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Il dibattito sulla Teoria dell’Informazione Integrata

La ricerca⁤ sulla coscienza è attualmente un campo ‍di studio molto dibattuto. Oltre 100 ricercatori hanno criticato la Teoria ⁣dell’Informazione Integrata (IIT) definendola pseudoscientifica. Sebbene ‌l’IIT⁢ suggerisca che la coscienza‍ sia più diffusa di quanto tradizionalmente si creda, i critici sostengono ‍che le⁢ sue ⁣affermazioni mancano di un ampio supporto ⁤empirico. ⁤Inoltre, mentre l’IIT unisce in modo unico prospettive scientifiche‌ e filosofiche, alcuni ricercatori ritengono che questa fusione possa minare la rigore scientifico del campo di studio.

Una ⁣vera e propria ​guerra ⁣civile è ​scoppiata⁢ nel campo della ricerca sulla coscienza.‌ Più di 100⁢ ricercatori ⁣hanno firmato una ⁢lettera in cui accusano ⁢una delle ⁣teorie ⁢scientifiche più ⁣popolari sulla coscienza – la Teoria dell’Informazione Integrata – di⁢ essere pseudoscientifica. Immediatamente, diverse altre figure nel⁣ campo hanno ‍risposto criticando la lettera come mal ragionata e sproporzionata.

Le motivazioni dietro le critiche

Entrambe le parti sono‍ motivate ⁣da‍ una preoccupazione ⁣per ‌la salute a lungo termine e il rispetto ‍della scienza della ‍coscienza. Da ⁣un lato, i firmatari della lettera temono che ⁢l’associazione della scienza della coscienza con‍ quella ​che ⁢percepiscono come ​una teoria pseudoscientifica possa minare la​ credibilità del campo. Dall’altro lato, alcuni sostengono che ciò che percepiscono come accuse infondate⁣ di pseudoscienza potrebbe alla ⁢fine ‍portare a considerare l’intera scienza della⁤ coscienza come pseudoscienza.

 

La Teoria dell’Informazione Integrata‌ spiegata

La Teoria dell’Informazione⁣ Integrata, spesso⁤ indicata come​ IIT, è ‌una teoria molto​ ambiziosa della‌ coscienza proposta dal neuroscienziato Giulio ⁢Tononi. Il suo obiettivo ‍finale ⁢è‍ fornire​ condizioni matematicamente precise per quando qualsiasi sistema – ‍un cervello o un altro agglomerato di​ materia ⁤- è o non ‌è cosciente.

Le ⁢implicazioni della IIT

La teoria ruota attorno a⁤ una misura matematica dell’integrazione delle‍ informazioni, o‌ interconnessioni, etichettata con la lettera greca ϕ. L’idea di base è che un sistema diventa cosciente nel preciso⁤ momento⁣ in cui c’è più ϕ nel sistema nel suo complesso che in qualsiasi delle sue parti.

L’IIT implica che ⁣molte più​ cose sono coscienti di quanto ​normalmente supponiamo. Questo significa che si avvicina a ‌una⁣ sorta di “panpsichismo” – la visione che la coscienza pervade l’universo fisico. Detto​ questo, ⁤ci sono grandi differenze tra l’IIT e la nuova ondata di panpsichismo ispirato ‌a Bertrand Russell che recentemente ha fatto scalpore ​nella filosofia‍ accademica.

Le critiche ‍alla IIT

I firmatari​ della lettera ‌temono che, sebbene‍ certi aspetti ⁢dell’IIT possano essere ​stati testati,⁢ la teoria nel​ suo complesso non lo sia ‍stata. Pertanto,⁣ sostengono, c’è poco​ supporto⁢ sperimentale per queste audaci e controintuitive implicazioni.‌ Gli ‍oppositori della⁢ lettera⁤ sostengono che questo è vero ⁤per tutte le ‍attuali teorie della coscienza e riflette le sfide‌ con le attuali tecniche di neuroimaging.

 

La ⁢collaborazione⁣ avversaria

Tutto ​ciò ‌segue l’annuncio durante l’estate​ dei primi risultati ⁢di una “collaborazione avversaria” ⁢tra l’IIT e ‍un’altra teoria popolare della coscienza, nota come la ​teoria del workspace ‍globale.

La‍ teoria‍ del workspace globale

Secondo questa teoria, le informazioni nel cervello diventano coscienti quando si trovano in⁢ un “workspace globale”, il che significa che sono⁣ disponibili‍ per essere‌ utilizzate da molti e vari sistemi in tutto il cervello – aree percettive, memoria a lungo‌ termine e controllo motorio‌ – per una vasta gamma di compiti. In contrasto, se certe informazioni sono disponibili solo ​per un singolo sistema nel cervello per svolgere un compito altamente specifico, ⁣come regolare la respirazione,‌ allora quelle​ informazioni non sono coscienti.

Il concetto di⁣ collaborazione avversaria

L’idea⁢ di una‍ collaborazione avversaria è⁤ che i sostenitori di ciascuna ⁤delle teorie​ rivali progettino ⁢insieme esperimenti e ‌concordino in anticipo su quali risultati favorirebbero ciascuna teoria. La speranza è che concordare ​in anticipo su cosa significherebbero ​i risultati ⁢impedirà⁢ ai teorici di interpretare qualsiasi risultato emerga come in linea con la loro ‌teoria preferita.⁢ Questo primo round di risultati sperimentali⁣ si‌ è rivelato misto. Alcuni hanno confermato certe parti dell’IIT, e ‍alcuni hanno supportato particolari ‌aspetti​ della teoria del workspace globale. Nel complesso, c’era forse un leggero‌ vantaggio ⁢per‍ l’IIT.

 

Le​ basi filosofiche dell’IIT

Un fattore ⁢che potrebbe​ giocare un ruolo⁣ importante, sebbene non sia stato esplicitamente menzionato in⁣ nessuno di questi scontri online, ‍è⁣ che l’IIT non si ⁤giustifica solo‌ attraverso la sperimentazione scientifica. Coinvolge anche‌ la riflessione filosofica.

Gli assiomi e i postulati dell’IIT

L’IIT inizia⁣ con cinque “assiomi”, che i suoi sostenitori⁢ affermano che ognuno ⁣di ⁤noi ⁢può conoscere ⁣attraverso l’attenzione​ alla propria‍ esperienza ‍cosciente. Questi includono che l’esperienza cosciente è ⁤unificata -‌ che non sperimentiamo, ad esempio, colori e forme separatamente ma come aspetti ⁣di un’unica‌ esperienza ininterrotta.

La teoria traduce ‌quindi questi assiomi ⁤in ⁣cinque corrispondenti “postulati” – proprietà che​ sostiene siano necessarie‌ per un ⁣sistema fisico per incarnare la coscienza.​ Ad esempio, l’IIT⁢ spiega l’unità della nostra‍ esperienza cosciente in termini di integrazione del sistema fisico.

La distinzione tra scienza e filosofia della coscienza

Gli oppositori dell’IIT potrebbero in parte essere‍ motivati da ⁣un⁣ desiderio di distinguere nettamente ‍la scienza dalla filosofia della ‍coscienza,‍ garantendo⁤ così che‍ la‌ prima sia percepita – in particolare dai⁤ finanziatori⁤ – come⁢ un’impresa ​scientifica seria.

 

La ⁣coscienza: oltre il dominio della pura ⁤scienza

Il problema ⁤è che la coscienza non è solo un problema scientifico. ⁤Il compito della scienza è spiegare fenomeni⁣ osservabili ⁢pubblicamente. Ma la coscienza non è ⁢un fenomeno‍ pubblicamente​ osservabile: non si ​può ‌guardare dentro il​ cervello di qualcuno e vedere i suoi sentimenti e le sue esperienze. Certo, la ⁣scienza teorizza su fenomeni non osservabili, come le particelle fondamentali,‍ ma lo fa solo per spiegare ciò ⁤che può essere osservato. Nel caso ‌unico della coscienza, il fenomeno che stiamo cercando ⁢di spiegare ‍non ⁣è pubblicamente osservabile.

La⁢ coscienza e la conoscenza ⁣privata

Invece, la coscienza è conosciuta privatamente, attraverso la consapevolezza ⁣immediata​ che ognuno‍ di noi​ ha dei propri sentimenti e delle proprie esperienze. Il lato negativo di ciò è che è molto difficile dimostrare ⁤sperimentalmente quale teoria della ​coscienza ​sia‌ corretta. Il lato positivo è che, a differenza di‍ altri⁢ fenomeni scientifici,⁣ abbiamo ‍un accesso‍ diretto al fenomeno, e il nostro accesso diretto può fornire intuizioni sulla sua natura.

La‌ necessità di scienza e filosofia per affrontare la coscienza

Accettare che la nostra ‌conoscenza della coscienza non sia limitata a ciò che possiamo apprendere dagli esperimenti significa accettare che abbiamo‌ bisogno sia della scienza che⁤ della ‍filosofia per affrontare ​la coscienza.

L’IIT non è perfetta,⁢ né nei suoi aspetti scientifici né in quelli filosofici. ‍Ma è pionieristica nell’accettare‌ la necessità‌ che scienza e filosofia lavorino ‍a stretto contatto per risolvere il mistero della coscienza.

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