
(METEOGIORNALE.IT) L’atmosfera, si sa, è sempre in movimento, e in quella europea questo Maggio 2026 si prospettano molte novità. Lo ricordo: siamo in primavera e non è ancora estate, ma ci siamo vicini anche per il calendario, dato che quella meteorologica inizierà il 1° giugno. La vicinanza maggiore, tuttavia, ce la prospetta il modello matematico europeo – forse più di quanto ci si aspettasse in questo periodo. Non nascondo, comunque, che tutto sarà da confermare; preferisco sostenere questa tesi anche se temo che il Centro Meteo Europeo abbia ragione in una certa previsione verso l’avvento della prima ondata di caldo estivo in Italia.
Il modello matematico europeo ECMWF, nelle sue ultime elaborazioni, disegna uno scenario che vale la pena leggere con attenzione, per questo lo tratto con attenzione, in quanto ci prospetta insidie concrete e, al tempo stesso, un assaggio di quella stagione calda che molti attendono con una certa impazienza – di cui poi si lamenteranno perché farà troppo caldo. E sì, tra un mesetto inizieranno le prime lamentele come ogni anno.
La situazione di partenza, ovvero tra il 12 e il 13 Maggio, è già ben chiara, anche se i dettagli – specie laddove i temporali colpiranno localmente – li abbiamo trattati in un articolo dedicato: non è prevedibile, si può solo parlare di probabilità.
Sull’Italia insiste ancora, in questi giorni, una fase di marcata instabilità atmosferica, eredità diretta di una circolazione perturbata che ha attraversato il Mediterraneo nel fine settimana e Lunedì 11 e che non ha ancora esaurito la propria energia. Il modello matematico ECMWF conferma questa condizione di transizione.
Per dirla chiaramente, ancora una volta ci troveremo in quella terra di mezzo tra due regimi atmosferici: uno ancora dominato da infiltrazioni di aria instabile, l’altro – prossimo – che lascia intuire un consolidamento anticiclonico, per lo meno sul settore meridionale della penisola e la Sicilia.
I temporali, insomma, non sono ancora un ricordo. Anzi, per qualche giorno continueranno a interessare diverse aree del paese, con una preferenza geografica che il modello matematico ECMWF descrive in modo abbastanza netto. Del resto, questa parte della previsione spesso è scontata, o quasi, in Maggio e anche Giugno.
Temporali in atto e rischio grandine: il nord del Po come obiettivo
La Pianura Padana, e in particolare le aree a nord del fiume Po, si troveranno ancora in una condizione particolarmente favorevole all’innesco di temporali intensi, con caratteristiche che in certi casi potranno risultare decisamente severe.
Siamo a circa 20 giorni dall’inizio dell’estate meteorologica. Le temperature in quota, al di là delle Alpi e sul Nord Europa, mantengono valori ancora piuttosto freddi. Le Isole Britanniche, in modo particolare, fungono spesso da serbatoio di aria relativamente fresca – cosa abbastanza nella norma a Maggio – che, attraverso i flussi atlantici, riesce a infiltrarsi verso il continente. Ed è proprio in questo contrasto, tra l’aria già riscaldata che avanza dai settori meridionali e quella più fredda che scende dall’Atlantico, che si crea il terreno ideale per la genesi di temporali al Nord Italia.
Il modello matematico europeo ECMWF mostra con discreta evidenza come questo meccanismo potrà riprodursi anche nelle prossime due settimane, con una certa ricorrenza. Non stiamo parlando di un’eccezione che vediamo solo nel 2026: è la normalità. Questa parte d’Italia, in questo periodo dell’anno, vive una stagione temporalesca ricorrente.
Avremo quello che in meteorologia si chiama un pattern che si ripresenterà in alcuni periodi, creando condizioni propizie per temporali anche di forte intensità sulla Valle Padana e sulle zone prealpine.
L’elemento che merita un’attenzione particolare, però, è il rischio grandine. E qui bisogna essere chiari. Quando si ha a che fare con masse d’aria ancora relativamente fredde in quota che si scontrano con aria al suolo già surriscaldata, le celle temporalesche che ne derivano possono sviluppare correnti ascensionali (venti dal basso verso l’alto, e comunque, instabilità atmosferica) molto potenti.
Queste correnti sono la condizione fisica necessaria affinché i chicchi di grandine possano crescere, stratificarsi e arrivare al suolo con dimensioni anche considerevoli. Il modello matematico ECMWF segnala valori di CAPE – ovvero l’energia convettiva disponibile in atmosfera – localmente elevati proprio sulle pianure a nord del Po e sulle zone collinari del Piemonte, della Lombardia e del Veneto. A rischio ci metterei anche la Valle Padana nel suo complesso – specie la fascia a nord del Po – con qualche sconfinamento più a sud, sempre tipico in questo periodo dell’anno.
Non è affatto escluso, dunque, che in alcune giornate si possano verificare grandinate abbondanti e localmente dannose, soprattutto nelle ore pomeridiane, quando il riscaldamento al suolo raggiunge il suo picco e l’innesco convettivo diventa più facile. So bene quanto la grandine sia dannosa in questo periodo e peraltro possa generare ansia in chi possiede un’auto, magari nuova, anche se con la polizza grandine.
La pressione salirà, ma il Nord Italia non si libererà facilmente dall’instabilità atmosferica
Detto questo, il modello matematico ECMWF prospetta anche un progressivo aumento della pressione atmosferica, sia al suolo che in quota, a partire indicativamente dalla seconda metà di Maggio. Questo rialzo barico porterà a un’attenuazione dell’instabilità soprattutto sulle regioni centrali e meridionali. Ma sarebbe un errore leggere questo scenario come una quiete generalizzata per tutto il paese.
Il Nord Italia, in effetti, continuerà a trovarsi in una posizione geografica delicata. Anche quando l’anticiclone si rafforzerà, la sua cupola di alta pressione in quota non riuscirà sempre a proteggere le regioni settentrionali con la stessa efficacia con cui lo farà per il centro e il sud. La dinamica è quella classica del bordo settentrionale dell’anticiclone: i flussi perturbati atlantici trovano lì la loro via preferenziale di accesso al continente, scivolando lungo il margine nord dell’alta pressione e portando con sé, di tanto in tanto, il potenziale per nuove fasi instabili. Questo avviene con le infiltrazioni d’aria fresca attraverso le vallate alpine – ciò non accade d’inverno, ma nel semestre caldo è molto comune.
Il modello matematico ECMWF, nelle sue elaborazioni, conferma questo scenario con una certa costanza in questi giorni. Anche nelle fasi di relativa stabilità che si prospettano, dunque, il Piemonte, la Lombardia, il Trentino-Alto Adige, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia dovranno fare i conti con episodi di instabilità improvvisa, soprattutto nel tardo pomeriggio, quando la convezione termica è al suo apice.
Il riscaldamento del suolo, in questo senso, gioca un ruolo doppio e quasi paradossale: da un lato porta con sé le aspettative dell’estate, dall’altro fornisce il carburante termico per i temporali più violenti. Più la temperatura diurna sale, più è energetico lo scontro con l’aria fredda residua in quota.
Caldo intenso al Sud: Sicilia e Sardegna nel mirino dell’anticiclone africano
Spostiamoci verso il meridione, perché il quadro cambia in modo sostanziale. Qui il modello matematico ECMWF prospetta un meteo molto diverso, quasi opposto a quello del Nord. L’anticiclone africano si prepara a fare capolino sul bacino del Mediterraneo occidentale con una certa determinazione, spingendo verso nord masse d’aria che hanno le caratteristiche tipiche di quelle provenienti dall’interno del continente africano: calde e secche, capaci di alzare le temperature in modo brusco e sensibile.
Sicilia e Sardegna saranno le regioni più coinvolte da questa prima espansione subtropicale. Nelle aree interne, lontane dall’influenza diretta del mare, le proiezioni indicano temperature massime che potrebbero avvicinarsi o superare i 33-35°C, in alcuni casi anche oltre, specialmente in quelle vallate interne dove il riscaldamento adiabatico amplifica ulteriormente i valori termici.
È giusto, però, introdurre una precisazione importante: i modelli matematici, per quanto sofisticati, tendono spesso a sottostimare i valori estremi in queste situazioni di avvezione calda intensa. L’ECMWF non fa eccezione – e questa è anche una previsione verso il lungo termine, quindi intrinsecamente meno precisa.
Quando si parla di picchi termici sulle Isole Maggiori, è ragionevole ipotizzare che la realtà, nelle giornate di massima espansione dell’anticiclone africano, possa superare anche di qualche grado i valori previsti dal modello. I 35°C, insomma, potrebbero essere una soglia conservativa per alcune stazioni dell’entroterra siciliano e delle zone interne sarde.
Le coste, per contro, beneficeranno ancora per qualche tempo del potere mitigante del mare. I mari circostanti l’Italia – in particolare il Tirreno e il Canale di Sicilia – pur registrando temperature superficiali superiori alla media climatica del periodo, mantengono valori tali da esercitare un effetto temperante sulle aree costiere.
Il Nord Africa si scalda e inguaia il futuro nel Mediterraneo
C’è un aspetto di questo scenario che merita uno sguardo più ampio, perché aiuta a capire non solo le prossime settimane, ma probabilmente l’intera stagione estiva che si sta aprendo. Il Nord Africa ha vissuto nelle ultime settimane un riscaldamento particolarmente precoce e significativo. Non si tratta di una fluttuazione ordinaria del ciclo stagionale. Le temperature registrate a sud della catena dell’Atlante, in quelle distese desertiche che fungono da enorme serbatoio termico per l’Europa meridionale, hanno raggiunto valori considerevolmente al di sopra della media del periodo.
Questo riscaldamento anomalo del substrato africano non è privo di conseguenze per il Mediterraneo. Quando quella massa di terra caldissima si scalda al di sotto del geopotenziale di 500 ettopascal (che esercita anche un’azione di compressione dell’aria nei bassi strati atmosferici), genera le condizioni affinché le strutture anticicloniche africane si sviluppino in quota con maggiore vigore, spingendosi verso nord con più energia di quanto normalmente accada a Maggio. È un meccanismo che i meteorologi conoscono bene, ma che quest’anno si sta manifestando con un anticipo e un’intensità degni di attenzione. È, insomma, il preludio di un Heat Dome.
Il modello matematico europeo ECMWF cattura questa dinamica con discreta precisione, mostrando come l’anticiclone delle Azzorre e il cuneo africano tendano a saldarsi proprio in corrispondenza del bacino del Mediterraneo, creando quella configurazione barica di blocco che favorisce il caldo intenso sulle regioni meridionali dell’Europa e, contemporaneamente, isola le perturbazioni atlantiche verso nord, costringendole a scivolare lungo il margine settentrionale e a scaricare la propria energia prevalentemente sulle regioni alpine e prealpine.
Il 2026, in questo senso, si sta rivelando un anno precocemente estivo, almeno nella sua componente meridionale. L’alta pressione africana mostra già a Maggio quella tendenza all’espansione verso nord che di solito si manifesta con più forza a Giugno o Luglio. Non è detto che questa precocità si mantenga con continuità – anzi, il modello matematico ECMWF suggerisce che ci saranno ancora fasi di retrogressione e di instabilità intercalate – ma il segnale di fondo è chiaro: l’estate bussa alla porta con qualche settimana di anticipo. Mi auguro che sia clemente con la calura, perché la bella stagione deve esserlo di sua natura, o meglio, lo era nel passato.
Il mare più caldo del normale: un fattore che amplifica tutto
Vale la pena soffermarsi anche sulle condizioni del mare, perché contribuiscono a rendere questo scenario più complesso di quanto possa sembrare a prima vista. I mari che circondano l’Italia – dal Mar Ligure all’Adriatico, dal Tirreno allo Ionio – presentano tutti temperature superficiali mediamente superiori alla norma climatica.
Una prospettiva stagionale: il 2026 e l’anticipo dell’estate
Allargando ancora la visuale, questo scorcio di Maggio 2026 sembra anticipare dinamiche che caratterizzeranno probabilmente tutta la stagione estiva. L’Africa settentrionale che si riscalda, l’anticiclone africano che si fa precocemente aggressivo, il Nord Europa che stenta ancora a scaldarsi: è la combinazione classica di chi studia il clima da anni, quella che porta alle estati italiane più calde e siccitose al sud, e a quelle più instabili e temporalesche al nord.
Certo, le previsioni stagionali hanno margini di incertezza molto ampi, e il modello matematico ECMWF stesso, oltre i dieci giorni, fornisce indicazioni di tendenza più che certezze operative. Ma il segnale che emerge dalle elaborazioni di questo periodo, letto in combinazione con le anomalie termiche già in atto sia sulla terraferma africana che sui mari del Mediterraneo, suggerisce che il 2026 potrebbe essere un anno in cui l’estate si presenta presto e si fa sentire forte. Tuttavia, queste sono previsioni a lungo termine, e c’è sempre l’auspicio di avere clemenza da parte del clima, nonostante il nostro Pianeta si stia surriscaldando troppo velocemente – è il Riscaldamento Globale che avanza.
Credit: (METEOGIORNALE.IT)