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Le vacanze di Natale non le stiamo passando certamente sotto un clima invernale, tutt’altro! L’anticiclone sta invadendo da giorni l’Europa e l’Italia, generando meteo stabile e temperature ben oltre le medie del periodo. Addirittura abbiamo registrato fino a 23-25°C sulle regioni adriatiche e in Val Padana, come se ci trovassimo in tarda primavera!

Ritorna l’inverno ad inizio gennaio?

Per un ritorno del meteo tipicamente invernale occorrerà attendere almeno l’avvio di gennaio, momento in cui potrebbero vedersi i frutti di un deterioramento del vortice polare (ora molto più compatto rispetto a qualche settimana fa). Secondo gli ultimi aggiornamenti meteo, pare che tra Capodanno e l’Epifania possa inserirsi una ondata di freddo invernale con neve a bassa quota, capace di raggiungere l’Italia, ma siamo ancora in alto mare per poter realizzare una previsione affidabile.

 

Un passo indietro

Facendo un salto indietro nel tempo possiamo ammirare varie ondate di gelo manifestatesi proprio all’avvio dell’anno, capaci di portare tanta neve fin sulle coste. In questo editoriale rivivremo la potente ondata di gelo di inizio gennaio 1993, quando il burian arrivò fino in Italia.

 

Il burian del 1993

L’evento di gelo e neve che investì l’Italia nei primi giorni di gennaio del 1993 rappresenta un esempio straordinario delle intricate dinamiche atmosferiche che possono influenzare il clima europeo, in particolare quello italiano. Analizzando questo episodio, possiamo comprendere meglio come funzionano elementi meteorologici chiave come l’alta e la bassa pressione, il vortice polare, e i loro impatti sull’Italia, soprattutto in contesti di indebolimento del vortice.

Ondata di gelo in Italia

Nel gennaio del 1993, un’intensa irruzione di aria fredda polare, nota come il Buran, travolse l’Italia, provocando temperature estremamente basse e intense nevicate. Questo fenomeno interessò principalmente il centro e il sud dell’Italia, con nevicate notevoli anche lungo le coste adriatiche. Le città costiere, come Bari, hanno registrato fino a 20 cm di neve, e la neve ha toccato città come Messina e Reggio Calabria. Anche le regioni alpine e prealpine hanno vissuto un marcato calo delle temperature e abbondanti nevicate.

 

Nelle zone interne di Abruzzo, Marche, Molise, Puglia, Basilicata, si verificò un accumulo di neve superiore a 1 metro in circa 36 ore, un evento di rilievo. Fino a 1 metro di accumulo si registrò anche a bassa quota nella Puglia centrale, a causa della potente depressione ionica che rimase stazionaria per più di 24 ore vicino alla regione, generando precipitazioni continue e intense.

La sinottica di inizio gennaio 1993

Nel 1993, una particolare configurazione di alta e bassa pressione facilitò l’ingresso dell’aria fredda polare in Europa e in Italia. Un anticiclone situato sull’Europa orientale e una zona di bassa pressione sull’Atlantico hanno creato un passaggio per l’aria fredda. Questa corrente d’aria fredda, secca e polare attraversò l’Europa orientale e centrale, raggiungendo il Mediterraneo e l’Italia, dando origine al fenomeno noto come Buran.

 

Nevicate eccezionali a bassa quota

L’effetto di questa ondata di freddo fu rilevante. La neve ha causato difficoltà nelle attività quotidiane, nei trasporti e nelle comunicazioni. Le autorità hanno dovuto affrontare sfide importanti per mantenere aperte le strade e fornire assistenza dove necessario. Anche l’agricoltura ha risentito degli effetti delle basse temperature e della neve, specialmente nelle regioni meridionali, meno abituate a gestire tali condizioni atmosferiche.

 

Questo evento ha fornito preziosi spunti per la ricerca in campo meteorologico e climatologico. Ha evidenziato come le variazioni nel vortice polare possano avere effetti diretti e notevoli sul clima europeo e italiano. Inoltre, ha sottolineato l’importanza di monitorare e comprendere i meccanismi atmosferici complessi che regolano il clima a livello globale e locale.

Neve a Cagliari 1993

Cosa sono alte e basse pressioni

Per capire meglio questa ondata di freddo, è fondamentale spiegare il principio di alta e bassa pressione atmosferica. Un’area di alta pressione, o anticiclone, si forma quando l’aria fredda scende e si comprime, diventando più densa e pesante. Questo tipo di sistema generalmente porta tempo stabile e cieli limpidi. Invece, un’area di bassa pressione, o ciclone, nasce quando l’aria calda sale e si espande, diventando meno densa. Ciò può causare tempo instabile e precipitazioni.

 

L’alta pressione giocò un ruolo chiave nell’indirizzare l’ondata di freddo verso il Mediterraneo. Il robusto anticiclone si estese fino alla Scandinavia e alla Russia europea, spingendo le correnti fredde russe a muoversi in modo retrogrado verso ovest, fino a raggiungere l’Italia.

 

Il vortice polare

Il vortice polare è un grande sistema di bassa pressione situato nelle regioni polari. È caratterizzato da venti forti che circolano attorno al Polo in senso antiorario nell’emisfero settentrionale. Quando il vortice polare è forte e ben strutturato, tende a confinare l’aria fredda nelle regioni polari. Tuttavia, quando si indebolisce o si frammenta, permette all’aria fredda di spostarsi verso sud, portando ondate di freddo e nevicate anche in aree normalmente più temperate, come accaduto nel 1993 in Italia.

 

Situazioni così complesse si verificano raramente, ed è per questo motivo che è insolito incontrare ondate di gelo direttamente dalla Russia. Solo queste possono portare la neve fino alle coste persino nel sud estremo e sulle isole maggiori. Ricordiamo che durante il gelo del 1993, la neve raggiunse anche le coste di Sardegna e Sicilia.

 

Gelo a inizio gennaio 2024?

Rivivremo un’ondata di gelo del genere in Italia a inizio gennaio? Difficilissimo, anzi impossibile dirlo ad ora. Il rischio di nuove ondate di freddo aumenta proprio a partire da inizio 2024, ma per il momento non si intravedono ondate di gelo potenti a tal punto da permettere copiose nevicate in pianura e sulle coste. Saranno necessari diversi giorni per chiarire l’evoluzione meteo di inizio gennaio.

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