenti

Nel 2023,‍ il Corno d’Africa è stato colpito da piogge‍ torrenziali che hanno provocato inondazioni su vasta scala, costringendo centinaia di migliaia di⁣ persone ad abbandonare le proprie case e causando ingenti danni, nonostante le previsioni climatiche avessero già ⁢messo in ‍guardia su tali eventi.

Inondazioni in Somalia, Etiopia e Kenya

Le ‍forti piogge ‍hanno portato a gravi inondazioni in Somalia,⁢ Etiopia e Kenya‌ nei mesi di ‍ottobre e novembre ⁢del 2023. Le inondazioni sono arrivate dopo la più lunga siccità registrata, che ha lasciato milioni di persone⁣ in condizioni di insicurezza alimentare⁢ tra il 2020 e il 2023. Dal 1°⁤ ottobre, le‌ inondazioni hanno⁣ causato ⁢la morte di ⁣oltre⁤ 100 persone⁣ e lo sfollamento di⁣ più di 700.000, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il ⁣Coordinamento​ degli Affari Umanitari.

I paesi ‌del ‌Corno d’Africa tendono ⁢ad avere due stagioni delle ‍piogge: le‍ “brevi piogge”​ di ottobre, novembre e⁣ dicembre (OND) e le “lunghe​ piogge” di marzo, aprile ​e maggio (MAM). Le ‌precipitazioni nella stagione⁢ OND fino a metà novembre sono state molto più abbondanti ‌del solito. Dal 1° ottobre, i totali delle precipitazioni sono stati‍ doppi o quadrupli ​rispetto alla media per il sud e l’ovest dell’Etiopia, la Somalia e il Kenya, secondo⁣ il Famine ‍Early Warning Systems Network (FEWS NET).

La situazione a ⁣Beledweyne, Somalia

Le piogge eccessive nelle regioni montuose di Etiopia e Somalia a fine ottobre ‌e​ inizio novembre hanno fatto aumentare i livelli del fiume Shebelle⁣ fino al suo ​straripamento l’11⁢ novembre. Le piogge successive hanno causato l’esondazione del fiume‌ nel⁣ centro ‌della Somalia, sommergendo l’area circostante, inclusa la città di Beledweyne (Belet Weyne). L’inondazione⁤ nella città ha costretto circa‍ 250.000‍ persone (il 90% ⁣della popolazione) a lasciare le proprie ⁤case.

Le immagini satellitari acquisite dall’Operational Land Imager su Landsat 8 mostrano ⁢Beledweyne ⁣prima e ⁤dopo le recenti inondazioni, evidenziando la presenza ⁢di acqua ⁤in tonalità di blu.

Previsioni e avvertimenti climatici

Già a luglio del ⁢2023, i ricercatori del Climate Hazards Center dell’Università della California, Santa Barbara, avevano utilizzato modelli ‍climatici per fornire un avvertimento precoce per le piogge ⁤e le ​inondazioni ​nel Corno d’Africa durante la stagione delle “brevi⁢ piogge” OND. Il Climate Hazards Center ‌fornisce dati sulle precipitazioni e previsioni al‌ FEWS NET, un programma supportato dall’Agenzia⁢ degli Stati Uniti per ​lo Sviluppo Internazionale (USAID) in collaborazione ​con diverse altre agenzie, tra cui la⁢ NASA.

All’epoca, i ⁤modelli delle temperature ‍superficiali⁤ del mare nell’Oceano​ Indiano e Pacifico prevedevano piogge anormalmente elevate per⁣ l’Africa ⁢orientale. Un Dipolo dell’Oceano Indiano (IOD) ⁢positivo, caratterizzato da temperature superficiali del mare più calde del normale nell’Oceano ‍Indiano occidentale e temperature più fredde del normale nell’Oceano Indiano equatoriale orientale,⁣ favorisce generalmente una stagione OND umida ‌nell’Africa orientale. Anche le condizioni di El Niño (temperature superficiali del mare più calde del normale nel Pacifico tropicale centrale e orientale) tendono ad amplificare l’influenza⁣ di un IOD⁤ positivo. Queste due forze sono associate a inondazioni⁤ nell’Africa orientale e⁤ siccità e ​incendi in‍ Australia.

Impatti e gestione dei rischi

Da ottobre,⁣ le piogge⁤ insolitamente elevate hanno alleviato le ‌condizioni di siccità prolungata nel Corno d’Africa. Tuttavia, potrebbero anche contribuire ad aumentare i ⁤focolai di colera ⁢e le‍ malattie e i parassiti⁤ delle colture e del ⁢bestiame, oltre alla ​perdita⁢ di vite umane già verificatasi.

I⁣ ricercatori del Climate Hazards Center hanno notato che la forza dell’IOD quest’anno sembra⁢ simile⁢ alle condizioni di fine 2019, ​quando un evento IOD positivo ha contribuito​ a piogge eccezionali, ​inondazioni ⁣e sfollamenti nel⁣ Corno d’Africa. I⁣ suoli insolitamente umidi ⁢di quell’anno hanno anche contribuito a un’epidemia di locuste del deserto‍ (Schistocerca gregaria) all’inizio del 2020, che ha infestato e distrutto ⁢le colture​ su almeno 70.000 ⁣ettari (173.000 acri) di terreno in Kenya.

“Da fine ⁤2016, il Corno d’Africa ⁣orientale ha assistito a una serie quasi ininterrotta di stagioni delle piogge ‌molto umide ‍o molto secche”, ha ‍detto Chris ​Funk, direttore del Climate Hazards Center. “Utilizzando ‌i recenti progressi nella modellazione climatica, che possono​ prevedere queste‌ siccità e alluvioni ⁤con mesi di anticipo, ‌il Climate Hazard Center sta lavorando ⁣per collegare‍ queste previsioni ⁤a⁢ una migliore gestione dei rischi,⁤ dell’agricoltura​ e delle pratiche di⁢ allevamento ⁣del ‍bestiame.”

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