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Uno degli aspetti più significativi di questa stagione autunnale, ormai avviata verso la parte finale, è senz’altro la penuria di perturbazioni atlantiche, con un forte deficit precipitativo su molte aree italiane. Ciò per un tipo barico prevalente, a scala euro-atlantica e per tutta la prima parte di stagione, caratterizzato da ricorrenti anticicloni sull’ovest Europa, che hanno bloccato le perturbazioni atlantiche dirette verso il Mediterraneo centrale. Questo tipo barico sembrerebbe, dagli ultimi forecast modellistici, perdere consistenza già dai prossimi giorni e con maggiore incisività dal 10/11 novembre e verso metà mese.

Goccia fredda e primo peggioramento

Per intanto, una moderata goccia fredda in quota, sempre di matrice continentale, ma che nelle ultime ore è riuscita a forzare il muro anticiclonico in corrispondenza dell’Europa centrale, sfondando con azione vorticosa sin verso il Golfo di Biscaglia, arrecherebbe già nelle prossime ore e nei prossimi giorni un graduale peggioramento di tipo occidentale: dapprima al Nordovest, sul Piemonte, poi sulla Sardegna, specie sui settori orientali, e via via un po’ su tutte le aree tirreniche, meno sulla Calabria. Piogge in parte anche sulla Sicilia, sui settori appenninici centrali e verso la Lombardia e, entro venerdì 6, anche sulla Romagna. Per sabato 7, piogge sparse potrebbero arrivare un po’ su tutte le regioni, anche se mediamente deboli o moderate, poi temporaneo e generale miglioramento per domenica 8.

Dal 10/11 novembre l’Atlantico torna protagonista

Come già anticipato, però, sarebbe da lunedì 9, e ancor più dal 10/11 del mese, che andrebbe rinforzandosi un’azione instabile atlantica, con avanzamento deciso verso l’ovest del continente e il Mediterraneo occidentale di una più ampia e più profonda bassa pressione oceanica. Essa inizialmente indugerebbe con fulcro in prossimità del Golfo di Biscaglia e del nord della Spagna, ma già con anse cicloniche ben incisive verso gran parte dell’Italia, specie medio e alto Tirreno e Nord; poi, progressivamente, dal 12/13 del mese, questa struttura depressionaria si allaccerebbe a un cavo instabile in affondo dal Nord Atlantico, in un’azione sinergica che darebbe vita a una saccatura ben più ampia, distesa dal Baltico alla Spagna, così come rappresentato nell’immagine di copertina. Dal 10/11 novembre e fino a metà mese circa, l’instabilità, dunque, si intensificherebbe in maniera decisa, con arrivo di piogge e temporali più diffusi sul territorio, ma decisamente più intensi sulle regioni tirreniche e su diverse aree del Nord; fenomeni più irregolari e mediamente più deboli sul medio e basso Adriatico e al Sud in genere.

Dove pioverà di più

Contesto instabile, quindi, più tipicamente autunnale, in un quadro di circolazione portante occidentale o meridionale e con andamento termico in aumento per l’afflusso di aria più mite oceanica o da sud. L’azione più perturbata, e dunque con le piogge più abbondanti, riguarderebbe soprattutto i settori tirrenici, dalla Liguria al Lazio e in parte anche alla Campania occidentale, nonché buona parte dei settori settentrionali, specie centro-orientali, dalla Lombardia verso est, e ancor più le Alpi e le Prealpi lombarde, l’ovest e il sud del Trentino e il Friuli Venezia Giulia. Su tutte queste aree ci sarebbero circa 5/6 giorni di piogge anche sopra norma, mediamente fino al 20/30% in più, ma con eccedenze anche nella misura del 50/60% su Levante Ligure, nordovest della Toscana, Appennino emiliano e Friuli. Tra i settori settentrionali, solo le pianure piemontesi potrebbero vedere accumuli più in linea con la norma, così come il resto d’Italia.

Neve sulle Alpi, forse la prima abbondante

Questa azione perturbata atlantica, infine, porterebbe diffuse nevicate sulle Alpi, magari le prime di una certa abbondanza, ma soprattutto su quelle centro-occidentali. Nel corso di questa settimana, la neve potrebbe scendere più in basso, di buona consistenza a 1.500/1.600 metri, con comparse anche fino a 1.300/1.400 metri. Per la settimana successiva, invece, neve magari ancora più abbondante e in particolare sulle Alpi occidentali, ma a quote piuttosto alte per un più deciso aumento termico, mediamente sopra i 2.500 metri, in qualche fase fino a 2.000/2.100 metri. Su elaborazione dati del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio (ECMWF).

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