La solitudine confonde la distinzione tra personaggi reali e immaginari nel cervello
Una recente ricerca ha evidenziato come la solitudine possa influenzare il modo in cui il nostro cervello percepisce la differenza tra amici reali e personaggi di finzione. Lo studio, condotto da Dylan Wagner, professore associato di psicologia alla Ohio State University, insieme a Timothy Broom, ricercatore post-dottorato alla Columbia University, è stato pubblicato sulla rivista Cerebral Cortex.
Dettagli e procedure dello studio
I dati per lo studio sono stati raccolti nel 2017, durante la settima stagione della serie HBO “Game of Thrones”. I partecipanti, tutti fan dichiarati della serie, sono stati sottoposti a scansioni cerebrali mentre riflettevano su se stessi, nove dei loro amici e nove personaggi della serie (Bronn, Catelyn Stark, Cersei Lannister, Davos Seaworth, Jaime Lannister, Jon Snow, Petyr Baelish, Sandor Clegane e Ygritte).
I partecipanti hanno indicato quale personaggio di “Game of Thrones” sentivano più vicino e apprezzavano di più. La serie, che si è protratta per otto stagioni, era ideale per questo studio a causa del vasto cast di personaggi ai quali gli spettatori potevano affezionarsi.
Durante la scansione fMRI, i partecipanti valutavano se stessi, i loro amici e i personaggi di “Game of Thrones” in relazione a tratti come tristezza, affidabilità o intelligenza, rispondendo semplicemente “sì” o “no”. Nel frattempo, i ricercatori misuravano l’attività nella corteccia prefrontale mediale (MPFC) del cervello, una zona che si attiva quando pensiamo a noi stessi e agli altri.
Osservazioni e implicazioni
Confrontando i risultati ottenuti quando i partecipanti pensavano ai loro amici rispetto ai personaggi di finzione, è emerso che nei partecipanti meno solitari vi era una netta distinzione tra le rappresentazioni cerebrali delle persone reali e quelle immaginarie. Tuttavia, tra i partecipanti più solitari, questa distinzione iniziava a sfumare, suggerendo che le persone sole potrebbero rivolgersi ai personaggi di finzione per colmare una mancanza di appartenenza nella loro vita reale.
Curiosamente, anche i partecipanti meno solitari mostravano una maggiore somiglianza cerebrale tra i loro amici reali e i personaggi preferiti di “Game of Thrones”, indipendentemente dal loro livello di solitudine e dal personaggio specifico. Ciò indica che i personaggi preferiti assumono una realtà maggiore per tutti, a prescindere dalla solitudine.
In conclusione, lo studio suggerisce che la solitudine può portare le persone a cercare connessioni emotive con i personaggi di finzione in modo simile a come farebbero con gli amici reali, e che questo fenomeno può essere osservato direttamente nel cervello.
La solitudine confonde la distinzione tra personaggi reali e immaginari nel cervello