Meteo, neve Alpi per 12-15 metri

Meteo, neve Alpi per 12-15 metri

L’evento nevoso eccezionale che ha colpito le Alpi e il Nord-Ovest italiano nel febbraio del 1888 è entrato nella storia come un momento di particolare gravità meteorologica. Nonostante in seguito si siano verificate altre nevicate di grande rilevanza, nessuna ha eguagliato l’intensità e la devastazione di quella serie di fine ‘800. Durante quest’evento, una serie di valanghe ha causato numerosissime vittime, soprattutto nei fondovalle alpini. Anche nel 1935-36, la Valle d’Aosta ha sperimentato un evento simile, e più recentemente, nel 2013/2014, si sono registrati accumuli di neve fino a 10 metri in alcuni passi alpini. Questi episodi ricordano che fenomeni di straordinaria intensità possono verificarsi in futuro e sono imprevedibili.

L’evento nevoso del febbraio 1888 si è sviluppato in tre fasi distinte, ognuna caratterizzata da specifiche condizioni atmosferiche. Inizialmente, dal 14 al 18 febbraio, le Alpi e le regioni nord-orientali sono state colpite da intense nevicate, mentre le pianure del Nord-Ovest sono rimaste più asciutte. Successivamente, dal 19 al 21 febbraio, una ciclogenesi sul Mediterraneo Occidentale ha portato nevicate diffuse anche nelle pianure del Nord-Ovest. Infine, dal 24 al 28 febbraio, correnti di scirocco hanno causato intense nevicate su tutto l’arco alpino e sui settori pedemontani del Nord-Ovest.

Le Alpi hanno registrato accumuli di neve eccezionali , con spessori variabili tra i 2 e i 4,5 metri a seconda dell’altitudine. Località come Frabosa Soprana sulle Alpi Liguri e Bielmonte sulle Alpi Pennine hanno raggiunto i 4,5 metri, mentre a Campello Monti nelle Lepontine si è addirittura arrivati a 4,8 metri. Le pianure occidentali del Piemonte hanno visto significativi accumuli di neve fresca, con Saluzzo che ha registrato 161,5 cm e Torino 114 cm. Al contrario, nelle regioni centro-orientali del Piemonte, gli apporti di neve sono stati molto più ridotti.

Questo periodo storico è noto per l’abbondanza di nevicate, in particolare nelle zone a bassa quota come la Val d’Ossola e le aree dei laghi Maggiore e di Lugano. A Domodossola, l’accumulo di neve ha raggiunto i 408 cm, un dato eccezionale che riflette la somma delle altezze giornaliere di neve fresca, non lo spessore massimo del manto nevoso. Anche a Levo e Cannobio sono stati registrati notevoli accumuli di neve.

Durante l’evento nevoso, le valli del Biellese hanno mostrato una grande varietà negli accumuli di neve, con quantità crescenti in relazione all’altitudine. A Biella, a 420 metri, si sono registrati 52 cm di neve, un dato confermato da una misurazione effettuata nel quartiere Piazzo. Al Santuario di Oropa, a 1159 metri, sono stati misurati 325 cm di neve secondo Denza, anche se il Bullettino Mensuale riporta 424,5 cm per lo stesso periodo.

Nel Cuneese, l’inverno 1887-1888 ha visto accumuli di neve di notevole spessore in varie località. A Frabosa Soprana, in Val Corsaglia, la neve ha raggiunto i 4,5 metri, mentre a Entracque, in Valle Gesso, sono stati accumulati 4,32 metri. Anche a Bra, questo evento è stato registrato come il più nevoso dalla nascita delle serie storiche nel 1863.

Nel Torinese, i dati più significativi sono stati registrati a Noasca in Valle Orco con 3,30 metri e alla Sacra di San Michele in Val Susa con 2,82 metri. La valanga più grave si è verificata a Valprato in Val Soana, dove sono state distrutte sette abitazioni e sepolte 38 persone.

In Valsesia, nonostante i dati scarsi, le cronache locali suggeriscono accumuli molto elevati di neve. A Rima, una grande valanga ha invaso la piazza principale durante la messa, causando panico tra i fedeli.

Nel Verbano-Cusio-Ossola, Campello Monti in Valle Strona ha registrato il dato più elevato con 4,8 metri. Anche a Gurro in Val Cannobina sono stati misurati 3,74 metri di neve.

Nel contesto dell’inverno eccezionale del 1887-1888, il dato di 408 cm di neve fresca accumulata a Domodossola è emerso come eccezionale. Le valanghe di quell’inverno hanno lasciato una scia di distruzione, con la morte di 21 persone e il danneggiamento di 225 edifici. La valanga più devastante si è verificata a Bugliaga, una frazione di Trasquera in Val Divedro.

Nelle pianure del Piemonte centro-orientale, le nevicate sono state notevolmente meno intense. A Novi Ligure, Cassine, Asti, Alessandria, Vercelli e Novara, gli accumuli di neve fresca sono stati modesti.

In Valle d’Aosta, l’inverno 1887-1888 è stato caratterizzato da numerose valanghe che hanno causato la morte di 264 persone nelle Alpi, di cui 145 nelle province di Torino e Aosta. La Valle d’Aosta centro-occidentale è stata meno coinvolta, con solo 35 cm di neve ad Aosta. Tuttavia, le valli orientali e le aree vicine al massiccio del Gran Paradiso hanno sperimentato nevicate più abbondanti. Bard, a 400 metri, ha registrato un impressionante accumulo di 190 cm. In tutta la regione, le valanghe hanno causato 34 vittime.

I 15 metri di neve furono misurati nelle Alpi della Carnia, in Friuli. Ulteriori ricerche hanno stabilito uno spessore della neve di 1500 cm, ovvero 15 metri, in diverse aree allora irraggiungibili dell’Alpi centrali e occidentali. Oltre i 2000 metri, è plausibile che su alcune aree si accumularono persino 20 metri di neve.

Tale deduzione è stata avanzata soprattutto a seguito delle nevicate eccezionali, a questo punto non record, avvenute nel 2013/2014, quando con mezzi cingolati, strumentazione moderna, furono rilevati spessori di ben oltre i 10 metri, con picchi anche maggiori. L’evento meteo del 1887-1888 a questo punto diventa equivalente ad un cataclisma di neve per le nostre Alpi, forse paragonabile alle nevicate record che si sono avute in California lo scorso inverno, quello 2022/2023, con spessore della neve accertato di 15 metri. Ma nelle Alpi, il disastro fu immane se si considera la minore ampiezza dell’area coinvolta, il numero di valange e soprattutto di vittime.

Questo evento rimane impresso nella memoria collettiva delle popolazioni alpine, con storie e aneddoti tramandati ancora oggi. Le cronache d’epoca e i dati meteorologici raccolti offrono una testimonianza tangibile di un fenomeno che ha segnato profondamente il territorio e la vita delle persone coinvolte.

Seguono foto della California, durante l’inverno nevoso 2022/2023