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Il 2023: un anno di svolta per il riscaldamento globale

Il 2023 si sta delineando come un anno di svolta per il riscaldamento globale, con anomalie termiche di grande entità e record di calore straordinari. Questo fenomeno, insieme agli impatti associati all’aumento inarrestabile delle temperature, suggerisce che qualcosa di nuovo potrebbe essere in atto nel sistema climatico. Il 2023 potrebbe diventare l’anno più caldo mai registrato, con una probabilità superiore al 90% che la temperatura media globale superi di 1,5 gradi Celsius il livello preindustriale, un obiettivo stabilito appena otto anni fa, nel 2015, nell’Accordo di Parigi.

Un puzzle complesso

Il comportamento del clima terrestre è un puzzle complesso, con molte variabili che non siamo ancora riusciti a incastrare perfettamente. Gli esperti di cambiamenti climatici sono stati sorpresi da questo “salto” nel riscaldamento globale e hanno ipotizzato diverse cause possibili per l’aumento delle temperature.

Un puzzle multifattoriale

Alcuni dei fattori che gli scienziati hanno preso in considerazione includono la persistenza di acque superficiali anormalmente calde in diverse regioni oceaniche, come l’Atlantico Nord, il picco raggiunto dalle emissioni di gas serra di origine antropica nel 2022, l’arrivo di un evento El Niño che si è intensificato durante l’estate e l’autunno, la riduzione della copertura di ghiaccio polare, l’influenza del vapore acqueo rilasciato nell’atmosfera dalla violenta eruzione del vulcano Hunga Tonga nel gennaio 2022 e la drastica riduzione delle emissioni di diossido di zolfo causata dal traffico marittimo.

Analisi dei fattori

Analizzare in profondità ciascuno di questi fattori che potrebbero aver contribuito all’aumento della temperatura media globale va oltre lo scopo di questo articolo. Tuttavia, è importante notare che studi recenti suggeriscono che l’eruzione del Hunga Tonga ha contribuito solo marginalmente all’aumento della temperatura media globale. Invece, l’evento El Niño sembra avere avuto un impatto maggiore. Iniziato a maggio, si è intensificato nel corso dell’anno, contribuendo a un aumento della temperatura atmosferica.

 

Significativa riduzione della copertura di ghiaccio

Un altro fattore importante è la significativa riduzione della superficie di ghiaccio fluttuante a livello globale (Artico e Antartide) registrata quest’anno. Questo fenomeno ha probabilmente contribuito all’aumento delle temperature, in particolare nel mese di settembre.

Impatto sulla temperatura globale

La riduzione della superficie di ghiaccio ha portato a una diminuzione dell’albedo terrestre, ovvero la quantità di radiazione solare che la Terra riflette nello spazio. Questo ha portato a un aumento della temperatura a causa della maggiore assorbimento di calore da parte degli oceani.

Un punto di non ritorno?

Alcuni scienziati sostengono che ciò che stiamo osservando quest’anno potrebbe essere la risposta del sistema climatico a un forzamento di tale entità da portarci in territori sconosciuti, avendo già raggiunto alcuni dei cosiddetti “punti di non ritorno”. La non linearità nel comportamento climatico potrebbe spiegare perché, una volta superate determinate soglie, potrebbero verificarsi processi irreversibili nel sistema, senza possibilità di tornare indietro. Tuttavia, è difficile fare affermazioni categoriche di fronte a un puzzle così complesso come questo.

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