
(METEOGIORNALE.IT) Osservando più modelli matematici riusciamo a rafforzare la previsione, o meglio, l’evoluzione meteo del lungo termine, sempre considerando che sarà da confermare. Ebbene, nelle proiezioni più recenti elaborate dal modello matematico europeo ECMWF, quel momento sembra essere arrivato, almeno per quanto riguarda l’evoluzione meteo sull’Italia tra il 13 e il 27 maggio 2026. Due settimane che si annunciano tutt’altro che banali, e vedremo nel corso di questo approfondimento i perché.
L’analisi del modello europeo individua due fasi ben distinte. La prima, quella più immediata, vede protagoniste le correnti oceaniche provenienti dall’Atlantico, capaci di generare una certa dose di instabilità atmosferica sulla Penisola italiana subito dopo la metà del mese. La seconda, invece, è quella che potrebbe davvero cambiare le carte in tavola: intorno al 25 maggio, quando l’ECMWF traccia con crescente chiarezza l’espansione di un robusto campo di alta pressione che porterà con sé i primi veri caldi della stagione. Ma andiamo con ordine.
Nord Italia: il paradosso di una primavera con pochissima acqua
Un dato che lascia un certo senso di sconcerto riguarda il Nord Italia, notoriamente la zona del Paese più soggetta a precipitazioni intense durante la stagione primaverile, che sta attraversando un periodo di anomalia pluviometrica vistosa. La primavera, come dimostrano le medie climatiche, è il momento in cui la Pianura Padana e le Alpi accumulano le piogge più consistenti dell’anno, seconde solo all’autunno. Nel 2026, questo schema non si sta ripetendo. Peraltro, fa seguito a un autunno poco piovoso e a un inverno con scarse precipitazioni.
Il modello europeo non offre buone notizie e conferma tale tendenza: le perturbazioni delle scorse settimane hanno portato prevalentemente code di instabilità da sistemi in transito a nord delle Alpi, ma non vere burrasche. Abbiamo avuto temporali anche intensi, ma non quelle piogge strutturate e durature che ci si aspetterebbe in primavera al Nord. Tanta violenza concentrata in poche decine di minuti e poca pioggia utile nel complesso. Non è un dettaglio trascurabile, soprattutto in termini di riserve idriche: non si parla ancora di siccità per il Nord Italia, quantomeno per ora, ma se proseguirà questo trend, con il caldo estivo e la forte evaporazione, la situazione cambierà. Serve acqua, soprattutto per l’agricoltura.
Dal punto di vista termico, le proiezioni ECMWF restituiscono temperature frequentemente al di sopra della media stagionale. La fase di raffreddamento attuale non avrà lunga vita: già verso il 18 maggio, in Pianura Padana le massime torneranno a spingersi oltre i 20°C, con qualche oscillazione verso il basso soltanto in corrispondenza dei passaggi perturbati più attivi, che il modello colloca attorno al 19 e 20 maggio.
In queste ore neve su Tarvisio e freddo nel Nordest italiano
C’è un’asimmetria geografica abbastanza marcata in questo avvio di previsione, e vale la pena soffermarsi. Mentre a Milano, nella giornata di oggi, 12 maggio, il termometro segna circa 21°C – complice anche il favonio, quel vento discendente dalle Alpi che si riscalda per compressione adiabatica – all’estremo Nordest la situazione è completamente diversa. Il modello europeo indica per questa zona una fase perturbata significativa, destinata a svilupparsi tra il 14 e il 18 maggio, con precipitazioni anche consistenti.
La conformazione orografica gioca un ruolo fondamentale, e lo si vede chiaramente. Le Alpi orientali sono mediamente meno elevate di quelle occidentali e centrali: questo significa che le irruzioni di aria fredda riescono a penetrare con maggiore efficacia verso est, portando precipitazioni nevose anche a quote relativamente basse. Nelle prime ore di oggi, 12 maggio, la neve è caduta su Tarvisio già attorno agli 850 metri sul livello del mare, un segnale eloquente della profondità dell’aria fredda in quota, così come rilevata dall’ECMWF ai livelli di pressione atmosferica intorno agli 850 hPa.
Tutt’altra storia, dicevamo, nel settore occidentale della pianura, dove il favonio garantisce temperature miti, quasi tiepide per il periodo. I temporali che hanno colpito il Nordest in questi giorni hanno raggiunto intensità ragguardevoli: nella giornata di Lunedì 11 maggio, una grandinata con chicchi dal diametro fino a 5 centimetri ha interessato la Lombardia orientale, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia, mentre nelle cronache locali è emersa la notizia di una tromba d’aria nei pressi di Verona. Sul Trentino Alto Adige, nevicate abbondanti hanno interessato i rilievi.
Centro e Sud: Roma, Sicilia, Sardegna e Puglia verso il secco
Scendendo lungo la Penisola, l’ECMWF disegna scenari differenti ma con un filo conduttore comune: la scarsità di piogge strutturate. A Roma il profilo termico non si discosta molto da quello della Pianura Padana, segnale del progressivo restringimento del gradiente nord-sud che si registra da qualche anno. La capitale potrà registrare qualche piovasco derivante dall’instabilità che le perturbazioni atlantiche porteranno nel corso della settimana, ma nulla di particolarmente organizzato.
Più a sud, la situazione si fa progressivamente più secca. In Sicilia, la transizione verso il periodo siccioso estivo è ormai in corso: le precipitazioni che l’instabilità riuscirà a portare nei prossimi giorni si concentreranno prevalentemente nelle zone interne e sui rilievi, mentre le coste settentrionali dell’isola si avvieranno verso una prolungata assenza di piogge. La Sardegna segue un percorso simile, pur con valori pluviometrici leggermente più favorevoli. Anche la Puglia non fa eccezione: il modello europeo non prevede segnali di miglioramento per le precipitazioni sulla regione, in linea con una situazione di fine primavera che anticipa già i caratteri estivi.
L’appuntamento con l’alta pressione e primo caldo
Ed eccoci al nodo centrale delle proiezioni, quello che l’ECMWF individua con crescente chiarezza per la fine del mese. Attorno al 25 maggio, le mappe mostrano l’espansione di un importante campo di alta pressione sull’Italia, con una doppia matrice. Da un lato, un contributo di origine atlantica, con l’Anticiclone delle Azzorre che tenderà a protendersi verso le Isole Britanniche e parzialmente verso la nostra Penisola. Tale anticiclone viene definito dinamico, e porta aria oceanica più fresca e umida, agendo soprattutto mediante un blocco progressivo delle perturbazioni atlantiche al suolo.
Dall’altro lato, il modello europeo individua anche il ritorno dell’Anticiclone africano in quota, figura strutturalmente diversa. Vale la pena spiegarlo, perché la differenza non è tecnicistica ma ha conseguenze concrete. L’Anticiclone africano agisce prevalentemente sui livelli di pressione atmosferica elevata: i geopotenziali insolitamente alti comprimono l’aria verso i bassi strati, determinando un riscaldamento per compressione che si somma all’arrivo di masse d’aria già calde di origine africana. Il risultato, rispetto all’Anticiclone delle Azzorre, è sensibilmente più caldo e secco. Da qui l’avvento dei noti Heat Dome di cui sentirete parlare a Giugno.
Vale la pena ricordarlo: queste due figure, pur producendo entrambe condizioni di alta pressione al suolo, non sono uguali. Il modello europeo mostra come l’Anticiclone delle Azzorre tenda a portare qualche nuvola e temperature gradevoli, mentre l’Anticiclone africano in quota è spesso il preludio al caldo rovente. E se già dal 25 Maggio lo avremo in casa, il caldo avrà modo di arrivare con tutta la sua intensità.
Verso i 30°C: il primo grande caldo della stagione
Non va nascosto: le proiezioni del modello europeo per la fine di Maggio puntano verso un primo episodio di calore intenso. A partire dal 25 maggio, le temperature su numerose località italiane potrebbero spingersi con decisione oltre i 30°C, con valori che in alcune aree – specie al Centro-Sud e nelle pianure settentrionali – risulterebbero decisamente sopra la media. È il classico schema di fine primavera che lascia il posto all’estate in modo brusco, senza passaggi intermedi.
Un elemento di ulteriore affidabilità risiede nel fatto che non è soltanto l’ECMWF a indicare questa tendenza: anche il modello matematico americano GFS converge sullo stesso scenario, prospettando quella transizione verso condizioni anticicloniche calde intorno all’ultima settimana di Maggio. Quando due modelli di riferimento globale si allineano su una tendenza di lungo termine, l’affidabilità previsionale aumenta considerevolmente, pur restando nell’ambito di una proiezione da confermare nel dettaglio.
Detto questo, la cautela rimane d’obbligo: siamo ancora a oltre dieci giorni dall’evento, e le proiezioni modellistiche a questi orizzonti temporali vanno sempre lette come tendenze probabili, non come previsioni puntuali. Nei prossimi aggiornamenti avremo maggiori informazioni: innanzitutto la conferma o smentita dell’evento estivo, poi l’intensità e la precisa localizzazione del caldo.
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