El Niño 2026-27: gli effetti su Italia ed Europa spiegati bene
L'evento del Pacifico si rafforza verso il picco invernale e i centri internazionali indicano probabilità elevate di caldo sopra media nel Mediterraneo, con piogge molto più incerte. Poi c'è il mare caldo, e questo preoccupa per altre ragioni. In Europa ci sono molte aggravanti che possono causare fenomeni atmosferici di maggior rilevanza di un lontano El Niño in modo diretto. Quel preoccupa è la forma indiretta di influenza nel Mediterraneo ed in Italia.
Conviene partire dal punto che riguarda chi legge da questa parte del continente, ovvero l’Europa, l’Italia. Avrete letto decine di titoli nei giornali su El Niño, ebbene questo evento sposta le probabilità del clima stagionale in Europa e in Italia, non decide il tempo di un singolo giorno su una singola città. Tutto il resto, mappe globali comprese, va letto con la seguente lente: non avremo un disastro come carestie in Italia, in quanto queste si abbateranno altrove. I centri meteorologici lo ripetono da mesi con una prudenza che i titoli dei giornali quasi sempre perdono per strada, come si è già visto nel confronto fra le proiezioni del NOAA e le attese europee.
Che cos’è, spiegato in fretta
El Niño è la fase calda dell’ENSO, l’oscillazione che governa il Pacifico equatoriale, acque anomalamente calde nella fascia centro-orientale, fasce di pioggia tropicale che si spostano, grandi onde atmosferiche che cambiano forma. Da lì il segnale parte e viaggia, arriva fino al Nord Atlantico, però attraversa una catena lunga e rumorosa, dove ogni anello aggiunge un pizzico di incertezza. È la ragione per cui due eventi di intensità paragonabile hanno lasciato alle spalle inverni europei diversissimi.
Nell’aggiornamento del 3 settembre 2026 l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha descritto un evento ormai fermamente stabilito, con probabilità vicina al 100% di persistere fino a febbraio 2027. I modelli matematici stagionali indicano per il trimestre settembre-novembre un’anomalia media di circa +3,6°C nell’area Niño 3.4, con il culmine atteso fra novembre e dicembre. Valori che nella serie recente non hanno paragoni, tanto che il Met Office parla di un evento senza precedenti dal diciannovesimo secolo.
Una precisazione doverosa, perché circola parecchia confusione: “Super El Niño” non è una categoria ufficiale. La classificazione operativa distingue eventi deboli, moderati, forti e molto forti. Il resto è linguaggio da prima pagina.
Il quadro globale, in poche righe
Fuori dalle aree polari il segnale termico è netto: temperature sopra media su gran parte delle terre emerse. Cresce il rischio di condizioni secche, siccità e incendi in Australia, in parte del Sud-est asiatico, in India e in America centrale, mentre l’Africa orientale, porzioni dell’Asia centro-orientale e alcune aree delle Americhe vedono aumentare la probabilità di piogge sopra la norma e di criticità idrologiche. Gli oceani si scaldano non soltanto nel Pacifico, ma pure nell’Indiano e nell’Atlantico tropicale.
Va detto: sono mappe di probabilità stagionali, non previsioni del tempo. Una stagione mediamente più umida può benissimo alternare lunghe fasi asciutte a pochi episodi violenti. E tutto questo si somma al Riscaldamento Globale di fondo, che alza l’asticella di partenza.
Europa e Italia: dove il segnale conta e dove non conta
Qui la faccenda si complica, e per un motivo preciso: il legame fra El Niño, Atlantico, Jet Stream, NAO e tempo europeo è indiretto, filtrato, spesso sovrastato da altro. L’affidabilità delle previsioni stagionali sul continente resta inferiore rispetto a molte fasce tropicali e subtropicali. Chi sostiene il contrario vende certezze che i modelli matematici non possiedono.
Il quadro che emerge dai centri europei è comunque leggibile: per l’Europa nel complesso aumenta la probabilità di temperature sopra media, con un calore che potrebbe accentuarsi verso la primavera 2027. Il Nord-Ovest del continente e il Regno Unito, fra autunno e inizio inverno, tendono verso condizioni più miti, umide e ventose. Il Sud Europa e il Mediterraneo mostrano il segnale termico più marcato, mentre sulle precipitazioni la coerenza fra i modelli matematici resta bassa-moderata. Il Centro Comune di Ricerca della Commissione europea aggiunge un dettaglio interessante: un evento molto intenso potrebbe addirittura ribaltare la tendenza storica a un autunno europeo più fresco.
Sull’Italia la traduzione operativa è meno spettacolare di quanto molti si aspettino: la tendenza solida riguarda le temperature: valori sopra la media climatica, ondate di calore più probabili e persistenti nelle stagioni calde, notti più calde soprattutto nelle città e lungo le coste, fusione nivale più rapida sulle Alpi e neve meno persistente alle quote medio-basse. Non significa che ogni mese risulti caldo. Dentro una stagione mite si infilano fasi fresche e temporalesche, anche cattive. Le conseguenze attese per autunno e inverno vanno lette in questa chiave.
La NAO, l’interruttore che decide gli inverni italiani
Chi segue la materia da anni lo sa: per l’inverno del Nord Italia e del resto della penisola pesa molto di più l’Oscillazione Nord-Atlantica di quanto non pesi il Pacifico. La NAO misura la differenza di pressione fra l’Anticiclone delle Azzorre e la Depressione d’Islanda. Quando il divario è ampio, i venti occidentali corrono forti e le perturbazioni scivolano verso Isole Britanniche e Scandinavia, lasciando il Mediterraneo all’asciutto. Quando si riduce, il flusso rallenta, il jet stream ondula e le depressioni scendono di latitudine.
Con NAO positiva l’inverno italiano è mediamente più stabile, secco e mite in quota, con piovosità sotto la norma soprattutto al Centro-Nord e sul versante tirrenico. In Pianura Padana, però, può fare freddo al suolo per inversione termica, con nebbie, nubi basse e gelate: non è una contraddizione, è la fisica dei bassi strati. Con NAO negativa aumentano i transiti depressionari sul bacino, le piogge al Centro-Sud e sui versanti tirrenici, la neve sulle Alpi quando l’aria fredda c’è.
Attenzione all’equivoco più comune: NAO negativa non vuol dire gelo. Un minimo di bassa pressione fra Spagna e Baleari richiama scirocco: pioggia in abbondanza e temperature troppo alte per la neve in pianura. Per vedere fiocchi a quote basse su Milano serve una combinazione diversa, con aria fredda già presente al suolo e minimo sul Golfo di Genova.
Piogge, siccità e un Mediterraneo troppo caldo
Per l’Italia non esiste alcun automatismo fra El Niño e “più pioggia” oppure “più siccità”. Le previsioni indicano per l’Europa meridionale una probabilità aumentata di precipitazioni sopra media in alcuni trimestri, ma parliamo di una media su un’area vastissima che comprende Penisola Iberica, Balcani e Mediterraneo occidentale. Non è una previsione uniforme per le regioni italiane.
Plausibili entrambi gli scenari, talvolta nello stesso trimestre: lunghi periodi asciutti sotto l’anticiclone subtropicale, poi saccature che scaricano in poche ore quello che dovrebbe cadere in settimane. Un totale mensile normale, insomma, con siccità fra un episodio e l’altro. Differenza cruciale, perché un nubifragio non ricostituisce le riserve idriche: gran parte dell’acqua scorre in superficie invece di infiltrarsi.
Il Mediterraneo caldo è il vero moltiplicatore, più vapore acqueo disponibile per le perturbazioni, e quando incontra aria fredda in quota, convergenza dei venti e orografia favorevole – Alpi, Prealpi, Appennino, rilievi costieri – il potenziale per precipitazioni estreme sale parecchio.
Come leggere gli annunci
L’aspetto chiaro e inequivocabile dei comunicati è che un evento molto forte rende più plausibile un periodo globale più caldo e modifica le probabilità dei regimi di pioggia, con effetti estesi fino al 2027. La parte da scartare è quella catastrofista, secondo cui il fenomeno determinerebbe il tempo di ogni Paese e renderebbe inevitabili alluvioni ovunque. Per l’Italia il rischio si segue con gli aggiornamenti stagionali di Copernicus ed ECMWF. Nel frattempo, le prime valutazioni sull’inverno 2026-2027 e la scheda di base sul fenomeno aiutano a tenere il passo senza farsi trascinare dagli allarmi.
Credit
- El Niño set to become very strong, raising risks of extreme weather into 2027 – WMO
- An “unprecedented” El Niño and its implications for the weather forecast – Met Office
- How confident should we be in a prediction of El Niño? – ECMWF
- Potentially historic El Niño to come, analysis shows humanitarian toll – JRC
- The North Atlantic Oscillation – Met Office
