La missione Hera dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) è stata lanciata il 7 ottobre, segnando l’inizio di un viaggio di milioni di chilometri verso il sistema asteroidale binario Didymos. Questo sistema ha acquisito particolare rilevanza dopo la missione DART della NASA, che nel settembre 2022 ha modificato con successo l’orbita del suo piccolo compagno Dimorphos. L’impatto ha dimostrato la potenziale efficacia delle strategie di difesa planetaria per proteggere la Terra da possibili minacce di asteroidi.
Circa 76 minuti dopo il lancio, avvenuto a bordo di un razzo SpaceX Falcon 9 dalla stazione di Cape Canaveral, la sonda Hera si è separata dallo stadio superiore del razzo e ha inviato un segnale di conferma alla Terra, indicando il suo buono stato operativo. L’astronomo Alan Fitzsimmons, membro del team scientifico della missione, ha espresso ottimismo riguardo alle funzionalità della sonda e alle future indagini che condurrà su Didymos e Dimorphos, rafforzando così la protezione del pianeta dagli impatti asteroidali.
Il lancio è stato possibile grazie all’autorizzazione della Federal Aviation Administration (FAA), nonostante una breve sospensione precedente dovuta a un’anomalia in una missione di SpaceX. A differenza dei lanci tipici, in cui il primo stadio del Falcon 9 ritorna sulla Terra, in questo caso tutto il carburante è stato impiegato per garantire che Hera raggiungesse la traiettoria corretta verso il suo obiettivo.
La missione ha un costo complessivo di circa 363 milioni di euro e comprende anche due piccoli satelliti cubici, Milani e Juventas, che avranno il compito di esaminare dettagliatamente l’impatto generato dalla missione DART su Dimorphos. Questi cubesat forniranno dati cruciali sulla struttura minerale, la gravità superficiale e i cambiamenti dell’orbita o della forma fisica dell’asteroide.
Hera sfrutterà una manovra assistita dalla gravità di Marte nel 2025 per accelerare il suo arrivo, previsto verso la fine del 2026, dove condurrà un’analisi ravvicinata degli effetti dell’intervento DART su Dimorphos.
Il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, ha sottolineato l’importanza della missione, definendola un passaggio cruciale per l’Europa nell’ambito della difesa planetaria. Ha inoltre evidenziato la dimensione internazionale di tale impegno, fondamentale per proteggere il pianeta dalle potenziali minacce provenienti dallo spazio.