Quando cadrà la prima neve in pianura in Italia. Video meteo da cartolina
In questa stagione, che si dipana tra le braccia di un mare insolitamente tiepido , siamo testimoni di un’estate che è stata un teatro di alte pressioni e un sole implacabile, brucianti come una fornace senza fine. E ancora, in questo presente, le temperature persistono in un abbraccio caldo che si distende oltre la soglia delle medie consuete. Ci ritroviamo, in questi giorni, a fronteggiare tempeste di tale intensità da poter essere paragonate, nella loro irruenza devastatrice, a uragani di modesta statura. Di recente, persino un ciclone bomba ha fatto la sua drammatica comparsa sulla scena meteorologica.
Eppure, sembra che l’antico inverno, con le sue mani gelide, stia solo attendendo dietro l’orizzonte. Incederà esso nei nostri giorni? Molto probabilmente, sì, e con un arrivo improvviso e inatteso. Ma in questa strana ripetizione di eventi, non vi è traccia di eccezionalità.
Non più di un decennio fa, i campi della pianura Padana si adornavano di bianco già con le celebrazioni dell’Immacolata, a volte persino prima. Non si trattava di una timida carezza di fiocchi che si scioglievano al contatto dell’asfalto, bensì di nevicate maestose, che erano artefici nel trasfigurare il paesaggio in un regno di silenzio candido. Tale spettacolo si svolgeva sotto il sipario di un autunno che spogliava gli alberi, un’immagine tanto diversa dai colori ancora brillanti dei fogliami di quest’anno, che hanno iniziato a cambiare solo sotto la spinta di un fresco che tarda ad arrivare. Invece, l’aridità estiva, quel caldo insostenibile che ha bruciato la vegetazione, ha dato il la a questo tardo cambiamento, minacciando di tornare nuovamente nell’imminente estate. Al momento, però, ci è concesso il dono delle atmosfere invernali che fremono nelle brezze fredde.
Quest’odierna riflessione è un omaggio a Milano, testimone della più significativa nevicata dall’inverno 2012-2013, e, senza dubbio, l’unica degna di nota in un’epoca che ha visto la neve diventare un raro ospite in Valle Padana.
Si direbbe che si sia frapposta una crepa nell’equilibrio climatico globale. In Italia, specialmente al Nord, la discesa del termometro verso lo zero in pianura è divenuta una rarità. Il gelo severo si annunciava, in passato, solo dopo la metà del mese, mentre adesso non ci sono presagi che ne segnalino l’avvicinarsi. Un barlume di speranza ci giunge dalle Alpi, che quest’anno si sono già vestite di abbondanti nevi, accennando persino alla possibilità di vederle scendere sulle pianure. Tuttavia, le attuali previsioni climatiche che vorrebbero rassicurarci sulla “normalità” appaiono sempre più illusorie di fronte a un clima che si è chiaramente trasformato.
Ottobre si è consumato sotto un calore atipico, registrando temperature che hanno infranto ogni record precedente. Tale anomalìa si unisce a un settembre che ha danzato al medesimo ritmo. Ci si interroga, pertanto: potranno questi eventi straordinari, che stanno definendo il clima in molte parti del nostro emisfero, incanalare nuovamente la circolazione atmosferica verso condizioni più temperate? Si tratta di un quesito di ponderosa rilevanza, attualmente sprovvisto di risposte definitive, poiché le previsioni meteo e climatiche rimangono ipotesi aperte a interpretazione.
Con novembre che insegue il tempo, diventa naturale volgere lo sguardo verso il cielo, interrogandolo sull’arrivo dei candidi cristalli di neve, i quali, secondo la tradizione statistica, dovrebbero già adagiarsi sulle pianure settentrionali a dicembre.
E negli altri luoghi? Certo, le colline potrebbero ospitare la neve già in novembre, non le pianure; ma con l’arrivo di dicembre, la scena potrebbe subire una rivoluzione. Se le tendenze climatiche dovessero seguire le attuali proiezioni, perché non ipotizzare scenari innevati? Non ci troviamo ai tropici, anche se il clima mostra una tendenza alla tropicalizzazione. Forse è l’inverno a contrarsi, ma la scienza ci istruisce che ciò presagisce un aumento degli episodi di rigore intenso, quegli eventi estremi che ci sorprendono con la loro imprevedibilità.
La scienza, attraverso studi approfonditi e osservazioni dettagliate, fornisce spiegazioni su come il riscaldamento globale possa essere collegato a ondate di freddo estreme. La teoria prevalente sostiene che il riscaldamento globale sta alterando la circolazione atmosferica, inclusi i modelli del vortice polare. Questo fenomeno è una zona di bassa pressione che si trova nelle regioni polari e, a seguito del riscaldamento della Terra, può indebolirsi o spostarsi. Quando questo accade, masse d’aria fredda che normalmente sono confinate nelle aree polari possono spostarsi verso sud, portando con sé temperature notevolmente basse in regioni che normalmente sperimentano inverni più miti.
Pubblicazioni scientifiche di diversi anni fa, anche più di un decennio, avevano già cominciato a notare e a documentare questi cambiamenti. Si osservava che l’incremento delle temperature globali potesse causare, paradossalmente, episodi di freddo estremo in certe zone del mondo, un fenomeno controintuitivo che potrebbe sembrare in contrasto con l’idea di un riscaldamento globale. Ora, con il beneficio di ulteriori dati e una migliore comprensione dei sistemi climatici, gli scienziati sono in grado di fornire spiegazioni più solide e dettagliate riguardo a come funzionano questi processi.
