Crisi idrica in Italia: il rischio siccità estiva è concreto. Parla l'esperto
La situazione non è delle più rosee, soprattutto al Nord, ma il problema è per tutti se avremo un'Estate con condizioni meteo estreme
Davide Santini, fisico e meteorologo, ha analizzato con Andrea Meloni quanto sia grave la situazione idrica in Italia. Premettendo che da nessuna parte è presente una siccità di stampo estremo, il rischio che corriamo qualora dovessimo trovarci di fronte a un’estate molto calda è concreto. Analizziamo insieme la questione.
Come sono stati i mesi precedenti?
Se si osservano soltanto gli eventi più recenti, si potrebbe pensare a un Paese ricco di acqua. La verità, però, è che bisogna analizzare la situazione molto più nel dettaglio. Mentre il Sud e in particolare la Sicilia hanno recuperato gran parte delle riserve idriche grazie a precipitazioni eccezionali, il Nord sta attraversando una fase di preoccupazione. Se da un lato, fino ad ora, le scorte ci sono state – non esagerate, ma comunque sufficienti – dall’altro il nuovo pattern meteorologico che si è instaurato sull’Italia non lascia presagire nulla di buono.
Cosa sta accadendo al Nord?
Durante la Primavera, tra Alpi, Prealpi e Pianura Padana, si è accumulato un deficit pluviometrico localmente anche piuttosto marcato. In vaste aree – possiamo citare il Cremonese, il Lodigiano, il Parmense e il Piacentino – mancano tra i 40 e i 70 millimetri di pioggia rispetto alla media dell’intera Primavera, con punte che localmente raggiungono anche i 90-100 millimetri di deficit. Può sembrare poco, perché basta una perturbazione ben organizzata per recuperare almeno in parte.
Ma il problema è più profondo. A parte che una sola perturbazione intensa non cambierebbe di tantissimo il quadro, a pesare ulteriormente sulla situazione è il forte calo delle nevicate invernali, inferiori fino al 40% rispetto alla norma, soprattutto nelle aree alpine orientali. È vero che il Piemonte ha vissuto un inverno davvero molto nevoso, ma si è trattato di una goccia nel mare. Se si considera il quadro d’insieme, aver avuto una stagione invernale nevosa solo in un quarto dell’intera area Alpina risulta deficitario a livello complessivo.
Nelle aree centrali?
Anche qui le notizie non sono incoraggianti. Pure il Centro Italia mostra segnali di difficoltà, sebbene meno preoccupanti – sia perché il deficit è inferiore, sia perché la richiesta idrica è molto minore rispetto alla Valle Padana. Le regioni centrali registrano un deficit di precipitazioni diffuso, compreso generalmente tra 37 e 75 millimetri sotto la media. Non si può parlare di emergenza, ma con gli anticicloni africani che si profileranno nei prossimi mesi il rischio concreto di qualche episodio siccitoso c’è eccome.
E il Sud?
Il quadro cambia, anche se con dei distinguo. Qui, almeno per ora, la crisi idrica appare notevolmente ridimensionata, soprattutto se paragonata alle ultime annate. Tra Gennaio e Febbraio 2026 il Sud Italia e la Sicilia sono stati interessati da piogge molto abbondanti, in alcuni casi persino estreme, con episodi di allagamenti e frane.
Da un lato, gravi danni a parte, queste precipitazioni hanno consentito di riempire dighe e invasi quasi fino alla loro capacità massima. Dall’altro, però, sussistono due problemi. Il primo è che si tratta della regione statisticamente con la maggiore evaporazione nei mesi a venire: anche con un’estate bollente, la desertificazione almeno superficiale ci sarà. Il secondo problema è di fondo e di lunga data: i gravi e irrisolti nodi legati a una rete di distribuzione inefficiente, caratterizzata da enormi perdite.
Rischiamo un po’ dappertutto?
La risposta, purtroppo, è sì. I motivi sono sia climatici sia strutturali. Concentrandoci sui primi, oggi le precipitazioni tendono a concentrarsi in eventi brevi e violenti: l’acqua cade in grandi quantità ma spesso non riesce a infiltrarsi nel terreno e finisce rapidamente dispersa verso il mare. Oltretutto, facendo molto più caldo rispetto a un tempo, evapora più acqua di prima, ed è come se servisse una quantità di pioggia maggiore rispetto a qualche decennio fa.
Ci sono alcune aree dove sta piovendo mediamente di più, ma da nessuna parte nel nostro Paese l’eventuale aumento delle precipitazioni riesce a compensare le enormi perdite dovute a un’evaporazione intensa. Bisogna dunque ripensare a una ristrutturazione generale e, in un’epoca di cambiamenti meteoclimatici, sfruttare e potenziare le infrastrutture di raccolta e stoccaggio delle acque.
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