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Nuove grandinate nel caldo da Foresta Amazzonica. Picchi di 42°C

L'anticiclone subtropicale si ricompatta sul Mediterraneo e riporta l'Italia verso il culmine della calura, fra temporali improvvisi sui rilievi, umidità soffocante e un primo varco atteso soltanto dopo il 17 agosto. Possibilità di grandinate devastanti.

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La cupola subtropicale che in Italia e Mediterraneo non va via

Il punto centrale di questa fase è tanto semplice soprattutto scomodo: il caldo non se n’è mai andato. Ormai ci stiamo abituando ad un clima tropicale, e cominciamo a conviverci nella quotidianità che ci sembra essere normale. La sequenza di rimonte anticicloniche è cominciata praticamente a maggio e non si è mai interrotta, con tregue brevissime e quasi sempre limitate al Nord Italia, dove per altro, si registra la maggiore anomalia delle temperature. Adesso l’alta pressione torna a rinforzarsi e i modelli matematici indicano un nuovo incremento termico, con picchi capaci di toccare i 42°C indifferentemente al Nord, al Centro o al Sud, in Sardegna e in Sicilia. Non esiste, in altre parole, un’area della Penisola al riparo: il valore estremo può comparire nella Valle Padana come nell’entroterra siciliano.

Un promontorio di matrice subtropicale continentale continua a coprire il Mediterraneo centro-occidentale, garantendo tempo stabile e calura intensa soprattutto sulle regioni centro-meridionali. Sul fronte opposto le correnti perturbate atlantiche scorrono a nord della struttura, alimentate da una vasta depressione circumpolare, e si limitano a lambire le Alpi: un cedimento appena percettibile del geopotenziale che al Nord Italia si traduce in un’intensificazione dell’instabilità lungo l’arco alpino. È la stessa dinamica osservata nei giorni scorsi, quando il termometro è tornato a spingersi fino a 42°C con isolati temporali violenti, come già raccontato nell’analisi sull’assedio anticiclonico previsto per tutto il mese.

Perché questa alta pressione è così insidiosa

Stiamo sperimentando condizioni bariche in quota eccezionali, esattamente, è un’alta pressione in quota, non al suolo. Chi osserva il barometro domestico non trova valori particolarmente elevati, e semmai è un’aggravante, perché la pressione atmosferica risulta alta soprattutto negli strati superiori. La struttura anticiclonica possiede radici subtropicali e schiaccia con forza le masse d’aria verso il basso, dove si riscaldano. Questo meccanismo, chiamato subsidenza, agisce esattamente come il coperchio di una pentola a pressione: blocca la dispersione del calore e lo intrappola nei bassi strati. Così registriamo temperature non dissimili da quelle di molte località dei Tropici continentali.

Parallelamente, la temperatura dei mari ha oltrepassato la soglia critica dei 30°C. E’ notizia d’ultim’ora di 31°C in Adriatico. Ormai c’è un’enorme superficie marina iper-riscaldata che genera un’evaporazione imponente, che innalza gli indici di saturazione dell’aria verso livelli allarmanti. Ne deriva un’oppressione bioclimatica pesantissima, con parametri di condensa paragonabili a quelli delle umidissime coste della Thailandia o dei Paesi affacciati sul Golfo Persico o il Golfo del Messico.

La persistenza del blocco di alta pressione emerge con chiarezza anche dall’approfondimento sulla durata del caldo africano secondo il centro europeo, che non individua sbocchi netti nemmeno a fine stagione. In merito a questo, da quel che mi riguarda, qui nessuno ha annunciato clima fresco a Ferragosto, chi si è scusato su previsioni sbagliate non sappiamo cos’abbia detto e con che termini.

Afa opprimente e notti super tropicali

Due elementi rendono questa fase diversa dalle precedenti. Il primo è la durata delc aldo, paragonabile a quella dell’estate del 2003. Ma questo 2026 rischia di essere persino peggiore a quel terribile anno.

Il secondo è il tasso di umidità, elevatissimo, superiore a quello registrato in altre annate pure molto calde. Non parliamo dunque di un caldo torrido e secco, bensì di una calura afosa e appiccicosa, con valori igrometrici che in diverse aree ricordano quelli della Foresta Amazzonica: le zone costiere, le fasce precostiere e l’intera Pianura Padana risultano le più penalizzate. Una curiosità: notizie analoghe arrivano anche dalla costa est del Nord America, segnale che il fenomeno non è affatto locale. Una curisoità: il temporale di questi giorni che si è abbattuto su New York è stato da supercella, con rain rate (quantità di pioggia al minuto) da Amazzonia, tanto che cascate d’acqua sono scese dai grattacieli sulle strade per centinaia di metri. Un diluvio tra i peggiori mai visti nella Grande Mela. Non c’è stata grandine.

In Italia, l’aria satura di vapore che proviene dal mare impedisce l’evaporazione del sudore e amplifica in modo notevole la sensazione di calore percepita, che può superare di parecchi gradi il dato reale del termometro. Questo lo sta percependo soprattutto chi si trova in alcune aree costiere, dove senza aria condizionata si dorme nel balcone. In Italia il concetto di temperatura percepita è caduto in disuso, eppure resta fondamentale per capire l’impatto effettivo sul corpo umano.

In molte aree del Paese siamo ormai stabilmente in regime di notti tropicali, con minime che non scendono sotto i 20°C nelle situazioni più fortunate, mentre aumentano le località dove si registrano notti super tropicali, con valori minimi superiori ai 25°C. Nei grandi centri urbani il termometro fatica a scendere sotto i 24-27°C, e lo stesso vale lungo i litorali, dove il mare non riesce più a mitigare nemmeno in minima parte. Sono le condizioni che l’organismo tollera peggio, perché vengono a mancare le ore di recupero: Milano, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Cagliari rientrano fra le città più esposte, ma il fenomeno riguarda anche Bologna e Firenze. L’unico modo per dormire davvero è l’aria condizionata in camera, regolata su una temperatura non esageratamente bassa, oppure il deumidificatore in modalità notturna.

Domenica 9 agosto, l’instabilità scivola verso ovest

La breccia aperta nel fine settimana si sposta verso le Alpi occidentali e l’Appennino centro-meridionale. Al Nord il cielo si presenta sereno o poco nuvoloso, con nubi già dall’alba sui settori alpini e prealpini; dalla tarda mattinata gli addensamenti aumentano lungo l’arco alpino e sull’Appennino emiliano, con temporali più intensi sul settore piemontese sud-occidentale e sulla Liguria di ponente, dove non si esclude la caduta di grandine. Nel pomeriggio i fenomeni raggiungono anche le pianure nord-occidentali, comprese quelle piemontesi, per poi attenuarsi dal tardo pomeriggio lasciando spazio ad ampie schiarite notturne.

Al Centro e in Sardegna la giornata si apre soleggiata: dal primo pomeriggio arrivano annuvolamenti in prossimità dei rilievi dell’Appennino centrale e della Sardegna centrale, con rovesci e temporali locali più intensi sul settore tosco-emiliano e tra Abruzzo e Lazio, grandinate comprese. Al Sud e in Sicilia la copertura cresce nelle ore centrali sui rilievi dell’Appennino meridionale e sulla Sicilia centro-orientale, con fenomeni forti sulla Basilicata e più deboli su Molise, Campania e Calabria; foschie al mattino e in serata lungo le coste tirreniche.

Sul fronte termico le massime calano in modo marcato in Basilicata e scendono anche in Valle d’Aosta, Piemonte e Puglia, mentre aumentano altrove: l’ondata di calore prosegue con punte di 38-40°C nelle aree interne del Centro-Sud e della Sicilia, mentre al Nord le pianure superano i 35°C.

Lunedì 10 e martedì 11 agosto, lo scudo ripara la breccia

Il gigantesco promontorio nordafricano chiude rapidamente il varco e torna a fungere da cupola protettiva, ripristinando una monotona quiete meteorologica. Lunedì 10 agosto il cielo si presenterà sereno su tutto il Paese, con annuvolamenti nelle ore centrali sui rilievi alpini, in particolare quelli Nord-orientali, sull’Appennino settentrionale ed emiliano e lungo le coste tirreniche meridionali: proprio qui, e soprattutto sulla Sila, si potranno avere temporali locali con grandine, mentre la miccia si accende anche nell’entroterra siciliano e calabrese. Il caldo riprende quota, con picchi di 40°C in diverse località del Centro-Nord e della Valle Padana e un ulteriore incremento del tasso di umidità.

Martedì 11 agosto residui fenomeni convettivi interessano il settore alpino e prealpino centro-orientale, per poi estendersi nel corso della giornata a tutto l’arco alpino, alle Prealpi e alla dorsale appenninica, con temporali frequenti e ancora rischio di grandine; soleggiato sui restanti settori. È da questa data che il dominio anticiclonico si rafforza ulteriormente e accompagna la Penisola dritta verso il culmine del 15 agosto, come anticipato nelle previsioni su temporali e grandinate fino a Ferragosto.

Da mercoledì 12 a venerdì 14 Agosto, il culmine della calura

Mercoledì 12 e giovedì 13 agosto il cielo resta prevalentemente sereno o poco nuvoloso, con addensamenti pomeridiani capaci di produrre temporali locali soprattutto sulle Alpi, sull’Appennino centrale e al meridione; nel pomeriggio di giovedì non si escludono rovesci nel basso Lazio, in Sardegna e in Sicilia. Venerdì 14 agosto i fenomeni si concentrano ormai soltanto sulla Sicilia, alle porte di un fine settimana che si preannuncia rovente, con possibili punte fino a 42°C. La temperatura, in tutti questi giorni, è attesa in diffuso aumento.

La bolla molto calda garantisce cieli tersi e valori insopportabili: notti tropicali diffuse, con termometri che nei centri urbani padani e lungo le fasce litoranee difficilmente scenderanno sotto i 25°C durante l’oscurità, e massime oltre i 35°C quasi ovunque, con sfondamento del muro dei 40°C all’interno delle vallate. I picchi urbani attesi sono impressionanti: 39-40°C a Roma e circa 38-39°C a Milano e Torino. Anche l’alta quota patisce, con l’isoterma di zero gradi proiettata alla quota sbalorditiva di 4800 metri, localmente di nuovo 5000 metri, proseguendo a porre sotto stress i nostri ghiacciai.

Temporali di calore, non ci sono perturbazioni, lo ripetiamo

Sul tipo di fenomeni il quadro è netto: i temporali ci saranno, ma non parliamo di perturbazioni organizzate, bensì di temporali di calore sparsi, spesso di forte intensità, con grandine e colpi di vento, a carattere però strettamente locale. Tutta l’energia termica immagazzinata funge da polveriera atmosferica: basta una minuscola infiltrazione fredda d’alta quota per accendere la miccia, perché il calore, più leggero, sale rapidamente e si scontra con i refoli freschi, generando nubi a sviluppo verticale estremamente violente. Chi li prende può registrare accumuli di pioggia notevoli in pochi minuti, come mostra la casistica raccolta nell’approfondimento sulla grandine grossa e sulle regioni sorvegliate speciali.

Le zone più esposte restano le aree alpine, la fascia prealpina e i crinali appenninici emiliano-abruzzesi, con sconfinamenti prepotenti verso le vallate e le adiacenti pianure, in particolare sui settori orientali. Le coste, al contrario, ne resteranno quasi sempre fuori. Il tutto è difficilmente prevedibile con largo anticipo, come ricorda anche la cronaca dei temporali notturni con grandine e colpi di vento: chi va in escursione in montagna ne tenga conto, perché in quota il tempo cambia in fretta.

Piogge col contagocce e siccità in aggravamento

Tornano dunque sole e caldo per tutti, praticamente senza pioggia. L’unica eccezione saranno i temporali sporadici, che da nessuna parte stanno risolvendo la carenza d’acqua. In diverse località sono in vigore restrizioni idriche, persino in montagna e in vari rifugi alpini: un dettaglio che rende bene l’idea di quanto il deficit si sia radicato.

Un blocco atmosferico di scala continentale

La situazione su scala europea spiega la persistenza di questa configurazione, ormai in atto da mesi. Le perturbazioni atlantiche, che normalmente convogliano aria più fresca e instabile verso l’Europa occidentale, continuano a transitare molto più a nord, interessando soprattutto le Isole Britanniche, la Scandinavia e parte del Mare del Nord, mentre le onde in transito su Portogallo, Spagna e Francia restano confinate alle alte latitudini. La linea dei fronti resta costantemente lontana dall’Italia, che raccoglie soltanto le briciole. È anche per questo che i modelli matematici faticano a fissare una data di scadenza per la calura, come emerge dall’analisi sulle crepe della cupola anticiclonica e sui nubifragi di fine estate.

Lo spiraglio dopo la metà del mese

Le proiezioni sulla durata di questa nuova fiammata indicano una decina di giorni circa: l’anticiclone subtropicale non mostra segni di cedimento strutturale e le oscillazioni bariche attese restano deboli. I centri di calcolo, però, intravedono un varco al termine del percorso. Tra il 17 e il 20 agosto una vasta depressione fredda scandinava potrebbe sferrare un attacco più deciso all’alta pressione: se l’irruzione nordica penetrasse nel bacino mediterraneo, lo scontro con l’aria preesistente risulterebbe imponente, con una reazione a catena capace di innescare forti temporali e venti di burrasca, insomma una fase di vero maltempo, per quanto probabilmente breve. Avrebbe le caratteristiche tipiche della rottura della stagione estiva, senza però che il caldo capitoli del tutto: potrebbe anzi ripresentarsi a fine mese e nei primi giorni di settembre, seguendo le ondulazioni di un Jet Stream molto sfavorevole, con un impianto atmosferico tropicale salito pesantemente verso nord.

Le probabilità di questo guasto restano da confermare e vanno considerate incerte. A una simile distanza temporale non esistono previsioni, ma soltanto linee di tendenza, anche se l’ipotesi venisse condivisa in modo uniforme dai centri di calcolo.

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