Siamo di fronte a una siccità ormai sempre più conclamata, e per gli esperti è motivo di crescente preoccupazione. Se da un lato le prospettive sul fronte delle temperature restano decisamente allarmanti, dall’altro bisogna prestare attenzione al continuo calo delle disponibilità idriche. Le tendenze meteo per le prossime settimane, infatti, non lasciano intravedere alcun cambiamento, come confermano anche le ultime analisi sul peggioramento della siccità in Italia: la situazione è destinata ad aggravarsi ulteriormente.
Facciamo un distinguo
È importante ricordare che i temporali estivi, pur rappresentando un beneficio immediato per la vegetazione e per gli strati più superficiali del terreno, incidono molto poco sul recupero delle riserve idriche profonde. Va da sé che recuperare una siccità accumulata nei mesi invernali è pressoché impossibile farlo in estate, soprattutto con questo clima sempre più caldo. In genere, gli eventi temporaleschi tipici della stagione calda sono brevi e intensi: l’acqua tende così a defluire rapidamente, senza riuscire a infiltrarsi in profondità e ad alimentare le falde, un meccanismo descritto anche in questo approfondimento sul ruolo delle piogge primaverili contro la siccità estiva. Certo, può dare sollievo all’erba e agli arbusti più piccoli, ma sotto un certo strato di suolo non arriva pressoché nulla.
Due mappe per spiegare tutto
Abbiamo deciso di mostrarvi queste cartine, a cura di WINDY, con l’obiettivo di evidenziare quello che sta accadendo. Solo poche aree del Paese risultano escluse da condizioni di deficit idrico, mentre gran parte della Penisola presenta livelli davvero molto bassi. Questa situazione è il risultato di una primavera piuttosto avara di precipitazioni su molte regioni italiane, ma soprattutto estremamente povera di fronti perturbati organizzati. Se vogliamo dirla tutta, nei tre mesi primaverili ci sono stati appena tre fronti perturbati duraturi: uno a metà marzo, l’altro a inizio aprile e l’ultimo a metà maggio. Per il resto, piogge col contagocce e qualche temporale anche violento, ma piuttosto circoscritto, come raccontato anche in questa intervista a un esperto sul rischio siccità estiva.

Andiamo sul lungo periodo
Diversa la situazione nei mesi passati. In questo caso l’area maggiormente critica interessa il Nord-Ovest, dove in alcuni settori mancano piogge consistenti da diversi mesi. Qui il deficit idrico accumulato è ormai rilevante e potrebbe avere ripercussioni importanti sia sull’agricoltura sia sulla disponibilità delle risorse idriche nei prossimi mesi. Non siamo ancora ai livelli estremi del 2017 e del 2022, ma ormai ogni quattro o cinque anni si ripetono situazioni come questa. Senza contare che si veniva pure da un inverno molto piovoso, e questo la dice lunga su quanto ormai il clima sia cambiato. Non basta avere un inverno ricco di neve se poi la primavera è secca e l’estate è rovente come questa.

Facciamo una postilla importante
Alcuni di voi avranno sicuramente notato che, paradossalmente, alcune zone dell’estremo Sud mostrano precipitazioni prossime alla norma, come sulle Isole Maggiori e sulle estreme regioni meridionali della Penisola. Ma com’è possibile, se continuano a scoppiare incendi? È necessario interpretare correttamente questi dati: nel pieno dell’estate il clima mediterraneo prevede naturalmente precipitazioni molto scarse, pertanto valori nella norma corrispondono comunque a quantità di pioggia modeste o addirittura assenti. Discorso diverso, invece, per il Piemonte e le zone alpine, dove la stagione estiva è solitamente molto piovosa, e quest’anno sta piovendo poco e male, una tendenza che si sta osservando su gran parte del territorio nazionale.
Concludiamo dicendo che
Il quadro meteo-idrologico resta quindi fortemente compromesso. L’assenza di perturbazioni organizzate e diffuse continua ad alimentare una situazione di siccità che rischia di aggravarsi ulteriormente nel corso delle prossime settimane, come già emerso in questo approfondimento sul rischio di un’estate replay 2003. Senza precipitazioni abbondanti e persistenti, in grado di penetrare nel terreno e ricaricare le falde acquifere, sarà molto difficile recuperare il deficit accumulato negli ultimi mesi. Purtroppo ormai l’estate è diventata una stagione calvario anche da questo punto di vista, ed è quindi necessario aspettare l’autunno, e in particolare il mese di ottobre. Solo da lì arriveranno le prime vere piogge abbondanti, insieme a un clima più freddo, che permetteranno il reintegro di quanto perso in questi mesi.
Fonti e approfondimenti:
- European Drought Observatory (EDO) – Commissione Europea
- Copernicus Climate Change Service (C3S)
- World Meteorological Organization (WMO)
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration