
(METEOGIORNALE.IT) Tra supercelle, downburst e trombe d’aria, anche l’Italia conosce vortici devastanti. La Pianura Padana resta l’area più esposta, ma le cronache storiche raccontano di tornado di rara violenza dalla Sicilia al Veneto. Una panoramica delle differenze rispetto al Nord America e una cronologia degli eventi più significativi.
In Italia si parla di rischio tornado ogni tanto, soprattutto all’inizio della stagione calda, anche perché è il periodo in cui possono verificarsi i temporali a supercella, fenomeni sempre più frequenti sulle nostre regioni. In questa fase dell’anno si formano temporali di forte intensità soprattutto da maggio in poi, e alcuni possono arrivare a una violenza tale da innescare quei vortici d’aria che diventano vere e proprie trombe d’aria, comunemente chiamate tornado negli Stati Uniti d’America e in altri paesi.
Una precisazione doverosa: non c’è alcuna differenza di violenza tra il termine tornado e l’espressione tromba d’aria. Si tratta dello stesso evento meteorologico. In Italia, in passato, abbiamo registrato tornado che hanno raggiunto un’intensità disastrosa, paragonabile a quella degli Stati Uniti d’America, persino di livello F5, come vedremo poi nell’elenco che abbiamo raccolto.
Pianura Padana, vera bomba a orologeria
Un’area particolarmente a rischio rispetto al resto del Paese è la Pianura Padana, dove si verifica un riscaldamento sensibile dell’aria al suolo. Si tratta di una pianura chiusa, circondata da montagne, e per di più umida. Quando avviene l’ingresso di masse d’aria fredda provenienti da nord o da ovest, possono crearsi aree temporalesche piuttosto violente e si sviluppano talvolta dei tornado, ovvero delle trombe d’aria.
Generalmente in questa regione si osservano vortici molto rari, mediamente di livello F1, cioè con una forza di primo livello, oppure occasionalmente F2, di intensità maggiore. Restano comunque fenomeni piuttosto isolati. I danni dei temporali, quelli legati al vento, sono di solito provocati da un fenomeno atmosferico differente, ovvero il vento del temporale, che viene chiamato con un termine anglosassone: il downburst.
In sostanza, il forte rovescio di precipitazioni – piogge e grandine che si riversano verso il suolo – scaraventa con sé anche un movimento d’aria. Si crea una vera e propria dilatazione dell’aria nei bassi strati, simile a uno scoppio, e questo “scoppio” genera un vento fortissimo che può toccare velocità anche superiori ai 150 km/h, danneggiando strutture edilizie e provocando danni ingenti. Si tratta di un fenomeno molto frequente, a differenza dei tornado, come ricordato in un recente focus sui rischi di downburst e grandine in vista dell’estate.
Trombe marine, lacustri e altri vortici
Un altro fenomeno che in Italia si verifica ben più di frequente è la tromba marina, ovvero un tornado che si forma sul mare. Qualche volta si formano anche delle trombe lacustri, cioè trombe d’aria sui laghi. Anche queste sono assimilabili al tornado, ma la loro vita resta esclusivamente acquatica: nel primo caso marina, nel secondo lacustre. A volte questi fenomeni raggiungono la costa per poi attenuarsi, ma in alcuni casi procurano danni alle prime strutture che incontrano, a causa del vento piuttosto intenso e soprattutto vorticoso.
La Pianura Padana è una bomba a orologeria, bisogna dirlo. È proprio l’area ideale perché si verifichino fenomeni così violenti, complice l’innesco di contrasti termici di forte intensità, come spiegato anche in questo approfondimento dedicato al “catino” padano. Le cronache storiche, però, riportano episodi anche in Sicilia e persino in Puglia, un’altra regione a rischio. In realtà i tornado possono verificarsi ovunque: abbiamo notizia di decine di episodi nella storia, sia sulle coste tirreniche sia su quelle adriatiche, in Sicilia come in Sardegna.
Perché in America è tutta un’altra storia
Per fortuna non disponiamo delle condizioni atmosferiche e orografiche ideali che invece caratterizzano il Nord America, dove si estendono amplissime pianure e si sviluppano temporali di immane violenza. L’orografia gioca un ruolo cruciale: a ovest si ergono le Montagne Rocciose, che sganciano masse d’aria fredda destinate a scontrarsi con l’aria calda in risalita dal Golfo del Messico, di origine tropicale, umidissima e con temperature elevate. Nascono così contrasti termici e temporali di rara violenza, ed ecco che in quell’area si verificano centinaia di tornado ogni anno, purtroppo causa anche di numerose vittime.
Questo nonostante il servizio meteorologico americano sia organizzato per diramare allerte alla popolazione nelle aree a maggiore frequenza tornadica. Molte abitazioni dispongono di rifugi anti-tornado e, quando viene diffuso l’allarme – generalmente con un suono angosciante – le persone si rifugiano in questi tunnel o in cantine costruite appositamente per evitare di essere coinvolte nei fenomeni atmosferici più violenti.
Il tornado non causa danni soltanto con il vento, ma anche e soprattutto a causa della fortissima differenza di pressione atmosferica fra l’esterno del vortice e il suo cuore: un crollo barico talmente violento da far esplodere i vetri delle case. Anche alcune basse pressioni derivanti dalle supercelle vedono crollare la pressione atmosferica anche in Italia, durante il passaggio di queste violente tempeste, anche fino a 5 hPa.
Cacciatori di tornado all’italiana
Ma questi fenomeni non fanno esplodere i vetri come accade con i tornado americani: parliamo di situazioni decisamente molto differenti. In Italia, soprattutto fra gli appassionati di meteorologia, si è sviluppata la cosiddetta caccia al tornado, ma stiamo parlando di eventi ampiamente diversi rispetto a quelli del Nord America.
Negli Stati Uniti si verificano fenomeni davvero estremi per intensità, mentre da noi – in particolare sulla Pianura Padana – si possono osservare grosse supercelle estremamente pericolose, capaci di provocare grandinate devastanti oltre a raffiche di vento, come si è detto, anche superiori ai 150 km/h. In pianura simili episodi non sono peraltro così rari e possono accompagnarsi a vere tempeste elettriche, con un rilascio di fulmini talmente intenso da illuminare il cielo come se fosse giorno, anche in piena notte. Per uno sguardo agli scenari della prossima stagione si veda questa analisi sull’estate 2026 e i suoi rischi.
Cronologia dei tornado più drammatici in Italia
Ecco un riepilogo cronologico degli eventi distinti citati, con intensità, danni, feriti e vittime, utile per comprendere quanto la storia tornadica della Penisola sia ricca, talvolta tragica, e tutt’altro che marginale rispetto all’immaginario collettivo. È bene ricordare che le supercelle non sono affatto un’esclusiva del primo caldo estivo.
24 agosto 1456 – Italia centrale. È la cronaca più antica di un tornado violento in Italia, descritta da Niccolò Machiavelli. Secondo le ricostruzioni moderne sarebbe stato un tornado a vortici multipli di altissima intensità, forse alimentato dalla stessa supercella per oltre 200 chilometri.
8 dicembre 1851 – Marsala (Sicilia occidentale), F4-F5. Due trombe marine raggiunsero la costa siciliana trasformandosi in tornado a terra, distruggendo intere flotte di navi nel porto e abitazioni costiere. La stima è di circa 500 vittime: probabilmente l’evento tornadico più letale mai avvenuto in Europa.
24 ottobre 1872 – Modica-Palazzolo Acreide (Sicilia sudorientale), F3. Evento storico con forte impatto. Circa 60-63 morti, con incertezza sul fatto che si sia trattato di un singolo tornado o di una famiglia di vortici successivi.
7 ottobre 1884 – Catania, IF5. Percorse circa 30 chilometri nell’area catanese, con distruzione di case solide e alberi sradicati e scagliati nel golfo. Circa 30 morti e 600 feriti.
21 settembre 1897 – Torricella-Sava-Oria-Latiano (Salento ionico), F4. Tromba marina entrata sulla costa nel Tarantino, attraversò il Salento interno danneggiando pesantemente Oria (duomo, seminario e castello). Circa 55-70 morti, 200-250 feriti, centinaia di edifici distrutti.
23 luglio 1910 – Brianza, F3-F4. Vortice intenso sulla pianura tra Como, Lecco, Monza e Saronno. Circa 36-60 morti e centinaia di feriti.
24 luglio 1930 – Tromba del Montello (Veneto-Friuli), IF5/F5. Considerato il tornado più potente mai registrato in Italia e in Europa. Percorse circa 80 chilometri in 84 minuti tra Volpago del Montello, Nervesa, Susegana, Conegliano e Sacile, con un fronte largo fino a 900 metri e venti stimati tra 400 e 500 km/h. La chiesa di Selva del Montello fu squarciata e il campanile subì una torsione tale da richiederne l’abbattimento; ipotizzata anche la presenza di vortici satelliti. Bilancio: 23 morti e oltre 100 feriti.
14 agosto 1930 – Napoli (Poggioreale). Un tornado colpì l’area del mercato agricolo durante un violento nubifragio, con danni ingenti e diverse vittime. Quell’estate fu ricordata come “l’estate delle trombe”.
16 giugno 1957 – Oltrepò Pavese (Robecco Pavese e Vallescuropasso), F4/IF5. Distruzione quasi totale dei due centri abitati, con venti stimati oltre i 400 km/h e percorso di circa 70-80 chilometri in quasi un’ora. Sei o sette morti, decine di feriti e centinaia di senzatetto. Recenti revisioni dell’ESSL hanno aggiornato l’intensità a IF5.
4 luglio 1965 – Sissa Trecasali / Fiorenzuola d’Arda (Parma-Piacenza), F4. Tornado tra parmense e piacentino, con danni gravissimi a edifici e veicoli lungo il Po. Da nove a dodici morti e centinaia di feriti.
11 settembre 1970 – Padova–Venezia, F4/EF4. Nato sui Colli Euganei, percorse circa 70 chilometri attraversando il padovano fino alla laguna. A Sant’Elena rovesciò un motoscafo ACTV da 22 tonnellate diretto al Lido, provocando 21 morti per annegamento; colpì poi due campeggi al Cavallino, causando altre 13 vittime e oltre 140 feriti. Bilancio complessivo: 36 morti e circa 500 feriti.
28 novembre 2012 – Taranto, EF3. Raro tornado invernale che colpì lo stabilimento ILVA e la città. Una vittima e danni enormi.
8 luglio 2015 – Riviera del Brenta (Mira-Dolo-Pianiga), F4/EF3-4. Generato da una supercella, colpì Mira, Dolo, Cazzago e Sambruson con venti fino a circa 300 km/h. Villa Fini a Dolo fu rasa al suolo, auto ribaltate, ville venete storiche gravemente danneggiate. Una vittima, circa 92-100 feriti, danni stimati tra 60 e 100 milioni di euro. È considerato il più intenso dell’era moderna in Italia, come ricostruito in questo approfondimento sui rischi del catino padano.
Credit
- NOAA – Storm Prediction Center – Riferimento mondiale per la previsione dei temporali severi e dei tornado negli Stati Uniti.
- National Severe Storms Laboratory (NSSL) – Centro di ricerca della NOAA dedicato allo studio dei fenomeni temporaleschi estremi.
- European Severe Storms Laboratory (ESSL) – Organizzazione scientifica europea per la ricerca sui temporali a supercella, sui tornado e sulle precipitazioni intense.
- European Severe Weather Database (ESWD) – Archivio europeo dei fenomeni meteorologici severi, gestito dall’ESSL.
- Science Advances – Rivista scientifica peer-reviewed dell’AAAS che ha ospitato studi recenti sull’evoluzione delle supercelle in Europa.