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Perché cadono le foglie, il classico colore del foliage

Una foglia è verde per un motivo preciso: la clorofilla, il pigmento che cattura la luce e alimenta la fotosintesi. In estate ce n’è così tanta da coprire tutto il resto. Quando le giornate si accorciano e le notti rinfrescano, l’albero smette di produrla e comincia a smontarla, recuperando azoto e altre sostanze da conservare nei rami fino alla primavera.

Tolto il verde, affiorano i carotenoidi. Erano lì da sempre, nascosti: sono i gialli e gli arancioni di faggi, betulle e pioppi. I rossi e i porpora hanno un’altra storia. Gli antociani vengono prodotti ex novo in autunno, a partire dagli zuccheri rimasti nella foglia, e fanno da schermo protettivo contro la luce mentre la clorofilla viene smantellata. Aceri, ciliegi selvatici e sommacchi ne sono maestri.

 

Temperature e siccità: chi regola il ritmo

Il segnale di partenza lo dà la durata del giorno, ma è la temperatura a dettare i tempi. I rossi più intensi nascono da una combinazione precisa: giornate soleggiate, che fanno accumulare zuccheri, e notti fresche ma senza gelo. Un autunno mite, con minime elevate, rallenta la degradazione della clorofilla e sposta in avanti il cambio di colore.

Le osservazioni satellitari lo confermano. Tra il 2001 e il 2021, nell’Emisfero Nord, la colorazione delle foglie è arrivata in media 19-26 giorni dopo lo stop della fotosintesi, e questo scarto è cresciuto di oltre un giorno per decennio, spinto da primavere precoci e autunni più caldi. Il quadro, va detto, non è lineare: un altro studio ha mostrato che il caldo di inizio estate tende ad anticipare l’ingiallimento, mentre quello successivo al solstizio lo ritarda.

Poi c’è la siccità, che gioca su un altro piano. Un albero assetato può chiudere la stagione in anticipo: foglie che ingialliscono presto, si seccano e cadono prima di colorarsi davvero, con toni spenti e brunastri. È il rischio concreto dopo un’estate come quella appena trascorsa al Nord Italia, con piogge latitanti anche in avvio di ottobre e un caldo che continua a prendersi l’autunno. Molto dipenderà dalle piogge attese in ottobre al Nord.

 

Dove vederlo in Italia a ottobre

In montagna lo spettacolo parte prima. Sulle Dolomiti i larici virano all’oro, l’unica conifera che perde gli aghi, mentre in Trentino le faggete del Monte Bondone regalano sentieri tra gialli e ruggine. Lungo l’Appennino spiccano le Foreste Casentinesi, tra Toscana ed Emilia-Romagna, e le faggete vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, patrimonio UNESCO. Al Sud meritano la Foresta Umbra sul Gargano e i boschi della Sila, in Calabria.

Con un autunno partito in ritardo, la finestra migliore quest’anno scivola verso la seconda metà del mese, un po’ come accade ormai in molte aree del mondo, dal Nord America al Giappone.

 

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