Europa a secco: a Londra un mese senza pioggia
Terreni induriti, fiumi in magra e allerta massima per i roghi: dalla Penisola Iberica alla Danimarca il continente attraversa una fase asciutta che dura ormai da settimane e non accenna a interrompersi.
Una sete che non si placa
Poca acqua, pochissima, per la verità. Da diverse settimane vaste porzioni dell’Europa fanno i conti con una siccità che si è insediata come un ospite scomodo e non se ne va più, dalla Penisola Iberica alla Francia, passando per il Regno Unito e arrivando fino alla Danimarca, dove pure le piogge estive raramente latitano così a lungo, anzi, questa per loro è una buona stagione piovosa. Le precipitazioni sono risultate ampiamente sotto la media stagionale, e in molte zone il terreno si presenta ormai disseccato, con quelle crepe sottili tipiche di un ambiente arso dal sole..
Il caldo fa il resto. Temperature elevate ed evaporazione continua stanno allargando il deficit idrico giorno dopo giorno, con ricadute che toccano l’agricoltura, gli ecosistemi e le riserve d’acqua potabile. Un quadro che ricorda da vicino quanto sta accadendo anche da noi, dove la situazione idrica è peggiorata sensibilmente nel giro di poche settimane.
I numeri di un’anomalia
I dati raccontano la faccenda meglio di qualsiasi aggettivo. A Londra l’ultima pioggia degna di questo nome è caduta il 23 giugno. A Parigi, nell’arco di un mese, si sono accumulati meno di cinque millimetri di pioggia. A Madrid il totale resta sotto i dieci millimetri nello stesso periodo. Cifre che, tradotte in termini pratici, equivalgono a nulla: giusto la quantità sufficiente a bagnare l’asfalto e a far salire quell’odore di polvere umida che dura una decina di minuti. Attenzione, anche in Italia non va bene.
In effetti, chi vive in queste città se ne accorge senza bisogno di consultare un bollettino: i prati sono ingialliti, aiuole rinsecchite, fontane spente per risparmiare.
Il vento, complice silenzioso
A complicare un quadro già fragile ci si mette anche il vento, che in alcune regioni soffia con intensità sostenuta e trasforma qualsiasi scintilla in un problema serio. In Francia, soprattutto lungo il litorale mediterraneo, il rischio resta molto elevato: in diversi dipartimenti è stato nuovamente attivato il massimo livello di allerta per gli incendi boschivi. Condizioni pressoché identiche interessano alcune aree della Spagna e del Portogallo, dove la vegetazione è talmente secca da comportarsi come combustibile pronto all’uso. Ma si sa che nella Penisola Iberica d’estate piove pochissimo.
Cosa dicono i modelli matematici
Le prospettive non regalano molte speranza di normalità. L’alta pressione continuerà a governare gran parte dell’Europa occidentale e centro settentrionale, mantenendo il tempo stabile, soleggiato e con precipitazioni molto scarse. Nessuna perturbazione atlantica all’orizzonte capace di rompere davvero l’assedio, almeno nel breve termine.
C’è chi si aggrappa alla speranza di un temporale, di quelli violenti che scaricano trenta millimetri in venti minuti se non oltre, ma serve a poco, sono limitati come estensione. L’acqua scivola via sul terreno indurito senza penetrare, e il bilancio idrico resta quello di prima. Servirebbero piogge più lente, ben distribuite. Quelle che nessuno fotografa. Diversi analisti avevano del resto anticipato che questo luglio avrebbe potuto assumere contorni simili al 2003, e la durata eccezionale di questa fase anticiclonica sta confermando i timori.
Il rischio, adesso, è duplice: una crisi idrica che si aggrava e nuovi fronti di fuoco pronti a scattare al primo innesco. Il continente trattiene il fiato, guardando verso ovest, in attesa che l’Atlantico si ricordi di esistere.
