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Alcuni mesi fa, il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha lanciato un allarme sulla crisi climatica, sottolineando come l’azione collettiva stia perdendo slancio politico. Non solo i politici, ma anche l’opinione pubblica sembra mostrare segni di stanchezza nei confronti del tema del cambiamento climatico.

Il clima politico e l’opinione pubblica

Il contesto europeo

Recenti sondaggi sulle intenzioni di voto per le prossime elezioni del Parlamento Europeo, previste per giugno 2024, mostrano un calo di interesse per le questioni ambientali. I partiti verdi europei sono attesi a perdere più di un terzo dei loro seggi, mentre i conservatori scettici sul clima sembrano destinati a ottenere grandi successi. Questo cambiamento nell’opinione pubblica potrebbe portare l’UE a fare marcia indietro sul cosiddetto Green Deal, una politica chiave che ha caratterizzato il mandato di Ursula von der Leyen come Presidente della Commissione Europea.

Il contesto americano

Anche oltreoceano, lo scetticismo sul clima è diffuso, sebbene con caratteristiche di polarizzazione e di affiliazione politica. Secondo un recente sondaggio YouGov, solo il 37% degli elettori di Trump riconosce la crisi climatica come un problema importante, rispetto al 95% degli elettori di Biden. E solo il 24% degli elettori di Trump crede che il clima stia cambiando a causa dell’attività umana. Per molti repubblicani, la narrativa dominante è invece un’invenzione di scienziati in cerca di pubblicità, burattini di un lobby globale che comprende un’ampia gamma di attori, dai produttori cinesi di auto elettriche ai sostenitori di Greta Thunberg.

La crisi climatica e la paura del cambiamento

Il costo della transizione energetica

La paura del costo individuale della transizione energetica necessaria è uno dei fattori che contribuiscono alla stanchezza climatica. Secondo la società di consulenza McKinsey, la transizione globale a zero emissioni nette richiederà investimenti aggiuntivi in beni strumentali per 3,5 trilioni di dollari all’anno fino al 2050. Questo rappresenta circa un quarto di tutte le tasse raccolte a livello mondiale. Non esiste ancora un meccanismo convincente per finanziare tutto ciò in modo da rassicurare famiglie, individui, piccole imprese e agricoltori che non saranno rovinati.

La necessità di un nuovo approccio

È necessario trasformare quello che viene visto come un sussidio pubblico senza responsabilità in un investimento il cui impatto è misurabile in termini di risultati che gli elettori possono controllare. In Italia, ad esempio, le banche dovrebbero essere chiamate a creare strutture di microcredito in modo che il costo iniziale di rendere gli edifici più efficienti dal punto di vista energetico sia ripagato dai futuri risparmi energetici. Nei Paesi Bassi, i governi dovrebbero avere la visione di progettare politiche industriali per diversificare la produzione di carne, ad esempio, in biocarburanti rinnovabili avanzati.

Infine, i politici verdi devono evitare errori di comunicazione che potrebbero costare caro in termini politici. La transizione energetica non può essere raggiunta con prescrizioni universali che non tengono conto dell’implementazione e del costo a livello individuale. Abbiamo bisogno di più creatività per elaborare soluzioni. Meno lezioni e più coinvolgimento. Dopo tutto, vinceremo la battaglia per la trasformazione radicale richiesta solo se i cittadini si vedranno come parte di essa, piuttosto che come consumatori passivi di decisioni dall’alto.

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