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Un allarme che fa discutere

Sono sicuro che quasi tutti voi avrete sentito notizie e persino allarmi su quanto riguarda El Niño. Da quando l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha lanciato il suo avvertimento, le notizie dedicate a questo fenomeno si sono moltiplicate, sia sul web sia nei notiziari televisivi. L’attenzione è certamente giustificata, soprattutto considerando la particolare intensità che l’evento potrebbe raggiungere entro la fine dell’anno. Le previsioni ufficiali del Climate Prediction Center (CPC) indicano infatti una probabilità prossima al 70% che possa trattarsi del più violento mai verificato nella storia recente del clima.

Il motivo

Il riscaldamento associato, che si tratta di un fenomeno di origine naturale, potrebbe sommarsi al Riscaldamento Globale di origine antropica. Il risultato sarebbe un ulteriore aumento dell’energia accumulata dal sistema climatico, con marcati stravolgimenti termici e pluviometrici a livello mondiale.

Per quanto possa risultare particolarmente intenso, è doveroso ricordare dove si sviluppa il fenomeno: alle latitudini equatoriali e subtropicali del Pacifico. È proprio in questa fascia del pianeta che il riscaldamento anomalo delle acque oceaniche produce le conseguenze atmosferiche più marcate, modificando in maniera sostanziale la circolazione media di quella zona. Questa alterazione tende a cambiare la distribuzione delle precipitazioni, accentuando il contrasto tra aree segnate dalla siccità e altre interessate da piogge eccezionalmente abbondanti, all’interno di un contesto termico generalmente più caldo. Nell’immagine che vi mostriamo si capiscono quali sono le zone più interessate dallo stravolgimento.

El Nino veramente eccezionale secondo ECMWF

Che cosa succede da noi

Quando ci spostiamo verso l’Europa e il Mediterraneo, il quadro diventa più intricato e i segnali nettamente più deboli. Alle nostre latitudini, El Niño non ha certamente gli stessi effetti dell’area pacifica. Questo non significa che la sua impronta non possa arrivare fino a noi, soprattutto nel caso di un evento particolarmente intenso, ma è molto più difficile prevedere come possa essere il nostro inverno.

L’atmosfera, infatti, è un sistema estremamente complesso e caotico, che si studia tramite equazioni differenziali tutt’altro che semplici. Un’anomalia che nasce dall’altra parte del pianeta può propagarsi attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche e interagire con le configurazioni bariche caratteristiche dell’Europa e del Mediterraneo. Sicuramente potremmo avere dei cambiamenti, ma è difficile quantificare con precisione la loro collocazione spazio-temporale.

Per questo motivo, anche qualora durante la prossima stagione invernale dovesse verificarsi più frequentemente una determinata configurazione atmosferica, sarebbe un errore attribuirne automaticamente la causa a El Niño. Che si presenti un inverno secco oppure molto umido è ovviamente un’eventualità propria delle nostre latitudini, mentre ciò che accade dalla parte opposta del Pacifico potrebbe pesare solo in misura minoritaria. Il maggior contributo ce l’ha sempre la dinamica atmosferica delle nostre latitudini.

Immagine iconica a cura della NOAA: sono evidenziati gli effetti noti in Letteratura Scientifica, ciò non toglie che un episodio eccezionale (come quello in corso) possa sortire effetti pure da noi

Una cosa è certa

Il forte riscaldamento delle acque del Pacifico contribuirà a innalzare ulteriormente la temperatura media globale. La temperatura del pianeta, infatti, non cresce in maniera lineare, ma presenta un continuo saliscendi da un anno all’altro. La tendenza, però, è inequivocabilmente rivolta verso un aumento termico mondiale, senza se e senza ma. Ed è proprio questa tendenza quella che conta davvero e che dobbiamo assolutamente riuscire ad appiattire.

El Niño o La Niña, eventi naturali o meno, rappresentano variazioni all’interno di un sistema climatico già sottoposto a un forte riscaldamento di origine antropica. Questa volta ci va male, perché oltre al nostro riscaldamento antropico si somma pure quello del Niño. Ecco perché, con ogni probabilità, questo 2026 sarà l’anno più caldo della storia recente del clima.

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