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Perché prevedere i temporali resta così difficile, anche a poche ore dall'evento

Le previsioni meteo sono oggi molto più precise che in passato, ma quando si parla di temporali la scienza si scontra con un limite che nessun supercomputer può ancora superare: ecco il perché

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Inutile dirlo: da alcuni anni le previsioni meteo risultano molto più accurate rispetto a qualche decennio fa. Grazie all’evoluzione dei modelli numerici, dei satelliti, dei radar e dei sistemi di osservazione, oggi è possibile descrivere con grande precisione l’evoluzione dell’atmosfera su vasta scala. La capacità di individuare in anticipo anche l’evoluzione temporalesca è diventata molto più affidabile, un traguardo che fino alla metà degli anni Novanta era pressoché impossibile da raggiungere.

Ma c’è un limite intrinseco

Quante volte vi sarà capitato di vedere un’applicazione segnalare un temporale e poi non veder accadere nulla? Oppure il contrario: nessuna app prevede fenomeni e invece, all’improvviso, si mette a piovere. Non è perché il modello ha fallito o perché è tutto un flop: il problema è intrinseco. Quando si cerca di stabilire con esattezza dove e quando colpirà un temporale, la faccenda si fa decisamente più complessa. In parole povere, la difficoltà non dipende soltanto dai limiti degli strumenti impiegati per le previsioni, ma soprattutto dalla natura stessa dell’atmosfera, e in particolare dal concetto di fenomeno convettivo, come spiegato anche in questo approfondimento sulle sfide della previsione dei temporali.

I temporali sono infatti fenomeni allo stesso tempo dinamici e localizzati, capaci di svilupparsi, intensificarsi, indebolirsi o cambiare traiettoria nel giro di pochi minuti. La loro evoluzione dipende dall’interazione di numerosi fattori, tra cui temperatura, umidità, vento, pressione e, non da ultimo, le caratteristiche del territorio. Anche variazioni molto piccole nelle condizioni atmosferiche possono quindi determinare differenze enormi nel risultato finale, come raccontato in questo articolo sui limiti della moderna meteorologia.

Cosa succede negli ultimi anni

I modelli meteo ad alta risoluzione, i cosiddetti LAM, riescono a rappresentare questi processi con un livello di dettaglio sempre maggiore. È tuttavia doveroso ricordare che non possono eliminare del tutto l’incertezza. Una previsione può indicare con buona affidabilità un’area potenzialmente interessata da temporali e stimare la probabilità che si verifichino fenomeni di una certa intensità, ma sapere se pioverà nel comune X oppure se nel comune Y non cadrà neppure una goccia diventa un’impresa ardua, come emerge anche da questa analisi sulle differenze tra i vari modelli matematici.

Questo comportamento è legato anche al fatto che l’atmosfera è un sistema caotico. In sistemi di questo tipo, piccole differenze nelle condizioni iniziali possono amplificarsi nel tempo, producendo effetti molto diversi tra loro, un meccanismo noto come effetto farfalla e descritto in dettaglio in questo articolo dedicato alla teoria del caos applicata alla meteorologia. Quando si analizza una mappa meteo, ad esempio quella del geopotenziale, è facile stimare la quantità di pioggia se ci troviamo in un periodo invernale, quando le precipitazioni sono estese. Risulta invece difficilissimo per un temporale, perché se quella quota aumenta anche di pochi decametri, il fenomeno può non svilupparsi praticamente per nulla.

Ecco come si ragiona

Alla luce di quanto esposto finora, le previsioni dei temporali vanno interpretate soprattutto in termini probabilistici. Sapere che una determinata area presenta condizioni favorevoli alla formazione di temporali intensi è un’informazione utile e significativa, ma non va mai data per certa. Chi ha un minimo di esperienza può comunque consultare le mappe radar in tempo reale per farsi un’idea più precisa, come suggerito anche in questo articolo che spiega perché i modelli a volte sbagliano.

Per questo motivo, quando sono previsti temporali, è bene sapere che non è detto debba per forza piovere. Ben diverso è il discorso in autunno o in inverno, quando arrivano giornate di pioggia diffusa: in quel caso la previsione diventa pressoché certa, come confermato anche in questo approfondimento sulla difficoltà delle previsioni oltre i sette giorni. L’incertezza nella previsione dei temporali, quindi, non rappresenta un fallimento della scienza o della tecnologia, ma è piuttosto una caratteristica intrinseca dell’atmosfera. Ed è bene saperlo, perché le previsioni meteo, anche solo a 24 ore, possono subire notevoli variazioni se salta un determinato parametro o viene meno una particolare condizione.

Fonti e approfondimenti:

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