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Colpo di coda invernale e condizioni meteo di questi giorni: facciamo chiarezza

Lettori e meteo appassionati hanno sentito spesso parlare di "colpo di coda invernale". Diciamola tutta. Quando sentiamo questa terminologia la

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Lettori e meteo appassionati hanno sentito spesso parlare di “colpo di coda invernale”. Diciamola tutta. Quando sentiamo questa terminologia la mente corre subito a scenari da pieno gennaio, con gelo e bufere di neve fino in pianura. Succede spesso, in effetti, che il termine venga usato non in maniera correttamente scientifica.

In realtà, il significato è molto più lineare e, al tempo stesso, meno enfatizzato. di uno degli ultimi sussulti di masse d’aria fredda che riescono ancora a farsi strada nel Mediterraneo e sull’Italia. In parole povere, è l’inverno che, prima di ritirarsi definitivamente, prova a ruggire un’ultima volta. Ma con un contorno oramai simil-primaverile.

La dinamica reale

C’è un equivoco di fondo che va chiarito. Questa definizione non implica necessariamente che al suolo si debbano registrare effetti termici tipici di gennaio. Ciò che conta davvero risiede nella dinamica atmosferica che si sviluppa alle alte quote. È lì che ci devono essere temperature freddissime. Molto al di sotto delle medie tipiche di riferimento.

Non a caso, gli esperti analizzano il movimento: un flusso di aria molto fredda fredda, inequivocabilmente riconducibile alla circolazione invernale, riesce a spingersi verso le medie latitudini, nonostante il contesto stagionale sia ormai prettamente primaverile. È la natura della massa d’aria e l’anomala posizione nel calendario che definiscono il cosiddetto colpo di coda. Anche se, giova ricordare, non esiste una terminologia scientifica in campo meteo.

Il fattore soleggiamento

C’è poi un altro elemento fondamentale da considerare, che spesso cade di nascosto e sorprende i non addetti ai lavori. Nel periodo compreso tra la fine di marzo e tutto il mese di aprile, l’irraggiamento solare è enormemente superiore rispetto a quello di dicembre o gennaio. Le ore di luce si allungano e l’angolo di incidenza dei raggi solari è molto diverso rispetto al solstizio invernale, o comunque ai giorni successivi.

Di conseguenza, il suolo risponde in modo nettamente differente al riscaldamento diurno. Anche quando si verifica un’irruzione fredda ben strutturata e potente, gli effetti percepiti al livello del terreno, specialmente di giorno, possono risultare molto più smorzati.

Ciò non toglie che il freddo lo sentiremo eccome, magari acuito da una ventilazione forte. Ma la radiazione solare è molto più intensa di qualche mese fa. Provate a fare un giochetto. Lasciate l’auto al sole. Se lo fate nel cuore di gennaio anche se c’è una bella giornata soleggiata si scalderà poco. Se lo fate nei prossimi giorni diventerà molto calda, anche se fuori risulterà un clima piuttosto freddo.

A cosa dobbiamo prepararci?

Eventi spettacolari come nevicate in pianura a primavera inoltrata sono sempre esistiti e molto probabilmente esisteranno anche in epoca di cambiamento climatico. Possono certamente verificarsi nei casi più eclatanti e storici. Ma non dobbiamo pensare che ogni colpo di coda sia esattamente così.

Non è che ogni volta che si utilizza questa terminologia meteo arriva un’ondata di gelo. Anche se arrivassero temperature in quota molto basse, esattamente come quelle che ci aspettiamo nei prossimi giorni, vedrete che gli effetti saranno molto più smorzati. Anche perché molti lettori diranno: ma nelle ore centrali non siamo certo in inverno!

Farà davvero molto freddo in quota, dove non ci sono ostacoli di montagne e non esiste la rugosità del terreno. Attenzione però che, a livello del suolo, gli effetti di questa massa d’aria estremamente gelida potranno essere decisamente attenuati.

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