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Chicchi di grandine grandi come meloni: 20 cm e i record più estremi mai visti

Negli Stati Uniti la stagione delle supercelle è esplosa in anticipo, con tornado e grandinate eccezionali. Una nuova analisi ricostruisce il caso del chicco da 20 cm caduto in Veneto: peso, velocità di caduta e correnti ascensionali da paura. Sullo sfondo, i record mondiali di Vivian, Gopalganj e Villa Carlos Paz, tra scienza e suggestione.

Federico De Michelis di Federico De Michelis
28 Apr 2026 - 18:31
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News, Wiki Meteo
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Chicchi di grandine da fantameteo.

(METEOGIORNALE.IT) Negli Stati Uniti la stagione dei temporali si è aperta con largo anticipo, scatenando supercelle e grandinate devastanti. Una recente analisi ricostruisce dinamica, peso e velocità di caduta del chicco da 20 cm caduto in Veneto qualche anno fa: un caso eccezionale che riavvicina il dibattito ai record mondiali registrati in South Dakota, in Bangladesh e in Argentina.

 

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Una stagione della grandine mondiale partita con violenza estrema

Siamo nella stagione della grandine. Stiamo osservando, soprattutto negli Stati Uniti d’America, grandinate devastanti accompagnate da grossi tornado: in effetti la stagione dei temporali sul Nord America è iniziata in maniera molto precoce, esattamente come la primavera, e ciò si è tradotto in temporali a supercella, tempeste elettriche e grandinate di enormi dimensioni. Abbiamo realizzato un’analisi per capire fino a che punto un chicco di grandine possa diventare gigantesco in atmosfera prima di infrangersi al suolo.

 

Il chicco da 20 cm caduto in Veneto cosa lo causa

Qualche anno fa, in Veneto, cadde un chicco di grandine del diametro di 20 cm, quindi con un raggio di ben 10 cm: si tratta di un caso di estrema eccezionalità. In teoria avrebbe dovuto avere un peso di circa 3,8 kg e una velocità terminale di caduta compresa tra i 65 e i 75 metri al secondo, vale a dire un valore intorno ai 250 km/h. Un chicco di grandine simile, se avesse colpito un qualsiasi essere vivente, l’avrebbe praticamente ucciso.

In questi giorni mi è capitato di vedere un film in cui sono caduti chicchi di dimensioni incredibili, e ho ipotizzato che potessero raggiungere addirittura il metro di diametro. Insomma, una cosa spaventosa, devo dire. Ma torniamo al caso reale del Veneto: stando ai calcoli che abbiamo eseguito a livello di stima, quel chicco è stato trattenuto all’interno della nube da correnti ascensionali, cioè dal basso verso l’alto, con velocità comprese tra i 170 e i 200 km/h. Si tratta peraltro di una grandine accresciutasi per molti minuti prima di assumere quelle dimensioni: dunque all’interno della supercella ha sperimentato condizioni di vento praticamente paragonabili a quelle di un tornado. Questo dimostra l’intensità del fenomeno atmosferico.

Abbiamo inoltre calcolato che il chicco è stato infine rilasciato dalla nube quando la velocità del vento si è ridotta a 38 metri al secondo, ovvero quando la corrente ascensionale è scesa a circa 200 km/h. La corrente ascensionale è il vento che dal basso si porta verso l’alto ed è quello che costruisce le nubi a sviluppo verticale chiamate cumulonembi, ovvero le nubi del temporale per intenderci.

 

L’ipotesi fantascientifica del chicco da un metro

Ritorno un attimo, ma solo a titolo di curiosità e di vera e propria fantascienza, su quel video con chicchi di dimensioni enormi, addirittura intorno al metro o giù di lì. Per reggere un chicco di tali proporzioni occorre, innanzitutto, un tempo di permanenza assai lungo, perché possa accrescersi tramite acqua che diventa ghiaccio o acqua sopraffusa che si trasforma poi in quel grosso blocco gelato. Per sostenere un chicco del diametro di 100 cm servirebbe una corrente ascensionale, cioè dal basso verso l’alto, di circa 150 metri al secondo: pensate, più forte di uno dei più potenti uragani mai abbattutisi sulla terra, un vento equivalente a 540 km/h.

Ovviamente parliamo di una situazione da fantascienza, perché al momento non è possibile neppure immaginare lontanamente che possa succedere qualcosa del genere, a meno che negli anni futuri non si verifichino cambiamenti climatici impensabili: ma a quel punto la situazione sarebbe ben più che tragica. Insomma, un chicco da un metro non può realizzarsi in atmosfera e quindi non può cadere, e questa è una buona notizia. Tuttavia, chicchi fino a 20 cm possono formarsi davvero, e se ne sono registrati anche di un po’ più grossi.

 

Il record mondiale ufficiale: Vivian, South Dakota

Abbiamo svolto una ricerca per verificare quale sia il più grosso chicco di grandine mai caduto, ufficialmente documentato e catalogato. Ebbene, ha avuto dimensioni del tutto similari a quelle riscontrate in Veneto. Ecco i dati. Il chicco di grandine più grande mai misurato per diametro è caduto a Vivian, South Dakota, Stati Uniti, il 23 luglio 2010, con un diametro di 20,32 cm. Il National Weather Service riporta che il chicco fu trovato a Vivian dopo una supercella violentissima e misurava 8,0 pollici di diametro, 18,625 pollici di circonferenza e 1,9375 libbre di peso.

C’è però una distinzione importante: il più pesante mai registrato al mondo risulta quello di Gopalganj, Bangladesh, caduto il 14 aprile 1986, con circa 1,02 kg.

 

Il caso argentino del 2018, ai limiti del record

Una nota curiosa: in Argentina, nel 2018, sono stati stimati chicchi forse fino a 23,7 cm, quindi potenzialmente più grandi, ma la misura non è stata ufficialmente confermata come record perché ricavata da foto e video, e non da una rilevazione diretta. Resta comunque uno degli episodi più impressionanti, in linea con quanto descritto nell’analisi sugli eventi meteo estremi di maggio e con la cronaca delle grandinate giganti che hanno aperto la stagione al Nord Italia, dove i precedenti del milanese confermano che si tratta di un fenomeno tutt’altro che remoto.

  (METEOGIORNALE.IT)

Crediti

  • NOAA – National Weather Service Aberdeen: Record Setting Hail Event in Vivian, South Dakota
  • NOAA NCEI – Official Documentation of the Verification of the Vivian, SD Record-Setting Hailstone (PDF)
  • Bulletin of the American Meteorological Society – Gargantuan Hail in Argentina (Kumjian et al., 2020)
  • Journal of Operational Meteorology – The record-breaking Vivian, South Dakota, hailstorm of 23 July 2010 (PDF)
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Federico De Michelis

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Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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